“La Madonna spaccuncella”

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di Mercede Catolino [1]

La Madonna della Mercede, 24 settembre, Chiesa di s. Biase, Agnone

Gli appellativi
Nostra Madre della Mercede (che si venera in Agnone il 24 settembre, n.d.r) è detta dal popolo agnonese vezzosamente “la spaccuncella”, che nel gergo agnonese significa “persona dal portamento vanitoso”.
In realtà questo atteggiamento le viene dalla posizione che assume la statua.
Essa, come quasi tutte le Madonne del ‘700, ha il capo, le mani e i piedi di legno scolpito e laccato, ma il resto del corpo, in particolare gli arti, sono tronconi di legno con giunture in ferro. La parte in legno è, a volte, tanto bucherellata e logorata da chiodi e viti, che, sottoposta a sollecitazioni durante le processioni, richiede sostituzioni di pezzi o adattamenti della statua a posture forzate, tant’è che, nel caso della Madonna della Mercede, le braccia hanno un’apertura un po’ artificiosa da rendere laboriosa anche la sua vestizione. Inoltre, la statua ha il ginocchio sinistro flesso che ovviamente rialza l’anca destra, una postura insolita… diciamo “una posa da mannequin”.
Per il Clero, nel passato era “La Marescialla”, oggi “L’Imperatrice del Cielo”, guida dei traviati, liberatrice e redentrice di schiavi, sollievo degli afflitti e fortezza dei deboli.
Tutti la chiamiamo “la Bianca Signora”, per indicate la sua purezza, ma anche il suo bianco e prezioso abito.

Il bianco e prezioso abito in lamé di seta, ricamato in oro con applicazioni di gemme, fregi, bordure dorate, datato 1907 (foto di Fabio Verdone)

I vestimenti
La scelta di realizzare una statua ben fatta e un vestimento pregevole alla Madonna, non è dettata solo dalla fede e dalla devozione, ma dallo status di una comunità.
Agnone, nel ‘700, contava più di diecimila abitanti ed era già centro attivo sul piano culturale-religioso. La chiesa agnonese creava attività di lavoro artigianale e artistico commissionando altari, quadri, tele, affreschi, statue, paramenti e arredi sacri di valore; quindi reclutava i migliori maestri ebanisti, pittori, scultori, orafi-cesellatori, sartori, sia del luogo che delle regioni vicine. Ecco perché, nel mio paese, non v’è una effige della Madonna che non sia bellissima o sontuosamente vestita.
La Madonna della Mercede ha due vestimenti. Uno è giornaliero, che porta tutto l’anno, quando è innalzata nel suo stupendo altare ligneo rivestito di oro zecchino e collocato nella omonima cappella. C’è da dire anche che sulle spalle porta un pregevole manto di seta ricamato a mano dalle suore clarisse, prima della chiusura del monastero di s. Chiara (metà ottocento).

Francesco Paolo Marinelli (1861-1911)

L’altro abito, quello che la Madonna indossa durante la novena, la festa solenne e la processione, è in lamé di seta, preziosamente ricamato in oro con applicazioni di gemme, fregi, bordure dorate. E datato 1907 ed è stato donato da Francesco Paolo Marinelli (1861-1911), figlio di Agnone, emigrato in Argentina giovanissimo. Egli, non tagliò mai il cordone ombelicale con la sua terra natia, dove tornò ad apprendere l’arte campanaria e a sposare Custode Cocucci. Ripartì per Buenos Aires, dove curava una ricchissima Casa Bancaria.
Più tardi, in occasione del 50° dell’ Unità Nazionale e per riassaporare l’aria salutare dei suoi monti, s’imbarcò per tornare in Italia, ma a Genova colto da malore morì a soli 50 anni.
Le sue spoglie riposano nella Cappella della Santissima Mercede, accanto ai genitori Alessandro e donna Concetta Lonzi. Al di sopra della lapide marmorea vi è anche un suo busto in bronzo.
Si raccontano tante storie sulla donazione dell’abito alla Madonna da parte di Francesco Paolo, sicuramente fu un voto e sappiamo che era ricco e cagionevole di salute.

Descrizione dell’abito e accessori.
Il vestito della Mercede consta di diverse sottovesti merlettate e cerchiate, di un’ampia gonna con allacciatura posteriore, di sotto maniche e maniche da legare ad un aderente corpetto, di una pazienza ricadente sul davanti con i simboli dall’ Ordine Mercedario.
L’abito è corredato da un meraviglioso manto di rasatello in seta, tutto stellato e ricamato, donato da Custode Cocucci, moglie di Francesco Paolo.
Completa il vestiario una lunga parrucca di capelli biondi naturali, raccolti in centinaia di boccoli, realizzata ai tempi, dalla Premiata Fabbrica Piccirillo di Napoli.
La Madonna, nel giorno della festa per poche ore, porta nella mano destra il ramo di rosa d’argento dorato, siglato, e a mo’ di borsetta lo Scapolare dell’Ordine. Con la mano sinistra regge l’artistica Catena d’argento, datata 1902 e donata da Michelino Sammartino e Figlio da Buenos Aires.
La corona di metallo dorato con lo stemma Mercedario e L’Aquila all’apice, con un’aureola di stelle luminose, incorniciano il volto delicato della Madonna.
Una piccola parte di antico tesoro aureo orna la statua.
Sulla pazienza scende “il laccio”, cioè una lunga maglia tubolare di filo d’oro, lavorata con ferri finissimi da calza: esso sorregge una stupenda medaglia in oro e corallo.
Un massiccio bracciale con rosa, foglie e spirali di epoca murattiana, decora il polso della Mercede, mentre spicca al dito un anello con brillante e ai lobi delle orecchie foglie d’oro con zirconi.

La lunga parrucca di capelli veri

Galleria fotografica

Il manto di seta ricamato a mano dalle suore clarisse, prima della chiusura del monastero di s. Chiara (metà ottocento).
Particolari del ricamo
Il ramo di rosa d’argento dorato posto nella mano destra

 

 

 

 

Lo scapolare dell’ordine a mo’ di borsetta

 

 

 

 

La corona donata dalla famiglia Sammartino di Buenos Aires con lo stemma Mercedario e L’Aquila all’apice

 

 

 

 

 

Il laccio”, cioè una lunga maglia tubolare di filo d’oro, lavorata con ferri finissimi da calza: esso sorregge una stupenda medaglia in oro e corallo.

 

 

 

Particolari del “laccio”

 

 

 

 

 

 

Particolare dell’abito. C’è scritto: “dono di Francesco Marinelli e famiglia, 1907”
Particolare del mantello. C’e scritto: “dono delle sig.ra Custode Marinelli Cocucci”
Artistica Catena d’argento, datata 1902 e donata da Michelino Sammartino e Figlio da Buenos Aires.

 

 

 

 

 

 

Il marchio della fabbrica di parrucche di Napoli

 

 

 

 

 

 

 

Corpetto ricadente sul davanti con i simboli dell’Ordine Mercedario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mercede Catolino: è nata in Agnone (IS), dove risiede. Già insegnante, oggi in pensione, ama scrivere e si esprime sia in versi che in prosa. E’ autrice del volume “Mezzogiorno e Ventunora”, edito nel 2005, da cui sono tratti i testi qui pubblicati

Editing: Flora Delli Quadri
Copiright: Altosannio magazine

2 Commenti

  1. Certo che gli agnonesi sono stati un “grande” popolo. Dovremmo essere fieri di questo passato e invece spesso non lo conosciamo neanche.

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