di Esther Delli Quadri

Mica esisctənə solamendə rə vjecchjə allə vije nosctrə, cə sctjenə pìurə rə citrə!! 
Vulém
ə scriverə caccàusa pìurə pəll’éurə!!!???

Non esistono solo vecchi dalle nostre parti. Ci sono anche i bambini.
Vogliamo provare a scrivere qualcosa per loro!!!???

C’era una volta, tanto, tanto tempo fa, una bambina che viveva con i suoi genitori in una casa piccolissima e poverissima  nelle campagne intorno ad un convento, fuori dal paese di Agnone. I suoi genitori lavoravano tanto ma il denaro era sempre insufficiente.  

Il padre durante la bella stagione era pastore, boscaiolo, cacciatore, raccoglitore di funghi e aiuto tuttofare nel convento dei frati, peraltro molto poveri anch’essi. Quando l’inverno si avvicinava invece, lavorava per i proprietari di grandi armenti di greggi e le accompagnava lungo i tratturi verso il mare rimanendo lontano da casa per tutto l’inverno.

La mamma, anche lei  aiutava come poteva. Preparava  le ostie sante per la chiesa dei frati , faceva qualche lavoro di rammendo e nella bella stagione era lavandaia, giù al fiume. Tuttavia la vita della piccola famiglia era molto dura soprattutto durante l’inverno. 

Si era all’antivigilia di Natale. Il padre  era partito per la transumanza e non sarebbe tornato che a primavera inoltrata. La madre si era data da fare nel pomeriggio per preparare le ostie che i frati del convento, dopo averle benedette, avrebbero usato per la comunione della notte di Natale.  La bambina, Elisa, questo il suo nome, era rimasta tutto il tempo accanto a sua madre, al focolare,  a guardarla preparare le ostie. 

Ostie consacrate

Dopo aver terminato il suo lavoro, la madre aveva cotto alcune  patate e qualche castagna, aveva fatto scaldare l’acqua per riempire le ” bottiglie di rame” che sarebbero servite a scaldare il letto prima di coricarsi e a tenere al caldo i piedi durante la notte e poi il fuoco si era andato spegnendo.

Davanti alla piccola statua di cartapesta raffigurante il bambin  Gesù che sotto una campana di vetro si trovava nella camera da letto, oggetto che aveva fatto parte della “dote” matrimoniale di sua madre,  la piccola Elisa recitò come tutte le sere le sue orazioni. Al termine, a bassissima voce per non essere udita , guardando teneramente con i grandi occhi scuri che splendevano sul suo visino pallido come morbido, scuro velluto su candida seta, espresse al piccolo bambinello che le sorrideva allargando le braccine e con i piedini  incrociati,  il desiderio di ricevere per il giorno di Natale una sorpresa, un regalo: avrebbe tanto desiderato avere un dolce da mangiare, un piccolo dolce da poter condividere con gioia con sua madre in quel giorno di festa!

Il gelo era intenso in quei giorni. Perciò madre e figlia andarono a letto coprendosi alla meglio con coperte e scialli per ripararsi . Stretta a sua madre che cercava così di riscaldarla, guardando il cielo stellato che si intravedeva attraverso i vetri ricamati dal ghiaccio dell’inverno, ben presto la bambina si addormentò. 

Nella casa buia e silenziosa  però non tutti dormivano.

Faceva capolino dalla porticina della sua tana la testolina del topo Armandoche incerto si guardava intorno e lanciava occhiate al gatto Saverio quasi a chiedere se poteva uscire tranquillamente. Saverio  se ne stava su una sedia impagliata, con un occhio chiuso e l’altro a tratti aperto come d’abitudine sentendosi investito dell’incarico di controllo della casa.

” …..Vieni fuori …..”sembrò dire il gatto “….. lo sai che è Natale e perciò non ti farò del male….. Vieni fuori ….anch’io ho da parlarti...”

Il topino Armando uscì, dunque. Si arrampicò sulla sedia e si sedette accanto al gatto, col mesto musetto appoggiato alle sue zampette anteriori.

