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La neve nel bicchiere

di Rita Cerimele [1]

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Largo Carlo Alberto numero 5, dove “le nevicate” della mia infanzia hanno bloccato oltre l’uscita di casa, i miei pensieri. Da ragazzi si crede nella magia; la convinzione dell’esistenza di un mondo fatato si rafforza quando ne avviene la realizzazione, anche solo dopo un semplice sogno.
Dormivo nella mia camera, durante le fredde notti invernali. Raggomitolata nelle coperte di lana, in compagnia del silenzio, un sogno ricorrente diventava motivo di stupore.

Mi trovavo nell’orto di casa, era coperto di neve e non si distingueva il confine con quello vicino. Papà conduceva me e mio fratello lontano da casa. Noi bambini dovevamo fuggire: in paese era arrivato “l’acchiappa Bambini”. Durante la fuga, magicamente si apriva un varco, stavamo per attraversarlo, quando… “Volaaaa, colomba bianca, volaaaaa”…..: i canti di mia mamma, preludio mattutino, insostituibili da qualsiasi sveglia moderna, annunciavano l’ora di alzarsi per andare a scuola.

Quel mattino, mi alzai e c’era la neve. Presagio di assenza da scuola, scendeva copiosa fuori dalla finestra, i fiocchi vorticavano leggeri nell’aria.
Mossi dal vento improvvisavano un passo di danza, io dietro i vetri, al caldo, mi godevo lo spettacolo. Non c’era gioia più grande, persino un’ assenza scolastica era poca cosa in confronto alla neve! Assaporavo nella mia mente, come sarebbe stata la giornata: ricca di giochi, suoni e profumi.

Sentivo il battere incessante del martello sul rame dal piano di sotto, dove mio padre era al lavoro nel suo laboratorio. Scendevo le scale per raggiungerlo. Non vedevo l’ora di aiutarlo nella realizzazione dei “piatti“, e poi, era ancora presto per uscire in strada.
La preparazione dei “piatti” avveniva posizionando sulla lastra di rame, un foglio di carta carbone, un disegno fatto a mano o una stampa e, con un punteruolo sottile, si procedeva a trasferire il disegno sul rame. Papà gli dava vita modellandoli interamente a mano.

I “piatti” sono quadri lavorati a sbalzo, la cui forma non è sempre circolare o quadrata, ma varia a seconda della creatività del momento

Sapevo che era giunta l’ora di pranzare, dal profumo del sugo di carne che arrivava dalle scale. Salivo, e lo scenario che si presentava davanti ai miei occhi, sul tavolo del tinello, erano una moltitudine di tagliatelle tutte ben disposte in maniera che non si attaccassero.

Ma il mio sguardo non lasciava la finestra. La dama vestita di bianco attesa da tutti i bambini, era lì davanti a me. Nel pomeriggio avrei sicuramente gareggiato al lancio delle palle di neve.
Ci preparavamo un bel mucchietto di palle, in modo da essere veloci per il lancio, così il divertimento era garantito. La festa da scuola riversava tutti noi ragazzini, per strada, con il naso sempre all’insù ci lasciavamo cadere i fiocchi sulla faccia, aprivamo la bocca per dissetarci di neve.
Erano previste anche le scivolate giù per la discesa sotto casa, e poi fradici di acqua, con i geloni ai piedi e alle mani si tornava a casa per farsi sgridare.
Nell’attesa di tale evento, aprivo il finestrino e prendevo la neve. La raccoglievo col cucchiaio, la ponevo nel bicchiere, ci versavo sciroppo di menta, di amarena, o caffè.
E io ero lì, dietro la finestra, ad assaggiare la neve.

Quando nevica tutto quello che ci circonda viene rallentato, il senso del tempo non esiste più e si precipita in una dimensione di pura magia. Inermi di fronte alla natura che sa benissimo quando e a chi elargire i suoi regali.

Questa la mia comunione con la neve, vista non come fenomeno atmosferico, ma come sposa che non cambia il suo abito nuziale, si diverte a danzare fino a quando non ha accarezzato col suo velo ogni essere vivente. La danza ha dei ritmi precisi: prima lenti e poi veloci turbinii, pronti ad avvolgere tutto il tuo essere in una sfrenata passione.
Dopo, rimane solo l’odore pungente della neve, quale segno di vita.

