L’affondamento, nel marzo 1891, della nave Utopia con i suoi emigranti tra cui 15 Frainesi e 14 Carovillesi

2
3122

Poesia e racconto di Duilio Martino [1]

naufragio della nave Utopia

L’Illustrazione raffugura l’affondamento dell’Utopia, un bastimento inglese che, partito da Trieste e fatta tappa a Napoli, portava 3 passeggeri di prima classe, 3 clandestini, 59 membri dell’equipaggio agli ordini del capitano John McKeague e 813 emigranti, quasi tutti italiani. Arrivato davanti al porto di Gibilterra la sera del 17 marzo 1891, con un tempo pessimo e visibilità ridotta, sbagliò manovra, andò a sbattere contro il rostro di una corazzata alla fonda e colò a picco in pochi minuti. I morti furono, a quanto risulta, 576. (562 secondo il New York Time del 20 marzo del 1891 mentre 563 secondo alcune fonti Inglesi  Le cifre sono discordanti). Tra di loro anche 15 sfortunati di Fraine e 14 di Carovilli.

A quetsa tragedia Duilio Martino, ha dedicato una poesia e un racconto:

Utopia 19 marzo 1891 –

Miraggio d’una ignota ambita sponda
fu spento dal modesto navigare
quel urlo soffocato in spuma d’onda
in spoglie di miseria d ‘altro stare.

Trafitto in rada a picco il ferro leso
del ventre d ‘Utopia colma ingorda
al vespro quel ricordo resta appeso
ch’a posteri campan non giunga sorda.

Rintocchi lievi e bronzei … e poi pianti!
Null’altro porse il pallido albeggiare
che stami già scarlatti titillanti
un’onda smorta del funesto mare.

.

Affonda il Piroscafo “UTOPIA” – 17  Marzo  1891 – Una delle sciagure dimenticate, passata quasi inosservata e della quale si conosce molto poco, forse perchè i morti non avevano lo stesso “peso” dei ricchi passeggeri del Titanic; erano dei semplicissimi contadini affamati che, con una valigia di cartone, e pieni di speranza affrontavano un viaggio avventuroso e rischioso per l’epoca, con l’obiettivo di condurre se stessi e le loro famiglie verso il sogno americano, verso un’esistenza migliore.

E’ difficilissimo avere informazioni sul naufragio, sulle liste dei passeggeri ed è perfino difficile reperire foto della Nave a Vapore “Utopia” il che conferma che effettivamente il peso mediatico dell’evento non fu certo paragonabile a quello della tragedia del Titanic. I tribunali Italiani condannarono gli Henderson Brothers proprietari della Anchor Line a risarcire le vittime ma, a seguito di rifiuto da parte degli armatori, si innescò un contenzioso legale di cui si occuparono (per ben 5 anni) i rispettivi ministeri degli affari esteri (quello Inglese e quello Italiano) nei tribunali di Napoli.

Nave da guerra inglese ANSON

La cappa di mistero che  avvolge questa tragedia è dovuta soprattutto al fatto che il naufagio è avvenuto in porto in fase di manovra di attracco del Piroscafo che si è schiantato contro lo sperone sommerso di una corazzata inglese ormeggiata nel porto di Gibilterra (la Anson). Tra l’altro, si desume dalle notizie raccolte, che la nave nel naufragio si depositò sul fondo del mare per essere successivamente recuperata e riparata. Difatti riprese a navigare nello stesso anno (1891) solcando i mari fino alla sua definitiva radiazione avvenuta nel 1900.

La nave, che già nel suo nome aveva probabilmente scritto il suo destino (difatti in greco la parola Utopia significa “in nessun luogo”), partì da Trieste, si fermò a Palermo e arrivò a Napoli. Dal capoluogo partenopeo ripartì il 12 marzo carica di emigranti campani, calabresi ed abruzzesi e delle loro speranze di una vita migliore in America. Il 17 marzo 1891 alle ore 18:00 circa, superata Punta Europa, giungeva nella Baia di Gibilterra; il giornale spagnolo “El Imparcial” riportava  di una probabile avaria al timone in atto.

La brezza, in breve tempo, si trasformò in un vento di tempesta e John McKeague, Comandante della nave poi sopravvissuto alla tragedia, volle comunque entrare in porto nonostante il tempo avverso, la scarsa visibilità e la presenza di troppe navi della Flotta Inglese.

Secondo i giornali dell’epoca: “imperversava una forte tempesta da sud-ovest e la nave era in ritardo”. Successivamente, nella manovra di attracco,  il comandante probabilmente commise degli errori “grossolani”. Quella a Gibilterra non era nemmeno una sosta prevista ed egli si giustificò al processo affermando che era necessario rifornirsi di carbone che a bordo scarseggiava. Secondo Joseph Caiazzo (storico Italo-americano) sarebbe stato sufficiente e quanto mai opportuno, rimanere in mare ad attendere il calmarsi della tempesta ma probabilmente la decisione presa fu condizionata dalla spietata concorrenza tra le varie flotte. Il capitano commise un secondo gravissimo errore nella fase di manovra di attracco non valutando bene la deriva a causa soprattutto del fortissimo vento reso ancor più grave dal fatto che nemmeno tenne conto della presenza della Corazzata ANSON ovvero del fatto che la nave Militare Inglese era strutturalmente provvista di uno spaventoso devastante “Rostro” di ben 6 metri interamente sommerso e quindi invisibile.

