La festa di Sant’Anna a Capracotta

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di Francesco Mendozzi

  • Storia e rappresentazione

Nata nell’attuale Distretto Nord d’Israele, secondo alcuni vangeli apocrifi Anna era figlia di Achar, della tribù di Levi, nonché sorella di Esmeria, madre di santa Elisabetta e nonna del Battista. Giuseppe d’Arimatea era suo zio materno. Fu sposata con Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù del Regno di Giuda e della stirpe di Davide, ma non produsse prole a causa della sterilità del marito. Umiliato pubblicamente, Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori.

Mentre erano separati – in piena similitudine col mistero mariano – un angelo sarebbe apparso ad Anna e Le avrebbe annunciato l’imminente concepimento d’un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si incontrarono presso la Porta Aurea di Gerusalemme: la maggior parte degli autori medievali vede nel loro casto bacio il momento dell’immacolato concepimento di Maria.

Secondo la tradizione Anna e Gioacchino, con Maria bambina, abitavano a Gerusalemme nei pressi dell’attuale Porta dei Leoni, nella parte nordorientale della città vecchia, laddove ci sono i resti della piscina di Betzaeta. Oggi nel luogo dove avrebbero abitato e dove sarebbe cresciuta Maria sorge una chiesa costruita dai crociati nel XII secolo, dedicata a sant’Anna e custodita oggi dai cosiddetti “padri bianchi”.

In un viaggio compiuto nel settembre 2013 in Terra Santa ho avuto modo di visitare questa chiesa e di soffermarmi su alcune peculiarità della figura di Anna. Innanzitutto la chiesa vede sventolare un tricolore d’Oltralpe, visto che i padri bianchi (o missionari d’Africa) sono nati per mano di un vescovo francese e si occupano da secoli di custodire luoghi situati in zone monopolizzate da altre confessioni.

La Chiesa crociata di Sant’Anna a Gerusalemme (foto: B. Werner)

La piscina probatica (VIII secolo a.C.) situata nel cortile della chiesa è proprio quella nominata nel Vangelo secondo Giovanni come il luogo in cui avvenne il miracolo del Nazzareno a favore del paralitico. Prima degli eventi biblici, la piscina si rendeva necessaria per la pulizia e lavaggio dell’area limitrofa, visto che lì venivano compiuti numerosi sacrifici di sangue. All’interno della chiesa, che sorge esattamente sull’abitazione di Anna e Gioacchino, è possibile ammirare una bellissima statua in marmo di Anna, costruita da P. Potet di Nantes verosimilmente alla fine del XIX secolo.

Sul portone della chiesa è poi visibile una lunga iscrizione in arabo, retaggio dell’occupazione ottomana: si narra che Saladino decise di non radere al suolo questo luogo infedele per la grandiosa acustica interna, tanto che decise di trasformarlo in una madrasa, la scuola coranica.

La tradizione vuole che le reliquie della Santa furono salvate dalla furia distruttiva di Longino, lo stesso centurione che trafisse il corpo esanime di Cristo. I resti furono poi custoditi in Terra Santa finché ad opera di alcuni monaci non giunsero in Francia dove rimasero per anni. Durante le famose incursioni ottomane, l’intero corpo fu chiuso in una bara di cipresso e murato, per precauzione, in una cappella scavata sotto la nascente cattedrale di Apt, in Provenza.

Molti anni dopo avvenne il ritrovamento, preceduto e seguìto, secondo i racconti, da diversi miracoli che portarono all’identificazione del corpo, grazie perlopiù ad una scritta in greco. In seguito ne avvenne la smembratura e divisione fra i nobili ed il clero, anche se attualmente il teschio è custodito nella Cappella Palatina del castello dei Ventimiglia di Castelbuono, in provincia di Palermo. Tra i presunti miracoli si annovera quello del “lumino”, rimasto acceso accanto alla bara di cipresso per anni nonostante l’assenza di aria.

Celeberrime sono le raffigurazioni di Anna eseguite da Giotto nel 1305 nella cappella degli Scrovegni, a Padova. Ma, a partire dall’Alto Medioevo, si diffuse l’iconografia di sant’Anna Metterza (con Maria e il Bambino Gesù), ripresa anche dal Masaccio e da Leonardo. Denominata per il rango in ordine di importanza, la Santa, “messa a fare da terza”, sostiene in grembo la Madonna che a sua volta regge il Bambino Gesù seduto sulle ginocchia. Chi volesse ammirare una delle più importanti sculture lignee di sant’Anna Metterza (fine XIII sec.) può recarsi presso la curia arcivescovile di Chieti.

La statua di sant’Anna nella Chiesa Madre di Capracotta (foto: A. Mendozzi)
  • Festa di popolo

A Capracotta, la festa di Sant’Anna nacque probabilmente il 27 luglio 1919, su insistenza della mia bisnonna Carmela Di Tella (1868-1940), nata Sciullo, per grazia ricevuta. Questa consisteva nella preghiera di nonna Carmela di far tornare dalla Grande Guerra quattro dei suoi sette figli maschi, arruolati nel Regio Esercito. Tornarono tutti vivi e, anche se due di loro morirono poco dopo per malattie comunque non contratte in guerra, la mia ava si adoperò per rendere grazie alla Santa tramite l’istituzione di una festa religiosa popolare. I quattro figli di Carmela impegnati sul fronte erano Giuseppe (classe 1891), Raffaele (1893), Michele (1897) e Costantino Di Tella (1900, arruolato negli alpini ma, in teoria, in fase di addestramento).