Largo Carlo Alberto 5 era il posto ideale. Nelle sue due arie di affaccio, la casa, offriva solo panorama. Il lato posteriore volgeva sulla vallata, circondato da colline e paesi, era invaso dal bianco pesare della neve, sulla terra, la strada, gli alberi e il fiato mancava a quella vista, gli occhi si chiudevano per il luccichio riflesso dalla sua coltre massiccia.

Largo Carlo Alberto senza neve

In queste condizioni come si può non sognare? Si può evitare di ricordare questo incanto? No! Perché a un certo punto torna prepotentemente a pulsarti in testa, ti ricorda la tua appartenenza e le tue radici… a quell’indirizzo, a quel paese… e sarebbe un vero peccato non poter più godere di un assaggio di neve…
La magia non dura in eterno, fa posto alla cruda realtà, e coprire e difenderne l’emozione provata, diventa una missione.
L’odore della neve mi ubriaca ancora di colore e ricordi.
Come la neve nel bicchiere si scioglie se la bevi o aspetti la primavera, l’arte del rame cesserà con l’ultimo maestro ramaio, e con essa tutti gli altri antichi mestieri, e quell’angolo di pace.
Spero che questa luce non si spenga, che continui a brillare: più alta sarà la sua intensità, più l’amore crescerà e si diffonderà velocemente senza avvertirlo. E qualcosa potrà succedere: cogliere l’attimo in cui una vocina sussurra “vienimi ancora a trovare, magari la prossima neve”.
Accompagneremo i nostri ricordi con un brindisi e un bicchiere di neve!”


[1] Rita Cerimele, Molisana di Agnone (IS), ama i racconti ma soprattutto la poesia in tutte le sue forme, da quelle tradizionali a quelle più innovative (haiku, senryu ed haiga).

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Flora Delli Quadri

About Rita Cerimele

Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni.

8 commenti

  1. gustavo tempesta petresine

    … e allora “alla salute,” Rita!

  2. Studio Strassner

    Grazie Rita,
    così la giornata sarà sicuramente migliore.
    Patrizia

  3. Cin cin Rita! Noi, andando a scuola di pomeriggio, staccavamo dai tetti bassi i ghiaccioli che si formavano e li facevamo sciogliere in bocca, mentre le mani si arrossavano per il gelo… Era il nostro “ghiacciolo”. Non aveva sapore ma per noi era il più buono del mondo!
    Raffaella

  4. carissima Rita, il ricordo della neve della mia infanzia è legato allo stupore che provavo quando, uscita di casa per recarmi a scuola, trovavo qià fatti due camminamenti che permettevano a noi bambini di camminare agevolmente. il pensiero che qualcuno si fosse alzato prima di me per fare questo lavoro mi dava gioia e sicurezza.
    Micaela

  5. Mia cara Rita,
    leggendo le tue parole, riesco a rivivere quelle intense emozioni così gelosamente serbate nel
    tuo cuore. Sono bellissime. Nadia

  6. Antonellalitterio

    Cara Rita, non sai quanto piacere mi ha procurato leggerti, è stato come un tuffo nel passato,un passato tanto antico, ma scolpito nel cuore e nella mente di ognuno di noi, quasi come il cesello dei piatti di tuo padre, che ricordo con tanto affetto. Grazie per aver scritto pensieri cari e comuni a noi antichi ragazzetti, che di quel tempo abbiamo custodito il cuore. Spero di poter ritornare ad Agnone e venire a farti visita, per riportare a casa una coccinella di ferro battuto, una farfalla o qualsiasi altro oggetto che, qui nella città dove abito, continuerà a farmi sentire le mie radici! Con affetto 
                      Antonella Litterio

  7. cara Rita bellissimo racconto, di grande impatto per me che lo leggo per la prima volta… Essendo senza età, questo racconto sembra scritto davvero ieri … e ad Agnone è caduta tanta neve! Come la neve rallenta il ritmo della vita con la sua bianca magia, tu hai fermato il tempo col tuo racconto… mentre nel bicchiere scendono coi fiocchi di neve i tuoi ricordi, tu li risvegli in ognuno di noi,quando bambini giocavamo danzando con la neve. Ignari e inconsci dei disagi dei grandi che purtroppo noi non percepivamo.

  8. Meravigliosi ricordi interpretati magicamente e magnificamente, dove ognuno di noi si lascia coinvolgere. Certamente aver vissuto questi momenti non può che emozionare e lasciare scivolare una lacrima di nostalgia. Leggendolti ho rivissuto i miei momenti sulla neve davanti casa da bambina. Grazie… e bravissima nell’averci fatto sognare. Bravissima!

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