” … Hai sentito anche tu” gli chiese ” il desiderio espresso dalla piccola Elisa…. Mi si stringe il cuore al pensiero che anche questo Natale non potrà ricevere niente che la rallegri un po’…..

” ….. Si ……”confermò il gatto Saverio ” è proprio un peccato….. È una bambina così buona…..” 

” …. Non dirlo a me ……” ribatté il topino ” pensa che lo scorso inverno una sera che mi vide stanco e affamato mi lasciò a terra delle piccole briciole di pane che tolse dalla sua piccola e sottile fettina…..” 

” ….. A me invece , una volta che stava sorseggiando una tazza di latte caldo….. Vedendo che la guardavo ….. Mi lasciò il fondo della sua tazza perché potessi ristorarmi anch’io…..”

” …..Si…,”sospirò il topino ” è proprio buona …….” 

Poi aggiunse ” …… Bisogna fare qualcosa….. Insomma è Natale ed è giusto che anche lei abbia un piccolo regalo……” 

” …..Hai ragione…….” gli fece eco il gatto” …..ma cosa possiamo fare noi?!? …..” 

” ….. Ho un’ idea….. Ma prima usciamo a parlarne con Tobia per sapere se è dei nostri ….”

” Va bene …..”rispose il gatto  Saverio ” facendo un morbido salto dalla sedia al pavimento subito seguito da Armando. 

Così i due andarono alla piccola porticina per il gatto che era nella porta di casa e attraverso cui uscirono all’esterno avendo cura di richiuderla da fuori per evitare che l’aria fredda entrasse. Poi insieme si avviarono ad una piccola stalla sul retro della casa.   Lì era il somaro Tobia.  Il somaro in realtà non era di proprietà della famiglia di Elisa , bensì del convento. Dal momento, però, che a prendersi cura di lui era il padre di Elisa, o sua madre quando lui era assente, si era preferito alloggiarlo lì, nelle vicinanze della casa.Tobia fu d’accordo con gli altri due sul fatto che bisognava fare qualcosa per la piccola Elisa. Anche lui ricordava bene la volta che la bambina, ricevuta in dono una zolletta di zucchero dai frati, scorgendo l’umido sguardo di Tobia poggiato su quella leccornia, aveva diviso la zolletta dandogliene la metà. Perplessi si guardavano interrogandosi sul da farsi. Nessuno di loro aveva pensato a rivolgersi alla capra Beatrice.

Le capre, si sa, sono bizzose, testarde poco portate alla socializzazione.  Ma la capra Beatrice aveva anche lei motivo di affetto per la piccola Elisa. Intanto la bambina si nutriva soprattutto del suo latte che chiamava ” il cibo dolce della mia Beatrice”. Poi nonostante l’animale con la sua zampetta che batteva in terra, segno che era indispettita, non invitasse molto alla confidenza, la bimba, spessissimo, le si avvicinava sfidando la possibilità di ricevere una testata, e con la sua piccola manina accarezzava dolcemente la sua testa chiamandola coi più dolci nomi “mia capretta gentile“, ” Beatrice capretta felice” e così via, tanto che l’animale frenava il suo naturale impulso al dispetto e si lasciava accarezzare rimanendo tranquilla.  Fu proprio Beatrice ad avere l’idea.  Prima tossì un paio di volte per schiarirsi la voce e poi esordì dicendo:

” ….. Non credo che voi tre arriverete a concludere niente….. C’è bisogno di menti sopraffine per avere l’idea giusta…. Ed io conosco solo pochi in grado di avere tali idee…..”

Gli altri animali la guardarono stupiti. Non si aspettavano un suo intervento. Ma, incuriositi e interessati, la invitarono a continuare.

“….. Si …. ” continuò Beatrice ” gli unici in grado di avere delle idee risolutive in tutte le situazioni sono….. GLI GNOMI!....

Gli gnomi ! Ma certo, Beatrice aveva ragione! Ma come entrare in contatto con loro?Essi, era noto, abitavano in un loro villaggio sotto terra in una splendida radura un po’ distante dal paese percorsa da un ruscello chiacchierìno in estate, dalla portata un po’ più tumultuosa d’inverno. Rarissimamente li si era visti allo scoperto poiché  erano schivi, timorosi  e molto legati alle tradizioni del loro piccolo villaggio. Come arrivare fino a loro? Soprattutto, in quella stagione fredda, essi certamente non sarebbero usciti dalle loro calde casine! Fu a questo punto che Armando intervenne. 

