La primula

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a cura di Paola Giaccio

La primula frettolosa.
L’inverno disse: «Tra poco me ne andrò».
E una primula gialla subito spuntò.
Allora il vecchio fico si mise a brontolare
«Questi giovani non sanno mai aspettare,
non è il tuo turno, non c’è la primavera,
sentirai che freddo questa sera!».
La primula confusa, tutta si rannicchiò ma il vento quella sera nemmeno la sfiorò. E il giorno dopo il, piccolo prato era tutto di giallo colorato.
(B. Fo Garambois)

Primula vulgaris o comune

La primula fa parte della famiglia delle Primulacee e se ne distinguono in particolar modo due specie: la primula veris e la primula vulgaris. Il nome “primula” deriva dal latino primis, ovvero “primo”, perché la primula è uno dei primi fiori che nascono dopo le candide e gelide nevicate, quando il manto bianco scompare e nei prati comincia a crescere l’erba novella. Il suo nome significa quindi “primo fiore”, oppure “colei che sboccia per prima”, ed anche “fior di primavera”. Il termine specifico vulgaris si riferisce alla specie più conosciuta, e significa appunto “comune”, mentre veris, che significa “vera”, potrebbe avere il senso di “vera primavera”, o “primula vera”, forse per ricordare l’autenticità della primula veris, che è più selvatica e spontanea rispetto alla primula vulgaris. In Italia, questo amato fiorellino viene soprannominato Primavera, Primavera odorosa, Orecchio d’orso giallo, Fior d’cuch, Trombete, Filadora, ed anche Occhio di Civetta.

Primula Veris

La primula veris, nella quale riporremo maggiore attenzione, ha le foglie a rosetta, ovali, con nervature evidenti, leggermente dentate, verdi brillanti nella pagina superiore e verde-grigie, ricoperte di peluria, in quella inferiore. I fiori profumatissimi, che sbocciano da marzo a maggio, crescono in mazzetti, sono campanulati, riuniti in ombrelle e di colore giallo pallido, o talvolta rosati. I semini, piccoli e molto numerosi, sono contenuti in una capsula ovoidale racchiusa nel calice del fiore. Le sue parti più utilizzate sono il rizoma, che viene raccolto a fine inverno, accuratamente ripulito, tagliato nel senso della lunghezza e lasciato essiccare in un luogo fresco e ventilato; la radice, colta anch’essa a fine inverno insieme al rizoma; le foglie, raccolte prima della fioritura primaverile, quando sono ancora tenere; e infine i fiori, sempre colti in primavera, prima che sboccino completamente.

