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La Tavola Osca ad Agnone: Viaggi e Misteri

a cura di Enzo C. Delli Quadri

Tavola Osca ad Agnone - Inaugurazione
Tavola Osca ad Agnone – Inaugurazione

Ieri, 1 agosto 2015, in Agnone, è stato aperto al pubblico un Nuovo Spazio Culturale, al secondo piano di Palazzo Bonanni, un luogo dove, come afferma Adriano La Regina, tutti possono incontrare la religiosità e la scrittura italica, quella osca in particolare e dove gli studiosi hanno l’occasione unica di esaminare, per almeno un anno, un reperto che rappresenta una novità nella storia degli studi della Tavola Osca: una Tavola Osca Gemella.

Tavola Osca Gemella - Tavola D'Onofrio-Amicarelli - Tavla degli Dei

Come i più sanno, la Tavola Osca di Capracotta/Agnone è il monumento parlante del pantheon agreste italico, la tavoletta di bronzo risalente al secondo secolo avanti Cristo, trovata nel 1848 presso la fonte del Romito in agro di Capracotta, conservata dal 1873 presso il British Museum di Londra.

La Tavola Osca Gemella, invece, è pervenuta alla conoscenza degli studiosi, grazie ad una segnalazione dell’avv. Ciaramella di Campobasso, con studio a Napoli, con la quale è stato possibile recuperare un carteggio riguardante una tavola di bronzo con iscrizione osca, prima sequestrata e poi restituita ad una famiglia agnonese. La passione e la perseveranza di Nicola Mastronardi, lo scrittore che ci ha emozionato con il suo romanzo storico VITELIÙ, hanno consentito di risalire alla suddetta famiglia agnonese e, soprattutto, hanno consentito di disegnare con precisione assoluta il “viaggio” che la Tavola Osca e la Tavola Osca Gemella hanno percorso nei decenni per giungere, l’una, a Londra e, l’altra, nelle mani della famiglia D’Onofrio-Amicarelli che gentilmente hanno acconsentito a che quest’ultima fosse posta in mostra in Agnone, a beneficio di studiosi e curiosi.

Viaggio della Tavola Osca conservata a Londra

Il Contadino capracottese Pietro Tesone, nel marzo del 1848, trova, arando, la Tavola e la consegna al proprietario del terreno, Gian Gregorio Falconi. Questi la cede, sempre nel 1848, all’orafo agnonese Vincenzo Paolo D’Onofrio. Nell’ottobre di quell’anno, esce la notizia ufficiale del ritrovamento grazie a Francesco Saverio Cremonese. Nel 1867, l’orafo agnonese vende la tavola all’antiquario di Roma, Castellani, il quale, a sua volta, la vende al British Museum di Londra nel 1873. Fine di questo viaggio.

Viaggio della Tavola Osca Gemella oggi esposta in Agnone, di proprietà della Famiglia Amicarelli discendenti dell’orafo Agnonese Vincenzo Paolo D’Onofrio (per questo, la Tavola viene anche detta Tavola D’Onofrio-Amicarelli)

Il Contadino capracottese Pietro Tesone, nel marzo del 1848, trova, arando, la Tavola e la consegna al proprietario del terreno, Gian Gregorio Falconi. Questi la cede, sempre nel 1848, all’orafo agnonese Vincenzo Paolo D’Onofrio. Nel 1901, la Tavola, per eredità, passa nelle mani di Tito D’Onofrio e, ancora per eredità, passa alla figlia Ersilia D’Onofrio andata in sposa a Erasmo Amicarelli. Sempre per eredità la Tavola passa ad Adriano Amicarelli, nel 1961 e da questi, ai figli Ersilia, Alberto, Carlo, Paolo, Adriana, Marco, i quali decidono che la Tavola deve appartenere a tutti loro e non solo a uno di loro. Fine di questo secondo viaggio.