” …io  …” disse “sono molto amico di uno scoiattolo che abita dentro il tronco di un albero della radura dove vivono gli gnomi. Può essere  che adesso sia già in letargo. Ma il suo letargo non dura a lungo. Di solito ogni due settimane si sveglia per sgranchirsi le zampe, mangiare qualcosa , conoscere le ultime novità dal bosco e … Beh , si, …. Andare in bagno….” 

Gli altri animali a questo punto ridacchiarono, per cui Armando, un po’ offeso che si ridesse alle spalle del suo amico, continuò:

” …. Perchè a voi non scappa mai?……ma andiamo avanti…. Dunque dicevo che con un po’ di pazienza si può cercare di svegliarlo e chiedergli se può condurci dagli gnomi a chiedere consiglio….”

Tutti appoggiarono la proposta. Si decise quindi che Tobia avrebbe portato Armando fino alla radura e lì lui avrebbe cercato lo scoiattolo Geremia, questo il suo nome. I due partirono subito tra gli incoraggiamenti degli altri a tornare con qualche proposta. Quando raggiunsero la radura coperta di bianco e gelata, Armando scese dalla groppa di Tobia chiedendogli di aspettarlo e corse al tronco d’albero dove abitava  Geremia.  Dopo un po’ di difficoltà iniziali ad entrare poichè Geremia si era barricato dentro per non essere disturbato, finalmente riuscì a raggiungere l’amico.

Geremia dormiva avvolto nelle sua morbida lunga coda. In testa un lungo berretto di lana che, con la coda contribuiva a tenerlo al caldo, dono questo, probabilmente, pensò Armando, di qualche nonna gnomo.  Tra le zampette chiuse stringeva un paio di noci, il cui odore forse lo aveva aiutato a prendere sonno. Armando lo scosse dapprima delicatamente. Poi visto che Geremia continuava a dormire profondamente, lo scosse con più forza e lo chiamò ad alta voce.

” Geremia, svegliati!….. abbiamo bisogno di te per una cosa importante e urgente….Svegliati!…” disse poi.

” …..C..c…cosa c’è…….”mormorò Geremia ancora ad occhi chiusi ” …..è già …..pr…primavera?..…”

” …No, ….non è ancora primavera Geremia, è pieno inverno…. Ma abbiamo bisogno di te per una cosa importante e urgente….” aggiunse Armando.

” ….. Pieno ..in…in ..verno…” Geremia rabbrividì.

Ma aprì prima un occhio, poi l’altro e vedendo il suo amico roditore esclamò:

” ….Santo cielo Armando …. Ma cosa  è successo per venirmi a svegliare nel profondo dell’inverno!”

Armando spiegò al suo amico ormai sveglio il motivo della sua venuta e lo pregò di condurlo con urgenza dagli gnomi della raduraDovette aspettare ancora un po’ che Geremia sì stiracchiasse le zampette rattrappite dalla immobilità, poi lo scoiattolo si tolse con un sospiro  il lungo, caldo berretto e via fuori dal tronco attraverso la radura.  Arrivati nei pressi di un gruppetto di rocce non lontane dal ruscello lo scoiattolo si intrufolò tra di esse seguito dal topo. Percorsero vari cunicoli. Passarono attraverso le radici profonde di enormi querce. Si imbatterono in un paio di talpe che abitavano da quelle parti e che vedendo Geremia in giro in quella stagione, sorprese gli chiesero il motivo. Geremia le salutò come vecchie conoscenti e spiegò loro brevemente la ragione del suo essere sveglio.

Villaggio degli gnomi

Finalmente arrivarono ad una sorta di radura sotterranea ai piedi delle radici di una annosa quercia e lì, arrampicate a ai piedi delle radici, Armando vide tante piccole casette ognuna col suo giardinetto, tutte ben tenute e ordinate.Tenui raggi di sole che di giorno filtravano dall’esterno o di luna nelle notti in cui essa splendeva,  riflettendosi nell’acqua di un ruscello che scorreva sotto terra, illuminavano di una tenue luce argentata tutto il piccolo villaggio conferendogli una dimensione fiabesca, di sogno.

