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La riserva naturale regionale del Lago di Serranella

di Luciano Pellegrini

Il programma del C.A.I. (Club alpino italiano) della Sezione Maiella di Chieti prevedeva un’escursione alla riserva naturale regionale del Lago di Serranella. La partecipazione dei soci è stata numerosa anche per la scelta di un autobus per lo spostamento.

La riserva naturale è un’area protetta la cui estensione è di circa 300 ettari e la gestione è affidata ai tre comuni nei quali si trova il suo bacino: Casoli, Altino e Sant’Eusanio del Sangro, tutti appartenenti alla provincia di Chieti, alla confluenza tra i fiumi Sangro ed Aventino. La riserva è provvista di una rete di “percorsi-natura” con caratteristiche diverse, come il giardino naturalistico, il vivaio, l’area faunistica delle testuggini palustri, i capanni di avvistamento. Il Lago di Serranella è stato realizzato nel 1981 con la costruzione di una traversa sul fiume Sangro, per scopi irrigui. Ciò ha determinato l’impaludamento di un tratto del fiume, creando un particolare habitat che ha attirato molte specie di uccelli migratori. Nel 1987 è diventata oasi WWF e dal 1990 riserva regionale.

Siamo stati accolti al centro visita di Sant’Eusanio del Sangro (località Brecciaio) da Mario Pellegrini, naturalista ed ex direttore della riserva, oggi direttore presso la riserva naturale regionale Abetina di Rosello; c’erano poi Francesco Giannini, ambientalista, giornalista e imprenditore, e Giuliano Di Menna, studioso di storia del paesaggio. Noi soci del C.A.I., accompagnati dal consigliere centrale Eugenio Di Marzio e dagli esperti ed appassionati della natura dell’oasi, abbiamo esplorato i percorsi del greto e degli orti, soffermandoci sulle realtà della biodiversità custoditi all’interno dell’oasi, come l’ambiente antropizzato, la conservazione dell’ecosistema fluviale e palustre che interessa il bacino dell’Aventino e del Sangro nel suo tratto finale, la valorizzazione della biodiversità in campo rurale, la conservazione della biodiversità naturale, la salvaguardia della biodiversità in agricoltura.

La vegetazione del Lago di Serranella è quella tipica delle zone paludose con estesi canneti. Sulle sponde si incontrano macchie di salici, pioppi e ontani. L’ontano esercita un ruolo ecologico importante nel mantenimento degli ecosistemi fluviali ed è utile per il consolidamento delle sponde dei corsi d’acqua. Inoltre, esso tutela l’ambiente contro i dissesti idrogeologi.

Per mancanza di tempo, abbiamo scelto di annullare la visita al secondo ingresso dell’oasi, che si trova in contrada Guarenna, nel territorio di Casoli, in prossimità della chiesa rurale di S. Francesco, e ci siamo spostati con l’autobus, all’ingresso della località Scosse, nel comune di Altino.

Questa è la zona più interessante dell’oasi sia per la bellezza naturalistica che paesaggistica. Abbiamo percorso il percorso delle lanche, che si sviluppa su un terreno paludoso e che bisogna attraversare utilizzando i ponti in legno. Le lanche sono stagni che si formano nei meandri morti di un fiume. Formano zone umide di notevole interesse, sede di una ricca avifauna che trova rifugio nella folta vegetazione tipica degli specchi d’acqua stagnanti.

Abbiamo iniziato la visita attratti dal colore giallo espansivo e intenso del giaggiolo, o iris d’acqua (Iris Pseudacorus). Questo ambiente naturale è favorevole alla sua riproduzione perché l’iris vive presso le sponde di laghi, fiumi, fossati, su terreni umidi e melmosi. È un fiore che si apre tra la fine di aprile ed i primi di maggio. In un gambo se ne possono trovare anche sette. I petali hanno la forma del cuore. Il cerchio seghettato marrone, attaccato al fusto, sembra il sole… una stella importante nell’universo e nella natura. Non c’è un pittore che a dipingerlo: è autentico!

