La Lavorazione della Pietra di Pescopennataro

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Tratto da “Pescopennataro, paese degli alberi e dei maestri della pietra” con un intervento di Franco Valente circal’ arte antica degli scalpellini di Pescopennataro. Musica di Giovanni Allevi “Back to life”

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La lavorazione della pietra a Pescopennataro è un’arte antica; le origini dello scalpellino pescolano risalgono presumibilmente al periodo osco-sannitico, ne è testimonianza la fortezza sannitica (ormai distrutta) dotata di mura megalitiche a difesa della parte più vulnerabile.
Altre testimonianze dell’arte della lavorazione della pietra sono visibili nella vicina Agnone: chiavi di volta, portali, chiese e palazzi. L’artistico portale della Chiesa di sant’Emidio di Agnone pare sia stato commissionato dal feudatario Borrello nel 1295 proprio agli scalpellini pescolani.

Le notizie sugli scalpellini di Pescopennataro si fanno più numerose a partire dal 1700; nel paese fu istituita una vera e propria scuola artistica guidata da numerosi e valenti maestri. La presenza della scuola indusse molti agricoltori e allevatori a convertirsi all’arte della lavorazione della pietra. Tale specializzazione portò innanzitutto all’acquisizione di un notevole prestigio per i mastri scalpellini di Pescopennataro – chiamati a realizzare balaustre, acquasantiere, fontane, cappelle gentilizie, cippi funerari, portali, stucchi e decorazioni di case e chiese in tutto il mondo – ma anche benefici economici per le famiglie.

Attualmente a mantenere viva una tradizione tramandata da tre generazioni è Mario Lalli, preciso e raffinata scalpellino autore di diverse opere quali caminetti e mortai. Lalli è anche autore della “farfalla” di Piacere Molise, donata alla Camera di Commercio di Isernia ed esposta al Museo Civico della Pietra nei Secoli.

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IL MUSEO CIVICO DELLA PIETRA NEI SECOLI “CHIARA MARINELLI”

La sezione del Museo dedicata alla Preistoria, è la naturale premessa per poter comprendere l’origine dell’attività degli scalpellini che nell’antichità ha dato fama e identità ai pescolani.

L’intera sezione proviene dalla collezione di Pietro Patriarca (originario di Agnone) e della moglie Fortuna Ciavolino che ne hanno curato sia l’allestimento che la sezione didattica. Inoltre, hanno fatto dono al Museo di una curiosità natalizia: un originale presepe assemblato con pietre naturali, levigate esclusivamente dall’acqua e dal tempo che suggeriscono i vari personaggi della tradizione.

L’imponente collezione Preistorica, consegnata alla terra di provenienza dei ritrovamenti, è frutto di una ricerca trentennale e di uno studio costante ed appassionato sul territorio altomolisano. Essa comprende oltre 1600 manufatti in selce e calcare, molti dei quali di straordinaria fattura a testimonianza di un’industria litica raffinatissima che potremmo definire altamente specializzata. Tali reperti accertano la presenza ininterrotta attorno a quei luoghi di una comunità stabile e progredita che scheggiava la pietra già oltre mezzo milione di anni fa.

Il materiale recuperato accerta la compresenza degli strumenti arcaici del Paleolitico inferiore insieme a quelli raffinatissimi del periodo Neolitico. La raccolta è, inoltre, impreziosita da originali monili e piccoli idoli assolutamente inediti che da soli giustificano una visita al Museo. Studiosi di fama internazionale, per la peculiarità dell’industria litica presente a Rio Verde, per l’abbondanza di siti e reperti, sono concordi nell’individuare nella zona dell’Alto Molise un’area di primario interesse per i futuri studi sulla Preistoria ancora lacunosi per la storia regionale.

In segno di gratitudine ai coniugi Patriarca, il Museo è stato dedicato ad una persona a loro cara e prematuramente scomparsa, la nipotina Chiara Marinelli.

La sezione “Mario Di Tullio” del Museo Civico della Pietra nei secoli “Chiara Marinelli” vuole ricordare i numerosi scalpellini pescolani che, realizzando opere in pietra lavorata, si sono resi famosi non solo nell’hinterland, ma anche in Italia e nei vari Paesi stranieri che li hanno ospitati come emigranti.

