La Casa del signore di Capracotta: svelato l’arcano “capracottese” in quel di S. Salvo

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di Francesco Mendozzi

Rosina Artese, “Casa del signore di Capracotta”, 2005, acquerello.

Nelle mie ricerche non-letterarie su Capracotta mi ero imbattuto anni fa in un’opera di Rosina Artese (1939-2014), brava pittrice sansalvese che nel 2005 aveva realizzato un acquerello della cosiddetta “Casa del signore di Capracotta”. L’artista aveva infatti voluto ritrarre il suo quartiere natio, al centro del quale spiccava un palazzotto dal nome fortemente evocativo per i capracottesi. Avevo chiesto a diversi compaesani residenti a S. Salvo e ad alcune associazioni del luogo ma nessuno era riuscito a svelare l’arcano creato da quell’intitolazione così bizzarra. Chi era questo benedetto signore di Capracotta? Era forse un ricco possidente? Capracotta ne era magari il soprannome? O si trattava soltanto di una storpiatura lessicale?

La ex Casa del signore di Capracotta, oggi b&b Savoia, a S. Salvo (foto: F. Mendozzi)

Grazie al prof. Giovanni Artese, da tanti anni residente nella cittadina marittima abruzzese dove insegna, sono riuscito a risolvere questo simpatico dilemma. Egli si è infatti recato dalla sorella della pittrice, la signora Ada Artese, la quale ha confermato che il cosiddetto “signore di Capracotta” era in realtà un certo Michelino Fabrizio, il quale, volendo cercar moglie nei dintorni della cittadina, giunse fino a Capracotta: non soddisfatto, finì per sposare una ragazza del posto. A tal fine i compaesani gli affibbiarono il soprannome di «quelle de Crapacotte», in quanto i soprannomi non solo si ereditavano ma spesso venivano dati per via di un’affermazione bislacca o di una battuta su cui si appuntava la curiosità e la malizia popolare.

Quando, negli anni Novanta del Novecento, il prof. Artese ed altri ricercatori hanno compiuto degli studi sul centro storico di S. Salvo, non ricordando il nome del proprietario del palazzo (ormai defunto), lo chiamarono “casa del signore di Capracotta”, dove per signore non si intendeva dunque un feudatario o un ricco possidente bensì un agiato anonimo proprietario d’immobile. Quella casa, che si trovava all’angolo tra via Fontana e via Savoia, ed era architettonicamente barocca, è stata purtroppo demolita e ricostruita circa quindici anni fa. Ora è sede del b&b Savoia.

Con questa bizzarra spigolatura capracottese intendo salutare tutti gli amici che vivono nella bella cittadina di S. Salvo, in cui Capracotta può contare una foltissima rappresentanza di propri figli.


Bibliografia di riferimento:

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, voll. I e II, Youcanprint, Tricase 2016-2017.

Copyright: Letteratura Capracottese

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