La pippa

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Poesia di Amicarelli Donato [1]
tratta dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo [2]

Magritte-la-pipa

La pippa

– Mə pùortə alla catana da trènd’ènnə
mə chìerəchə də tabbacchə ógne matina,
pó cumìenz’a tərìe e pəppəjènnə
t’arrìescə də fumə e nicotina.
E cə facémə nzìembra cumbagnìa
cchjù tə fé vìecchjə e cchjù c’ajjə pacìenza
quàndə mə tirə l’alma t’addəcrìjə
mə šturə, m’arrappiccə e c’arcumìenzə». –
– Chéšta é fələcətà e ji só signórə
purə ssə m’avvəlinə l’esištènza. –
Sə m’appiccia peró nu scucciatórə,
faccə bbəttunə ngùorp’e pənətènza,
ironia də la sórtə! gné bbərbóna
šta chi mə scanza e chi nnə m’abbandóna.

 

 

La pipa

– Mi porti nella tasca interna della giacca da trent’anni
mi carichi di tabacco ogni mattina,
poi cominci a tirare fumando
ti bruci di fumo e nicotina.
E ci facciamo, insieme, compagnia
più diventi vecchio e più ho pazienza
quando mi tiri l’anima ti riconforti
mi stappi, mi riaccendi e ricominci. –
– Questa è felicità e io sono signore
anche se mi avveleni l’esistenza. –
Se mi accende, però, uno scocciatore,
faccio in corpo e sto in penitenza,
ironia della sorte! com’è birbante
c’è chi mi evita e chi non mi abbandona.

 

 

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[1] Nasce ad Agnone il 28 agosto 1905. Ultimate le scuole Elementari e medie, studia a Salerno e consegue la maturità classica. Si laurea in giurisprudenza nel 1932 e si trasferisce a Roma, dove svolge le funzioni di legale per le Assicurazioni d’Italia. Messo a dura prova dalla Seconda Guerra Mondiale, partecipa alla campagna d’Africa e subisce la mutilazione della gamba sinistra. Concluso il conflitto, torna al paese natio e gestisce insieme alla moglie il lanificio che ha ereditato dal padre Giuseppe e negli anni Cinquanta apre un negozio di lana e abbigliamento. Uomo forte, vero e schietto, disponibile e benevolo, crede nell’amicizia ed è propenso alla comprensione e al perdono. La sua educazione familiare gli ha trasmesso rettitudine morale e fede in Dio. Pregi, virtù e situazioni che spingono Amicarelli a diventare amante del verso e di quella poesia che, il più delle volte, non offre agli altri ma conserva gelosamente nei quaderni elaborati con una grafia dai tratti eleganti e dal sapore d’altri tempi. É grande estimatore del noto poeta in vernacolo abruzzese Modesto Della Porta (Guardiagrele 1885 – 1938). Nel 1968, in occasione del primo premio di poesia dialettale G. Cremonese, si classifica terzo e l’anno successivo ne risulta vincitore. Sempre nel 1969 sulla sua famiglia si abbatte una grande tragedia: la prematura morte del figlio. Questo episodio segna non poco l’avvocato-poeta, che affida alla sua “triste” penna il ricordo e l’amore per Franco. Amicarelli cessa di vivere il 3 luglio 1975.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

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Musica: Richard Claydermann    le reves du matin 
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

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