La riéafra (l’accumulo di neve)

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di Gerardo Antonio Marinelli [1]

Bianga e jelàta
mendre spulverizz’iàia
s’artravòlda,
se méue,
s’allònga e m’s’ammundan’iàia

Bianca e gelata
Mentre cade vorticosamente
si rivolta,
si muove,
si allunga e si ammonticchia

Se scròia e s’arcumbònne
gne la sciàima,
s’arravòglia,
se alza e ss’abbàssa
che nu mumènde.

Si nasconde e si ricompone
come la fiumara,
si contorce,
si alza e si abbassa
in un attimo

Mendre spulverizz’iaia
n’dreuua péace,
nza’rpéusa nu mumènde
mendre le fridde
l’accumpàgna.

Mentre cade vorticosamente
non trova pace,
non si ferma un attimo
mentre il freddo
l’accompagna

Chiu’ cierche de scumbòrla
e chiu’ sarfa’,
magàre a nn’aldra vòia,
v’ciòine o lundeane ma sarfa’,
andò n’ze sa.

Più cerchi di spalarla
e più si riamucchia,
magari da un’altra parte,
vicino o lontano ma si riammucchia,
dove non si sa.

Solamende quand’e ru seule esce
e ru viende e la vuaria n’gie stiene chiu’,
se squaglia e n’giéale se n’arvà.

Solo quando il sole esce
e il vento e la bora non ci sono più,
si scioglie e in cielo se ne torna


[1]Gerardo Antonio Marinelli: Agnonese di nascita, ha trascorso la sua giovinezza nel paese natio dove ha studiato e si è diplomato. Appassionato di teatro, ha preso parte a numerosi spettacoli e attività culturali organizzati dalla compagnia teatrale che faceva capo alla Gioventù Francescana.  Sposato, vive a Bologna dove ha lavorato come Funzionario di un importante istituto assicurativo. Attualmente è pensionato.

Editing: Flora delli Quadri
Copiright: Altosannio Magazine

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