La virata a dritta della “Utopia” si dimostrò tardiva poichè, scarrocciando, andò ad impattare con la poppa sullo sperone della corazzata ormeggiata provocando una falla che si rivelò fatale (gli speroni, sulle navi da guerra erano strutture rinforzate e costituivano un arma che veniva usata per squarciare le lamiere delle unità nemiche).

L’affondamento fu rapido ma forse nemmeno totale tanto è che il bastimento fu successivamente disincagliato, rientrando successivamente, una volta riparato, a far parte della flottiglia  “Anchor Line” fino alla definitiva radiazione che avvenne nel 1900. La rapidità con la quale si consumò la tragedia provocò la morte di 563 Passeggeri (la cifra non è nemmeno certa). In pochi riuscirono a salvarsi gettandosi in mare ed accaparrondosi le insufficienti scialuppe di salvataggio (secondo alcune fonti dall’Utopia non furono nemmeno calate a mare per la celerità dell’affondamento e la impreparazione dell’equipaggio; le scialuppe che salvarono la vita a parte dell’equipaggio erano, in realtà di altre unità navali presenti in porto). Dei 300 superstiti circa salvati, alcuni proseguirono il loro speranzoso viaggio mentre alti tornarono indietro coscienti di essere miracolosamente scampati al mortale pericolo.

Joseph Agnone uno storico e ricercatore italo-americano, conosciuto per aver scoperto il responsabile della strage di Caiazzo durante il secondo conflitto mondiale, della quale fu autore un certo Wolfgang Lehningk Emden (poi arrestato e condannato in contumacia dalla magistratura di Santa Maria C.V.)  è colui che più di tutti ha contribuito a far luce sulla vicenda. Cercando con affanno negli archivi e biblioteche del mondo, Gibilterra, Londra, New York, Madrid, Glasgow sono state mete della sua ricerca.

Non sono al corrente se lo Storico abbia ultimato il suo lavoro di ricerca, ma quel che è certo è che nella sua testa c’era la volontà di farne un libro. Agnone era motivato nella ricerca poichè molte vittime provenivano del suo paese di origine e quindi agì con entusiasmo con lo spirito di chi ama la propria terra e non intende dimenticare le tragedie che hanno afflitto il proprio popolo. Noi lo ringraziamo per aver portato alla opinione pubblica italiana un evento dimenticato sottolineandolo con la forza della sua notorietà.

Un ringraziamento particolare, per quanto concerne le ricerche sui naufraghi Frainesi, va certamente all’amico Vincenzo (Vince) Stamboni che ha messo a disposizione le notizie sulle liste (Ship List of de passengers), sui dati relativi ai naufraghi verificando personalmente i nominativi dei Frainesi deceduti (alcuni dei quali giovanissimi).
Si riscopre questa tragedia affinchè il popolo Abruzzese e Frainese in particolare possa sempre tenere a mente le le sofferenze da propri antenati per poter affrontare la vita con rinnovato entusiasmo e forza.

Le assurde morti devono almeno far riflettere, e ricordare ai giovani (ma non solo a loro)  che non tutto è dovuto, e che se ora godono di una vita certamente molto più agiata e  sicuramente più spensierata, forse la devono (in buona parte) ai loro antenati, avventurosi Eroi che hanno lottato (alcuni fino all’estremo sacrificio) per dare un avvenire migliore ai lori posteri.
Proprio così, quegli anziani vecchietti con la “coppola” e le scarpe grosse che molti figli hanno abbandonato e perfino disconosciuto nel momento del loro maggior bisogno lasciandoli al loro destino perchè abbagliati dalla affannosa corsa della Civiltà industriale. Loro, invece, sono quelli che  ci hanno proiettato con il loro sacrificio verso quel benessere che forse non avremmo meritato…..

Stretto di Gibilterra-17 marzo 1891 – Nave Utopia – Morirono 563 emigranti di cui  ben 15 Frainesi  2 14 Carovillesi, in cerca di fortuna, oltreoceano.

Nessuno li ha dimenticati e nessuno li dimenticherà!

_______________________________
[1] Duilio Martino, Abruzzese di Fraine (CH), ha sempre coltivato la passione per la sua terra di origine e per l’arte, in primis la poesia, alla quale ha dedicato una fetta importante della sua vita.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

2 Commenti

  1. Ogni volta l’argomento mi riempie di tristezza, ma diventa necessario ricordarlo, in memoria dell’estremo sacrificio delle persone che cercavano una vita migliore ma, per “un errore umano”, hanno trovato solo una morte prematura …

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.