La Pastorale “Pasturella” del 21 nov 2011

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di Paolino Amicarelli, con allegato video/audio di Gaetano Amicarelli

Agnone Madonna delle Grazie

Il 21 novembre 2011 come ogni anno, prematuramente strappato al tepore del mio letto, sono andato con la mia famiglia, alle cinque e mezza del mattino, verso la chiesa di San Marco, imboccando con la macchina la salita ghiacciata che porta sul retro della chiesa. Siamo saliti in fretta per la scala e ci siamo seduti sui soliti banchi. Il parroco Don Alessandro era nervosissimo perché un guasto all’impianto elettrico non gli permetteva di accendere le luci. Da diversi anni, per motivi di capienza la santa messa non veniva più celebrata nella chiesetta di San Pietro.

Agnone La Chiesa Madre di San Marco

Finalmente, risolto il problema, la statua della Madonna delle Grazie è stata illuminata dai due bellissimi candelabri posti ai suoi lati, mentre le tre vetrate dietro all’altare erano ancora oscurate dal buio esterno. Alla spicciolata, quasi furtivamente, i giovani suonatori infreddoliti entravano inginocchiandosi davanti all’altare e prendevano posto sui banchi a destra, cioè dalla parte della porticina d’ingresso. Prima della messa le preghiere dei fedeli erano intercalate dai colpi di tosse di chi a tutti i costi non aveva voluto perdere questo evento; infatti, volgendo lo sguardo intorno ai banchi, per cercare i volti noti e meno noti della mia generazione, e quelli in gran parte sconosciuti dei giovani, senza meraviglia, constatavi che la chiesa era gremita.

Agnone Chiesa di San Pietro

All’istintivo appello mancavano i volti di quelli che ho conosciuto e che non ci sono più come Serafino; già Serafino, per me era la memoria storica che con i sui aneddoti coloriti da espressioni dialettali ti faceva sentire che eri tornato a casa. Diceva che per questa messa era stata necessaria una dispensa papale e mi indicava compiaciuto i posti occupati dai rispettivi genitori. Inesorabilmente il pensiero volava verso di loro quando raccomandavano a noi figli di partecipare a questa messa e sostenerla come avevano fatto loro per tradizione e come faranno dopo di noi i nostri figli.

Anche mio padre partiva per i mercati: un caffè veloce, un bacio e via alle tre del mattino come la maggior parte dei laboriosi e bravi artigiani agnonesi fino a tempi non molto lontani; io lo ricordo benissimo perché talvolta lo accompagnavo .

Agnone Interno della Chiesa di San Marco

Con gli occhi umidi rivolti verso l’alto, ti accorgevi che la luce radente del primo mattino a mano a mano, rivelava in tutta la sua bellezza i colori della vetrata dietro all’altare raffigurante Gesù con il suo messaggio: “Venite ad me omnes”. Sicuramente verremo.

Appena giunto il momento in cui risuonava la lenta melodia della pastorale, un nodo ti prendeva alla gola, una dolce commozione accompagnava ogni nota perché quella musica inconsciamente ti annunciava il Natale imminente e ti ricordava quello vissuto ogni anno della tua infanzia e della tua giovinezza felice quando, per sentire come un’orchestra il suono potente dell’organo e Carletto che cantava, tiravi i mantici.

Era quello il tempo che volgeva al tramonto del lavoro degli artigiani del rame, del ferro, del bronzo, della lana, del cuoio, dell’umile creta e dell’oro e dell’argento; un libro meraviglioso che avevo preso invano per documentarmi, testimonia la storia del più antico artigianato molisano “Ori e argenti di Agnone” di Nicoletta Pietravalle; tra gli oggetti sacri risplende l’ostensorio di San Marco Evangelista come eredità di Venezia nell’oreficeria di Agnone. Mio nonno Giovanni, che come mia madre abitava a “San Marco”, invece costruiva orologi da torre, e fontane.

Questi i pensieri e i ricordi evocati dalla Pastorale; in seguito, seguendo con partecipazione spontanea tutte le fasi del rito religioso abbiamo ascoltato con attenzione il Vescovo quando ha parlato della presentazione di Maria al tempio per la sua preparazione alla educazione del Figlio interpretandola come il messaggio che noi dobbiamo trasmettere ai nostri figli.

Alla fine dopo i saluti delle persone a noi care e di quelli spontanei di persone conosciute di vista e di quelle non note, ci siamo diretti in Sagrestia ove ci accoglieva un piccolo ricevimento con i dolci locali e ove ci gratificava il consueto colloquio col Vescovo monsignor Domenico Scotti e con don Alessandro, e il sorriso degli immancabili che partecipano ogni anno.

Una  volta usciti, siamo scesi con la macchina verso San Pietro poiché la salita che abbiamo percorso all’andata, al ritorno era ancora una discesa ghiacciata. Eravamo felici, la giornata era bella e tutta da vivere dal mattino alla sera, nella semplicità tutta agnonese.

5 Commenti

  1. ..molto piacevolmente commovente e delicato , aver nel cuore le proprie origini, è segno di gran cuore…a ben rivederci al più presto
    biagio ..Trani

  2. ..un piacevole viaggio intorno al molise ,con questo indovinatissimo sito web.Molto interessanti tutti gli argomenti inseriti posti con poesia di altritempi..complimenti agli ideatori
    biagio ..trani

  3. …”agneun moia”….  
    il sapore di certi racconti aiuta a comprendere l’ intensità dei sentimenti provati nelle piccole città dove tutti si conoscevano dove si creavano rapporti umani reali e non virtuali.Talvolta anche la regione pùò considerarsi sfondo della propria famiglia.

  4. Caro zio,leggendo il tuo racconto mi sono venuti alla mente tanti ricordi..spesso ho partecipato con mia mamma e mio papà a questa messa che so bene rappresenta una tradizione di famiglia:mamma ne parlava sempre in modo orgoglioso!un abbraccio forte

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