Carmela Sciullo (1868-1940), con 6 dei suoi 7 figli maschi

Nel corso degli anni l’organizzazione della festa è passata, di mano in mano, da nonna Carmela a suo figlio Pasqualino Di Tella (r’ Furnàre), quindi ai nipoti Michele (r’ Curredóre, figlio di Pasqualino) e Gabriele Innocente (r’ Barbiére, figlio di Giuseppe Di Tella). È questo uno dei motivi per cui la giornata in onore di sant’Anna si configura come una festa tradizionale del quartiere capracottese di San Giovanni, con la statua della Santa che staziona in piazza Emanuele Gianturco e attende l’esplosione dei fuochi pirotecnici (oggi aboliti). Nei miei ricordi è ancora viva l’immagine di mia nonna Rosa Anna (1911-1996), undicesima ed ultima figlia di Carmela Sciullo, che attendeva sulla soglia della sua abitazione di via Guglielmo Marconi l’avvicinarsi della figura lignea di Anna, così da poter esprimere in cuor suo l’intimo caloroso ringraziamento per quei fratelli tornati vivi dalla logorante esperienza bellica.

Accanto alla liturgia religiosa in onore di sant’Anna – che si celebra ogni anno l’ultima domenica di luglio, con la statua che viene portata a spalla da sole donne – esiste anche una festività eminentemente popolare, che fino a pochi anni or sono si svolgeva tra via della Repubblica, via Pescara e via Michelangelo, mentre oggi si tiene in via Leonardo Falconi. Pire di fuochi, panini imbottiti, musica tradizionale, patàne arracanàte, fiumi di vino, balli di coppia con l’urieanètte e molta cordialità trovavano nella figura di z’ Brièle il loro rappresentante massimo. Oltre a quello del quartiere San Giovanni venivano accesi altri fuochi in tutti i rimanenti quartieri di Capracotta (ogni cittadino offriva un po’ della sua preziosa legna da ardere in onore della Santa) ed era prassi girovagare per il paese per visitarli tutti.

Alcuni anni dopo l’improvvisa morte di Gabriele, avvenuta nel 2008, la volontà di suo cugino Michele, presidente del Comitato di Sant’Anna, è stata quella di lasciare l’organizzazione a leve più giovani. Per motivi non esclusivamente logistici la festa è dunque passata, dopo l’edizione del 2013, nelle mani della mia famiglia che, assieme ad altri discendenti diretti di nonna Carmela, ha sempre coadiuvato i Di Tella nello svolgimento della processione.

L’accensione del tradizionale fuoco di Sant’Anna (foto: A. Mendozzi)

Affievolitasi la fede religiosa, rimane dunque saldissimo il legame con la terra e la comunità di Capracotta e soprattutto con quella grazia chiesta e ricevuta dalla mia bisnonna, alla cui memoria lego saldamente l’impegno a proseguire, nei decenni a venire, la festa capracottese in onore di Anna di Tsipori, tanto che domenica 29 luglio 2018, per il novantanovesimo anno, sant’Anna tornerà una volta ancora sulle strade di Capracotta.


Bibliografia di riferimento:

  • AA.VV., I racconti di Capracotta, vol. V, Proforma Design, Isernia, 2014;
  • L. Arbace et al. (a cura di), Grandi madri, grandi donne: percorsi d’arte dalla preistoria al Rinascimento, Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Abruzzo, Pescara 2014;
  • S. Brancato, Sant’Anna: vita, culto, iconografia, Sellerio, Palermo 2004;
  • C.S. Lewis, Il cristianesimo così com’è, trad. it. di F. Salvatorelli, Adelphi, Milano 1997;
  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;
  • A. Romanazzi, Guida alla Dea Madre in Italia. Itinerari fra culti e tradizioni popolari, Venexia, Roma 2005.

Copyright: Altosannio Magazine

3 Commenti

  1. Magnifico racconto, il tuoFrancesco Mendozzi, esauriente e documentato in loco, ed a ragione sei fiero di proseguire un rito religioso e tradizionale a Capracotta ,tuo paese natio e originario della tua stirpe…
    Io aggiungo solo ai nomi e alle peculiarità di Sant’Anna che Manzoni dice di lei “pregnante annosa” Ma ecco i versi dell’inno sacro

    : Da IL NOME DI MARIA
    Tacita un giorno a non so qual pendice
    Salia d’un fabbro nazaren la sposa;
    Salia non vista alla magion felice
    D’una pregnante annosa;
    E detto: “Salve” a lei, che in reverenti
    Accoglienze onorò l’inaspettata,
    Dio lodando, sclamò: Tutte le genti
    Mi chiameran beata. ………….

  2. Grazie Enzo per il tuo attestato di stima. E grazie anche a te Marisa per questo inno sacro del Manzoni che non conoscevo affatto.

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