(Fonte “Pescopennataro, paese degli alberi e dei maestri della pietra” pubblicazione a cura del Comune di Pescopennataro)

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L’ ARTE ANTICA DEGLI SCALPELLINI DI PESCOPENNATARO  di Franco Valente

Da poco più di un mese (oramai sono passati diversi anni n.d.r.) è uscito dalla stampa un prezioso volume di Mario Di Tullio dedicato agli scalpellini e agli stuccatori di Pescopennataro.

La veste editoriale lascerebbe sospettare che si tratti di uno dei tanti volumetti di storia locale destinati a finire infilato nelle parti meno appariscenti delle nostre biblioteche domestiche, ma la sostanza è ben diversa.
Sono contento di possederlo con la firma autografa dell’autore perché, diversamente da come appare, il libro è una miniera incredibile di informazioni delle quali in futuro nessun cultore di arte e di architettura del Molise potrà più fare a meno.

Amare la propria terra è circostanza che appartiene un po’ a tutti, ma Mario Di Tullio con la sua opera dimostra che per il proprio paese si può andare oltre la semplice e rassegnata contemplazione.
Ci piace spesso affermare che la ricerca delle nostre radici storiche è uno degli obiettivi della cultura molisana. Di Tullio, dopo aver abilmente individuato e sinteticamente definito il luogo delle radici, è andato, invece, alla ricerca dei frutti.

Pescopennataro, come rivela il suo nome, è un paese appoggiato ad un “pesco” (ovvero un grande masso) dalla forma “pinnata”, cioè appuntita.

La pietra, dunque, è il motivo del suo esistere.

Le pietre lavorate sono le tracce seguite da Di Tullio per capire come si sia diffusa nel mondo l’arte degli scalpellini del suo paese.
La cosa più straordinaria è che andando a Pescopennataro ci si aspetterebbe di trovare qualcosa di analogo a quanto è accaduto a Pescocostanzo. Invece girando per il paese, devastato dai tedeschi in ritirata, di decorazioni lapidee non rimane quasi nulla. Se si vuole capire cosa sia successo e dove sia finita l’arte dei pescolani bisogna seguire gli itinerari che Mario Di Tullio ha disegnato nel suo rigoroso “catalogo” delle opere degli scalpellini di Pescopennataro.

Si badi bene che il termine “catalogo” non è assolutamente riduttivo, come potrebbe apparire a causa dell’uso moderno che si fa di questa parola. Basti ricordare l’importanza del cosiddetto “catalogus baronum” del XII secolo per capire quale sia il suo vero significato e quale sia l’importanza di una elencazione ragionata.

Dunque Mario Di Tullio fa un catalogo ragionato del lavoro dei lapicidi di Pescopennataro e così ci permette di capire che la loro opera dal XVIII secolo in poi, partendo dal paese, si sia allargata seguendo gli itinerari della committenza privata e pubblica (religiosa e civile) prima nel Molise e nel confinante Abruzzo e poi, nei tempi duri dell’emigrazione di massa, in tutto il mondo.

Con quest’opera si rende giustizia a personaggi che, pur avendo fatto la storia dell’architettura della nostra regione, ancora non avevano trovato un cultore che tirasse i loro nomi dalla tradizione orale e dal buio degli archivi domestici. Di Tullio ha rimediato brillantemente e così sappiamo finalmente quanto abbia lavorato Nicola Di Lallo che, seguendo il gusto del settecento napoletano, fu soprattutto un architetto nel realizzare opere importantissime nella nostra regione.

Solo per nominare gli artisti del XVIII secolo, sappiamo così dei vari Ludovico Di Tullio, Raffaele Napoleone, Giovanni Crisostomo e Giuseppe Calvitti, Francesco De Lallo, Nunzio Margotta, Domenico Fagnani, Francesco Fagnani, Pasquale Di Tullio, Vincenzo Terreri, Beniamino ed Emiliano De Francesco. Ma sono decine gli scalpellini di Pescopennataro che hanno permesso a Mario Di Tullio di consentirci di apprezzare ancora una volta un aspetto del nostro Molise sconosciuto anche a noi Molisani.

editing Enzo C. Delli Quadri

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