Leggenda

Narra una storia di molto tempo fa, di quando, per intenderci, ancora il popolo degli uomini e quello degli esseri fatati vivevano entrambi sulla terra ciascuno la propria vita, senza danneggiarsi a vicenda, che fu proprio in un prato, luminoso di primule gialle appena spuntate, che il re degli elfi perse il suo cuore per una donna mortale. Erano i primi giorni di sole, e sulla terra erano nate le primule a rallegrare i prati col loro colore di pallido oro, dopo un inverno così lungo e cupo che persino gli esseri fatati ne avevano subito la tristezza. IL Re degli elfi veniva da un suo splendido mondo d’oro e di cristallo, attraversato da verdi lame di luce, luminose come raggi di sole, da un mondo dove tutto era bellezza, incanto e malia e dove abitavano bellissime fate. E tuttavia, quando, affacciandosi da una delle sue torri, vide occhieggiare tra la terra ancor secca dal freddo invernale quei primi annunci di sole, venne colto dal desiderio di far visita alla bellezza del mondo degli uomini. Proprio da quelle parti viveva un nobile re, in un castello che si alzava superbo e possente sulla collina. Anche il re era possente e superbo, e già avanti negli anni. Con lui viveva la sua giovane sposa, un po’ intimorita da quel marito così altero, un po’ melanconica per la solitudine alla quale la costringeva la gelosia di lui. Quel primo giorno di sole, anche la giovane regina, attratta dai primi raggi di luce e dai fiori gentili spuntati così numerosi nei prati, indossò un suo bell’abito di seta frusciante, verde come la tenera erba, scese dalle sue alte stanze e corse felice come una bimba verso quella promessa di primavera. Ovunque, le primule profumavano del loro profumo leggero, del profumo di ogni cosa del bosco e dei prati. Pur se abituato alla bellezza del suo mondo e della sua gente, quando il re degli elfi vide quella giovane donna mortale muoversi lieve in quel prato di primule gialle, i lunghi capelli biondi del medesimo oro quieto dei fiori appena nati….Quando vide quei capelli che le danzavano leggeri dietro le spalle una danza che sembrava in onore della primavera, incarnazione della primavera ella stessa con quell’abito di tenero verde di seta, il suo cuore fu preso in un istante, e per sempre. Si avvicinò dunque alla splendida giovane, promettendole che un giorno l’avrebbe condotta nel suo invisibile mondo. E lei, alzando gli occhi a guardare quella bella creatura di un’altra epoca e regno, gli lesse nel cuore i sorrisi, la dolcezza, il riso gentile che egli aveva conservati per la compagna, e si abbandonò senza esitare a quella promessa sconosciuta di gioia. La giovane però era sposa di re, e non poteva allontanarsi dal proprio mondo senza il consenso del suo signore. Fu così che un giorno il re fatato, si presentò alla corte del re mortale, e lo sfidò ad un gioco simile agli scacchi, che si giocava in quei tempi. Imbaldanzito da due vittorie consecutive, ritenendo, nella sua superbia, impensabile una sconfitta, il re mortale sfidò infine la creatura non mortale ad una terza partita, invitandola a scegliere la posta della vittoria. “Quello che il vincitore chiederà, sarà suo.” Disse sorridendo il re degli elfi, ed il re umano non vide – accecato dall’avidità delle due splendide vittorie consecutive e dalla sua stessa alterigia – il bagliore verde negli occhi dell’avversario. Ovviamente, questa volta la vittoria arrise all’essere fatato, che espresse il suo desiderio : voleva Lei, la bellissima sposa del re, la voleva da quando l’aveva vista danzare tra i fiori, in un giorno ormai lontano di primavera, e non era disposto ad aspettare un momento di più. L’onore non avrebbe dovuto lasciare al re degli uomini alcuna scelta, eppure egli si fece istintivamente più accosto alla sposa, stringendo la spada, e tutti i suoi cavalieri con lui. IL re degli elfi però, sguainò la sua spada e prese ad avanzare, impassibile, mentre la schiera si apriva magicamente per lasciarlo passare, raggiunse la donna e la cinse con il braccio che non impugnava l’arma. Come per incanto, i due si sollevarono da terra, sempre più in alto, fino a quando sembrarono due uccelli, forse due cigni, che scomparvero nel sole. Raggiunsero così la luminosa terra del sovrano fatato, ed è a causa di ciò che scoppiò la prima guerra tra gli uomini ed il popolo degli elfi, il cui re, però, non abbandonò mai la sua sposa mortale. Si dice che ancora oggi, talvolta, nei primi giorni di sole dopo un cupo inverno, il re degli elfi e la sua sposa vengano sulla terra a raccogliere le primule d’oro dai prati, e sarebbe questo il motivo per cui questi fiori scompaiono così rapidamente dai campi. Qualcuno racconta anche di avere intravisto la sagoma scura di due esseri, forse fatati, o forse solo due uccelli, volare in coppia contro il sole e scomparire nei cielo di primavera.

Ricette curative
(Chiedere sempre consiglio al medico)

Infuso per curare la tosse e il raffreddore: in 150ml di acqua bollente porre in infusione 4g di fiori di primula essiccati per dieci minuti. Dolcificare con un cucchiaio di miele e berne una tazza anche per tre o quattro volte al giorno.