Lo scoiattolo, facendo molta attenzione a muoversi poiché le sue dimensioni erano considerevoli se comparate con le piccole abitazioni degli gnomi, bussò ad una delle piccole casine. Era l’abitazione del capo del villaggio disse, OnaitsabesDopo un po’, da una minuscola finestrella si affacciò un buffo gnometto  con in testa una papalina da notte e con indosso una camicia da notte bianca. Sorpresissimo di vedere lì lo scoiattolo e il topino chiese il motivo che li aveva portati fin lì a quell’ora di notte. Lo scoiattolo spiegò brevemente la necessità di chiedere dei consigli al gruppo dei saggi del villaggio per risolvere una delicata questione. Precisò che si trattava di cosa urgente e importante.

In breve tempo il villaggio si animò. Si videro gnometti e gnomette uscire dalle loro case chi allacciandosi le scarpe, chi abbottonandosi la camicia. Tutti si diressero nella piccola piazza del villaggio dove in fretta e furia venne allestito un piccolo spazio con seggiole e tavoli per il consiglio. Finalmente il consiglio ebbe inizio e la parola venne data al topino Armando perchè spiegasse la situazione. Un mormorio di compassione si levò dal popolo degli gnomi quando sentirono che la piccola Elisa era talmente povera che nella sua breve vita non aveva mai potuto mangiare altri dolci se non una piccola zolletta di zucchero regalatale dai frati. Un altro mormorio si levò quando sentirono dei tanti atti di gentilezza verso gli altri che la bambina aveva fatto, arrivando a privarsi o a condividere il poco che aveva. 

Le menti inesauribili di idee dei piccoli gnomi si misero al lavoro.  Si decise quindi di recarsi immediatamente con l’aiuto del somaro Tobia nella casa della bambina e lì, in base alla disponibilità, decidere sul da farsi. Uscirono quindi tutti in fila preceduti da Armando e Geremia e si diressero lì dove era Tobia, in paziente attesa. Prima, però, Geremia volle passare dalla sua casetta nel tronco d’albero a prendere alcune mandorle e nocciole che aveva conservato per sgranocchiarle al risveglio.  “Non si sa mai che possano tornare utili” disse

Tobia al vederli rimase molto impressionato. Ma fatte le presentazioni i piccoli gnomi aiutati dal topino e dallo scoiattolo si arrampicarono sulla sua groppa e via al galoppo verso la casa di Elisa. Arrivati tutti entrarono dalla piccola porticina del gatto, da lui preceduti per fare strada, e si fermarono vicino al camino.

I più grandi tra gli animali che non potevano entrare dalla buca per il gatto nella porta rimasero fuori. Tobia si avvicinò alla piccola finestra della cucina e dai vetri si mise ad osservare. A quel punto Beatrice battendo impaziente una zampa sul terreno gli fece capire che anche lei voleva vedere cosa succedeva. Tobia lasciò quindi che lei si arrampicasse sul suo dorso e da lì, attraverso i vetri guardasse l’interno.

Tra gli gnomi c’era un certo fermento. Ma di cosa si poteva disporre per preparare un dolcetto?Era questa la domanda che soprattutto le gnomette si facevano. A quella richiesta Geremia avanzò stringendo tra le zampette intirizzite le mandorle e le nocciole che aveva portato con sé. Saverio a quel punto si avvicinò ad una bisaccia di juta abbandonata nell’angolo della cucina ricordandosi che lì aveva visto qualche noce dimenticata alcuni giorni prima. Subito una gnometta di nome  Attebasile si rivolse alla vecchia gnometta moglie del capo del villaggio il cui nome era  Ailisre e le sussurrò qualcosa all’orecchio.