Ed è qui che, per gli studiosi, in primis Adriano La Regina e Nicola Mastronardi, nascono diverse domande:

  1. L’orafo Vincenzo Paolo D’Onofrio ha venduto al Castellani (e quindi al British Museum di Londra) l’originale della Tavola, producendo per sé una copia della stessa?
  2. L’orafo Vincenzo Paolo D’Onofrio ha tenuto per sé l’originale della Tavola e venduto al Castellani (e quindi al British Museum di Londra) una copia della stessa?
  3. Le due Tavole sono entrambe originali?

Durante il periodo in cui la Tavola Osca Gemella sarà in esposizione ad Agnone, gli studiosi e in particolare i dipartimenti competenti del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma avranno modo di svelare quello che, oggi, sono dei misteri.

L’Inaugurazione della Mostra è servita anche per lanciare la Nuova Rivista ITALICA di Archeologia, Storia e Tradizioni dei Popoli Italici, sotto la Direzione Editoriale di Nicola Mastronardi e quella Responsabile di Tobia Paolone.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

6 commenti

  1. pietro mastronardi

    Provare a sovrapporre le scritte delle due tavole. Almeno capiremo se sono gemelle o hanno storie diverse.

  2. Luciano Scarpitti

    Tavola osca: inesattezze, fantasie ed interessi alimentano i dubbi ed ostacolano la ricerca della verità.
    Caro Enzo, nella storia della Tavola Osca, ora tornata d’attualità, sono stati fatti racconti che molte persone, in questo caso anche tu, hanno dato per certi, e invece non sono mai stati provati.
    Fin dal 1848, quando è stata trovata e portata alla conoscenza del mondo storico-culturale da Francesco Saverio Cremonese, è stato costruito un vero e proprio mito a causa delle scarse e talvolta contraddittorie e fantasiose informazioni.
    Sulla storia di quella Tavola di bronzo, che elenca 15 divinità venerate dal popolo Sannita, ma che ha anche un grande valore per la conoscenza della lingua osca, ora è stata costruita una favoletta che non corrisponde alla realtà dei fatti: un contadino, Pietro Tesone, arando un campo nel mese di marzo vicino a Capracotta si imbatte in quel reperto, lo porta al proprietario del terreno, Gian Gregorio Falconi, il quale lo consegna ad un orafo, Vincenzo Paolo D’Onofrio, dopo di che la notizia viene diffusa dal Cremonese. Sembra tutto semplice, invece non è così, non si tiene conto di alcuni elementi essenziali riguardanti il luogo, il clima, le date e le ricerche fatte che modificano tutta la storia.
    Molti dubbi, non certezze, sono stati avanzati da due importanti studiosi della storia sannitica e altomolisana, oltre che profondi conoscitori del territorio, Paolo Nuvoli e Bruno Paglione, e resi noti al mondo culturale mediante un libro pubblicato a gennaio di quest’anno dal titolo emblematico “Gli enigma – La tavola osca e Pietrabbondante”.
    Il primo dubbio riguarda il mese di ritrovamento: Bruno Paglione sostiene che “chi conosce il clima di Capracotta sa con certezza che è pressoché impossibile che qualcuno abbia arato i campi a marzo presso Fonte del Romito, il luogo indicato del ritrovamento, che in quel mese ha le stesse rigide temperature. Basta ricordare che proprio l’8 marzo di quest’anno in quella zona sono caduti quasi tre metri di neve”.
    Il secondo dubbio riguarda la lettera del 25 aprile 1877, scritta da Giangregorio Falconi. Si può credere ciecamente ad una persona che scrive 30 anni dopo il ritrovamento, 14 anni dopo la vendita all’antiquario romano e 4 anni dopo la cessione al museo londinese, per rivendicare a Capracotta il diritto di proprietà della tavola e forse anche un risarcimento per se stesso? In quella lettera indicava nel contadino Tesone colui che arando si era imbattuto nel prezioso reperto, cosa che nessuno aveva mai detto nei trent’anni trascorsi. Inoltre è certo, come ha riscontrato con la massima precisione un altro studioso, Antonino Di Iorio, che Giangregorio non era proprietario di quel terreno e forse non sapeva che nel 1848 non apparteneva neanche a suo padre né a sua madre. Quindi il Tesone, contadino che lavorava per la famiglia, non poteva aver arato quel campo; non a marzo e neppure nei mesi successivi.