Sciroppo contro la bronchite: in 200ml di acqua fredda porre 3 o 4 radici sminuzzate di primula e portare ad ebollizione, lasciando poi cuocere per dieci minuti. Filtrare e dolcificare con tre cucchiai di miele. Assumere tre o quattro cucchiai di sciroppo nell’arco della giornata.

Infuso contro la bronchite: in un litro d’acqua bollente porre in infusione 30g di fiori di primula, lasciando riposare per dieci minuti. Berne tre tazze al giorno, addolcendo con un cucchiaio di miele.

Impacco per le contusioni, i reumatismi, le nevralgie o i dolori articolari: preparare un decotto portando ad ebollizione in litro d’acqua 80/100g circa di radici sminuzzate di primula. Lasciar intiepidire e quindi imbevere una pezza di lino o di cotone nel liquido. Applicare sulle parti interessate e lasciare per circa venti minuti.

Infuso contro il mal di testa: porre in infusione in un litro d’acqua bollente 40g di fiori di primula essiccati e polverizzati. Lasciar riposare per dieci minuti e quindi filtrare. Bere una tazza di infuso e coricarsi per far calmare il dolore.

Decotto contro le vertigini di origine fisiologica: in un litro di acqua fredda porre 30g di foglie di primula e portare ad ebollizione. Lasciar bollire per venti minuti, quindi spegnere il fuoco, lasciar intiepidire e poi filtrare. Assumere due cucchiai di decotto nell’arco della giornata.

Ricette golose:

Marmellata di primule: raccogliere 100g di petali di primule, lavarli accuratamente e asciugarli. In un mortaio pestarli fino a raggiungere un composto omogeneo, quindi far sciogliere in un pentolino, a fuoco basso, 300g di zucchero, e unirvi i fiori pestati.
Scaldare il composto e mescolare con un cucchiaio di legno, poi lasciar intiepidire e di nuovo mescolare, fino a quando la marmellata sarà ben miscelata. A questo punto versarla, ancora tiepida, in barattoli di vetro e chiuderli ermeticamente.

La Primula può essere usata in cucina per la preparazione di insalate, frittate o zuppe sia con i fiori che con le foglie, inoltre, usando i rizomi essiccati si possono fare infusi e decotti che hanno proprietà diuretiche, espettoranti e con un’azione tonica del sistema nervoso, antireumatica e anti diarroica.

Se volete tenerle in casa, fate attenzione a dove metterete il vasetto di primule: dovrà stare lontano da correnti di aria, da fonti dirette di calore e raggi diretti del sole. Le primule amano la mezz’ombra, quindi il luogo migliore in cui posizionarle è ben illuminato, e al massimo riceve il sole solo nelle prime ore del mattino. Ricordatevi inoltre che le primule amano temperature fresche e sono allergiche al caldo: se volete mantenerle belle il più a lungo possibile scegliete una zona abbastanza fresca della casa.

Inevitabilmente arriverà però il momento in cui le foglie delle vostre primule e i fiori stessi si seccheranno: tagliatele con una forbice disinfettate e lasciate da parte i vasetti. Se terrete da parte i vasetti in una parte fresca della casa, le primule rifioriranno: durante l’inverno potrete al massimo proteggerle dalle gelate con uno strato di paglia.

Potete anche seminare le primula: in questo caso dovrete usare un semenziaio come questo e usate un terriccio con sabbia. Dovrete seminare in autunno per poter avere poi in primavera i germogli da piantare: molto più facile usare le piantine già fiorite!


Fonti: wikipendia_/leitv_/lifeGate….

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

 

1 COMMENTO

  1. Racconto “primaverile”, che è bello come sempre è l’amore!leggero e fresco- peccato che quest’anno il tempo sia troppo fresco, quasi freddo…e non ci invita ad uscire per boschi e prode…ma consigli e ricette con le primule sono graditi e golosi.

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