Entusiasmante, affascinante, raggiungere con un ponte in legno il capanno sulle palafitte, luogo di osservazione della fauna volatile. Abbiamo infatti visto sul fiume l’airone bianco, il cormorano e i pesci. Il silenzio totale che abbiamo preteso per non spaventare i volatili ha creato un ambiente da favola, in cui siamo stati allietati dal cinguettio degli uccelli, dal gracchiare delle rane, dal fruscio delle foglie, dal rumore degli uccelli che scivolavano sull’acqua. Molto interessante vedere dal capanno il Sangro e l’Aventino che si “incontrano” per diventare un unico fiume. La loro portata è impetuosa, rumorosa, con una grande quantità d’acqua, limpida e pura. Il corso del fiume prosegue sino alla foce, a Torino di Sangro Marina, defluendo tranquillamente nel Mar Adriatico su un greto ciottoloso. Purtroppo il corso d’acqua di questi fiumi presenta molti ostacoli, perché interrotti e bloccati… da dighe per la produzione di energia elettrica.

Il WWF di Serranella, all’inizio dell’anno 2000, ha approfondito l’idea artistica di land art con due progetti. Definita arte ecologica, la land art si esprime mediante interventi diretti sul paesaggio naturale: i suoi artisti recuperano il legame con la natura non con uno scopo ornamentale o romantico, ma intervenendo su di essa e modificandola.

Per il primo progetto è stato invitato l’artista e scultore Nunzio Di Stefano – abruzzese di nascita ma adottato dalla città di Roma dove vive e lavora – a realizzare una biscia acquatica col dorso che riaffiora dall’acqua. La scultura è stata realizzata col marmo di Carrara, trasportato e posizionato nel lago da Francesco Giannini. Nel territorio sul quale ci siamo fermati sopravvive un lago che ha una caratteristica studiata, di estrema sensibilità ambientale. Il lago presenta sei isole, cinque delle quali formano la zona del Cosmos e rappresentano la croce, orientate armoniosamente secondo l’asse cardinale Nord-Sud-Est-Ovest. La sesta isola rappresenta la zona del Chaos perché indica una regione sconnessa e geologicamente disordinata presente sulla superficie di un corpo celeste. La “Biscia acquatica” del Di Stefano è proprio a ridosso di quest’isola.

La seconda idea è stata assegnata all’artista Pietro De Laurentiis di Roccascalegna, un artista che ha sostenuto diverse battaglie per il verde, l’ambiente e per la salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale. Il titolo della sua opera è “La collina degli alberi mummificati”. Durante i lavori di scavo per la realizzazione del lago sono stati rinvenuti, ad alcuni metri di profondità, grandi alberi sepolti nella ghiaia – perlopiù querce – e che hanno subito un processo di “mummificazione”. L’artista li ha posizionati lungo il percorso delle lanche, incorniciando la natura e facendone un quadro… La natura è stata così trasformata in cultura!

Uno scultore invisibile ha scolpito in un albero la testa di un orso… incredibile! Purtroppo, in questo ambiente paradisiaco, ci sono zone difficoltose al cammino, sentieri spesso quasi inaccessibili chiamati “fratte”. Siamo tornati sull’autobus con gli occhi raggianti e la mente selvatica, soddisfatti d’aver percorso questa oasi che ha sicuramente bisogno di maggiore attenzione, conoscenza e rispetto.

Editing: Francesco Mendozzi
Copyright: Altosannio

About Luciano Pellegrini

Luciano Pellegrini Abruzzese di Chieti, oggi in pensione, continua, con dedizione, a praticare le sue passioni: Alpinismo, Ambientalismo, Fotografia, Reportage, Viaggi, Gastronomia, scrivendone su web, carta stampata, su riviste anche on-line.

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