    Il terzo dubbio viene dal fatto che Francesco Saverio Cremonese, appassionato archeologo di Agnone e divulgatore della notizia del ritrovamento, senza molti particolari, spiega che nelle vicinanze del luogo esisteva un grande tempio. “Ma – sostiene Nuvoli – un famoso e stimato archeologo, Ivan Rainini, che per conto della Soprintendenza Archeologica del Molise ha condotto le ricerche dal 1979 al 1985 scoprì un abitato sannitico rurale utilizzato in caso di necessità, ma nessun tempio”.
    Ora, se le premesse della notizia creano tante incertezze negli studiosi, viene da chiedersi perché il Prof. Adriano La Regina ed il Dr. Nicola Mastronardi non dedicano alcuna attenzione a questi particolari e d’un tratto cancellano i trent’anni trascorsi dal rinvenimento della tavola alla lettera di Giangregorio Falconi durante i quali sono avvenuti fatti importanti? Perché sembra che vogliano accantonare la figura di Francesco Saverio Cremonese il quale scrisse che aveva fatto una copia su carta della tavola e commissionato una copia in metallo? Sarebbe interessante sapere, inoltre, cosa pensano dei ripetuti viaggi da Agnone a Napoli che i fratelli Cremonese fecero fare alla Tavola. Hanno anche trascurato il fatto che venne misteriosamente “rubata” rimanendo nascosta per parecchi anni, fin dopo l’unità d’Italia, quando, in presenza di leggi più permissive, venne altrettanto misteriosamente “ritrovata”. Avrà avuto qualche influenza in tutta la storia anche l’altissimo valore commerciale del reperto?
    Dal punto di vista storico e culturale, quello che interessa noi, la Tavola acquista per intero il suo significato se vista nel contesto del grande santuario di Pietrabbondante dove i Sanniti potevano rivolgersi a tutte le divinità in essa contenute. Né potrebbe avere valore diverso anche se fosse stata trovata nel tempietto di Carovilli, in quello di Vastogirardi o in quelli di Schiavi D’Abruzzo. La cosa più probabile è che sia stata trovata proprio lì, dove all’epoca agivano quasi indisturbati molti “cercatori” a caccia di reperti da vendere ai tanti appassionati italiani e stranieri. Ma questa via non è mai stata indagata, perché?
    Per quanto riguarda l’autenticità, Nuvoli, Paglione e lo storico Natalino Paone, in modo velato, e l’architetto Franco Valente, molto apertamente, da me intervistati in merito di recente, hanno espresso l’opinione che l’originale non sia quello esposto a Londra; quindi non rimane altro da fare che ringraziare gli eredi dell’orafo D’Onofrio, che in precedenza non avevano mai acconsentito a mostrare il prezioso reperto, e andare a vedere di persona questa “mitica” Tavola. Per il momento resta insoddisfatto il desiderio di vedere sciolti anche i molti dubbi ancora persistenti, sui quali, tuttavia, dovrebbe pronunciarsi anche e soprattutto la Sovrintendenza del Molise.

    Luciano Scarpitti

  3. Pietro Mastronardi

    Una ventina d’anni dal ritrovamento e la vendita al BM da parte del Castellani erano necessari per dare una parvenza di antichità, dopo un invecchiamento forzato sottoterra umida, alla magnifica copia esposta al BM, che tra l’altro porta una catena, magnificamente forgiata, ma che non c’entra nulla con la Tavola. Ho argomenti per sostenere quello che scrivo.

  4. Vicerè Antonio

    Pietrabbontante credo sia la soluzione.

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