La vecchia gnomette annuì col capo e disse ” …Dunque , possiamo contare su qualche noce, qualche mandorlae, come Attebasile suggerisce….”Ma fu interrotta dal bussare sui vetri… Beatrice, per conto di Tobia , stava richiamando l’attenzione degli altri animali. Saverio si avviò alla buca del gatto ed uscì fuori. ” Cosa c’è ?” chiese a Tobia e Beatrice. Tobia si schiarì leggermente la voce e poi disse che nella sua stalla lui teneva conservate alcune carrube e che sarebbe stato ben contento di donarle per la preparazione del dolce se fossero state utili. Il gatto tornò di corsa nella cucina ed informò gli altri sulla disponibilità di quel nuovo ingrediente, non dissimulando una sua perplessità circa l’utilità di un tale alimento “asinino” nella preparazione del dolce. Ma, con sua sorpresa, di nuovo la piccola gnometta si avvicinò alla moglie del capo degli gnomi e le sussurrò qualcosa all’orecchio.

“… Bene…” disse quest’ultima “la nostra  Anidecrem, la nostra capo cuoca, dice che anche quest’ultimo è un ottimo ingrediente….”

Tobia, ricevuto un segno di assenso,  si illuminò di gioia all’idea di poter dare un contributo con uno dei suoi alimenti preferiti.

” …..Tuttavia …” aggiunse la gnometta “manca qualcosa, come dire, per amalgamare…..qualcosa di fluido, ma consistente, di dolce ma non stomachevole… Qualcosa….” ” ……del miele!”intervenne a questo punto il gatto Saverio ” …. Si, esatto, del miele….”Approvò la gnometta.

Già…..ma dove trovare del miele?!?….”

“….. Questo è facile…..” disse Armando ” i frati del convento hanno delle api da cui producono miele che vendono. Ma può essere che gliene sia rimasto un po’….”.suggerì speranzoso.

” … È vero, ha ragione” aggiunse lo scoiattolo ” si tratta quindi di andare a controllare al convento….ma chi lo farà?”

” Io” disse prontamente Armando ” ho una certa pratica del convento e della sua …. dispensa…. Ci sono stato in più di una occasione….”aggiunse quindi sommessamente.

” Al lavoro dunque” incitò la gnometta “mentre Armando andrà al convento noi dobbiamo distribuirci il lavoro…. Ci sono le noci e le mandorle da schiacciare” e aggiunse poi su suggerimento della gnometta capo cuoco “dobbiamo togliere i semini alle carrube e poi triturarle fino a farle diventare polvere. Certo sarebbe stato meglio avere a disposizione del cioccolato… Ma anche in sua mancanza con le carrube ce la caveremo benissimo… Allora chi si offre?”

Si sentì battere sui vetri. Il gatto corse ad aprire il finestrino. Ascoltò quello che Beatrice e Tobia avevano da dirgli e tornò dagli altri.  “Tobia e Beatrice si occuperanno di schiacciare e liberare dai gusci le noci e le mandorle…. …Io”  aggiunse Geremia “libererò le carrube dai semini…”

Iniziò quindi un gran andirivieni. Le noci e le mandorle vennero portate fuori e lì Tobia con i suoi zoccoli le schiacciò. Beatrice, aiutandosi con le zampette e le corna,  le liberò dai gusci. Quindi Saverio aiutato da alcuni gnometti, portò in cucina attraverso la buca  per il gatto,  i gherigli di noci e le mandorle e li mise in una scodella che ben venti gmometti avevano trasportato.  Geremia intanto con le sue veloci zampette stava liberando le carrube dai semini. Poi esse vennero avvolte in un panno e portate fuori dove Tobia quando ebbe finito con le noci e le mandorle, le pestò con i suoi zoccoli fino a ridurle in polvere.

Gli gnomi si muovevano a ritmi sostenuti. L’alba non era lontana e a quell’ora essi avrebbero dovuto tornare alle loro case. I soliti venti  trasportarono una larga padella fino al camino. Lì giunti accesero il fuoco. 

Armando non tardò a tornare. Stringeva tra le zampette un piccolo barattolo di miele, l’ultimo rimasto, aggiunse. “….Presto…. Presto…”  gli gnometti esortavano tutti a fare in fretta. Tutti gli ingredienti, mandorle e noci tritate, carrube ridotte in polvere, vennero posti nella padella. Per ultimo venne aggiunto il miele. A quel punto l’impasto, che gli gnometti chiamavano ” ‘mbraisa” era pronto!

” … È molto appiccicoso ..”disse un piccolo gnomo ” …. Come farà la bambina a mangiarlo? ” chiese poi.

” …. Con un cucchiaio….”gli rispose una piccola gnometta continuando ad aiutare le altre a girare l’impasto.

“…… Forse ho un’idea migliore…..” mormorò Saverio. Si avvicinò alla cesta contenente le ostie per la messa di Natale dei frati, con cautela sollevò il panno che le ricopriva e mostrò agli altri il contenuto.

“…. È un’ottima idea…..”gli gnomi erano entusiasti. Geremia, Armando concordarono. Anche Beatrice e Tobia da fuori dalla finestra fecero segni di assenso.

Tutti si misero al lavoro. Procedevano lentamente e con attenzione per evitare di sbriciolare le sottili, delicate ostie. Spalmavano  un po’ di impasto sulle ostie e poi ricoprivano il tutto con un’altra ostia.

Quando ebbero esaurito l’impasto, erano rimaste solo poche ostie vuote.  Le altre, quelle col ripieno, vennero riposizionato nel cesto sopra alle poche vuote e poi di nuovo coperte col panno. Tutti erano soddisfatti e si complimentavano tra loro. La piccola Elisa avrebbe avuto il suo dolce natalizio!

Già l’aurora si annunciava; quindi, gli gnometti, approfittando della gentilezza di Tobia, aiutati dagli altri animali, montarono sulla sua groppa e via di corsa verso la radura e il loro villaggio. Saverio e Armando tornarono in cucina e aspettarono le luci del giorno sonnecchiando, uno accanto all’altro, con le zampette che si sfioravano. Anzi Saverio, dato che il fuoco si andava spegnendo, coprì con la sua folta coda il topino così che si scaldasse. Miracoli di Natale!

Al mattino presto la mamma di Elisa si alzò, si preparò e andò in cucina per accendere il fuoco nel camino. Notò qualche pentola che non era al suo posto ma pensò di averla messa fuori posto lei stessa, la sera precedente. Altro non c’era da notare perchè gli gnometti avevano fatto ordine in cucina prima di andare via.  Poi si avvolse in un pesante scialle di lana, andò nella stalla a governare gli animali, il somaro e la capra , e a mungere quest’ultima per la colazione di Elisa. I due animali rimasero tranquilli aspettando che lei terminasse. Ma in realtà erano impazienti ed ansiosi di vedere la sorpresa di Elisa alla scoperta dei dolcetti. Infine la bambina si alzò.

Dal vetro della finestra, Tobia e Beatrice che erano stati lasciati liberi di girare un po’ intorno alla casa, la osservarono dalla finestra bere la tazza di latte che la mamma le aveva preparato. Quando ebbe terminato, prese un piccolo piattino e vi versò il latte che aveva lasciato nella tazza per Saverio. Il gatto si avvicinò e dopo un miagolío di ringraziamento iniziò a bere. Dopo poco alzò il suo musetto dal piattino e strizzò l’occhio ad Armando che faceva capolino dalla sua tana. Si, gli avrebbe lasciato un po’ del suo latte come regalo di Natale. Il topino gli fece un leggero inchino di ringraziamento. 

A quel punto la mamma di Elisa si avvicinò al cesto con le ostie perchè voleva portarlo ai frati. Lo appoggiò sul tavolo poi si coprì bene con un grande scialle sollevò il panno dal cesto per controllarle un’ultima volta e……. Rimase a bocca aperta per la sorpresa.

” Gesù, Maria e tutti i santi del paradiso!” esclamò ” ….. Questo è un miracolo …. Elisa! Vieni, mamma, vieni a vedere!…” 

Le Ostie di Agnone

La bambina si avvicinò sorpresa e incuriosita. Le piccole ostie con il loro ripieno di frutta secca e miele emanavano una fragranza deliziosa.  La bimba le sfiorò con un dito. Poi rivolta a sua madre disse “…. È proprio quello che io ieri sera avevo chiesto in dono al nostro piccolo Gesù bambino : un dolce per Natale da mangiare con te …e Lui…..Lui….. Me lo ha mandato!”

Sua madre la guardava incredula.  Dunque era così ! Erano state le preghiere della sua bambina a procurare quei dolci! Lacrime le scorsero lungo le guance, di tenerezza e felicità insieme per quel desiderio esaudito.  Chiese però ad Elisa di non toccarle. Prima di tutto voleva avvertire i frati del convento. Corse quindi via in gran fretta a chiamarli. Rimasta sola, la bambina andò in camera a prendere il piccolo Gesù bambino di cartapesta e lo pose sotto la sua campana di vetro accanto alle ostie. Poi giunse le manine e recitò una preghiera di ringraziamento.  Saverio e Armando erano commossi. Tobia che guardava dai vetri del finestrino aveva i lucciconi agli occhi. Beatrice per nascondere la sua emozione, che non si confà molto ad una capra, batteva ritmicamente la sua zampetta a terra.  

Ad un tratto Armando disse a Saverio che voleva far avere le notizie degli ultimi accadimenti agli gnometti del bosco. Corse quindi fuori a cercare altri topini e scoiattoli chiedendo loro di portare le ultime notizie a Geremia. In un battibaleno le mille e mille creature che popolano la natura si misero in movimento per far circolare la notizia che non tardò a raggiungere Geremia. Con il suo berretto da notte in testa, lo scoiattolo se ne stava raggomitolato nel tronco d’albero che era la sua casa, ma l’eccitazione per gli ultimi eventi non gli permetteva di prendere sonno. Così quando apprese la notizia da un leprotto, gettò all’aria il suo berretto da notte e corse ad avvertire la comunità degli gnometti.  Grande fu la loro gioia nell’apprendere della sorpresa della mamma e della bambina alla vista dei dolcetti. Così grande che l’intera comunità si riunì per festeggiare. 

Intanto i frati nell’udire i racconti della mamma di Elisa , strabiliati, erano accorsi nella loro casa. Lì ascoltato il racconto della bambina sulle sue preghiere indirizzate a Gesù bambino si decisero ad assaggiare i dolcetti.  Lo stesso fecero Elisa e la sua mamma. Mai nessuno di loro aveva  mangiato dolcetti più squisiti! I frati non sapevano decidersi sul da farsi. Era davvero un miracolo?

Fu il frate che era addetto alla dispensa e alla cucina però a fornire la chiave di volta all’intera vicenda. L’ultimo vasetto di miele nella dispensa era sparito, disse! E questa coincidenza  lasciava certamente immaginare dove fosse finito! Questo fatto non poteva certamente far parte di un miracolo. Tutto quindi restava avvolto nel mistero. I frati però nulla di tutto ciò dissero alla piccola Elisa. Volevano che niente  adombrasse la sua inaspettata felicità.

Il nome che venne dato ai dolcetti fu semplicemente “ostie”

Esse, oltre ad essere gustate dai frati, da Elisa e da sua madre, vennero offerti dopo la messa di Natale ai fedeli che si recavano in sacrestia per gli auguri e riscossero un enorme successo. Da allora, sempre per Natale, Elisa e sua madre prepararono le “ostie” per tutta la comunità, desumendo la ricetta da quelle che avevano gustato. Questo fece sì che cessasse la loro povertà poiché tutti gli anni le famiglie del paese si rivolgevano a loro per far preparare gli squisiti dolcetti.

Le “ostie ” divennero così una dolce tradizione Natalizia Agnonese.

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri  
Copyright: Altosannio Magazine 

1 COMMENTO

  1. AMISSILLEB, l’autrice con fantasia e garbo ha saputo creare una fiaba fresca e nuova, ambientata ad ENONGA, che per il vanto delle sue ostie con la “mbraisa”ne è diventata la migliore produttrice per le festività natalizie !!!
    I imolisani , riconoscendo questi dolci,”frutto di bontà” le danno vanto chiamandola AGNONE !!! itnemilmpmoc!!! cioè COMPLIMENTI …
    Peccato che io non le abbia mai mangiate!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.