La bustina di Marisa: una valigia-baule

3
860

di Marisa Gallo [1]

Omaggio a mio padre, con un aneddoto

casa-padronale-di-marisa-gallo
la casa paterna, dipinta di verde

Sempre attento al dovere dell’ospitalità, intesa come accoglienza dell’altro – e a tal proposito ho già raccontato qualcosa, tempo fa- MIO PADRE era grato ANCHE a chi gli offriva accoglienza .

Avendo frequentato solo la seconda elementare, mio padre-classe 1908- aveva dovuto imparare il mestiere di suo padre- già a sette anni, e seguirlo, sempre a piedi, sul posto di lavoro pur distante vari chilometri- come apprendista muratore.

Divenuto autonomo già a vent’anni, cominciò a lavorare in proprio, e come primo lavoro costruì la sua casa, come è scolpito sulla pietra frontale 1930..., secondo l’uso del tempo.

Si riteneva un muratore “ finito” intendendo “rifinito”; costruiva una casa dalle fondamenta al tetto,   nel tempo in cui una committenza di lavoro si firmava con una stretta di mano e si suggellava con un brindisi alla salute degli interessati… Spesso fu costretto ad allontanarsi dal paese, MONTEFALCONE, se il lavoro era scarso, anche passando il …mare. Così una volta andò in Corsica..

IL FATTO DELL’IMBARCO IN MARE era visto a quel tempo , come qualcosa di importante e suggestivo; soprattutto difficoltoso : occorreva il passaporto, essendo la CORSICA un possedimento francese- come tuttora-.

Allora per alcuni mesi fu chiamato dal figlio del suo compare e maestro di lavoro Agostino RAMPA, che dovendo costruire colà la casa, aveva chiesto la collaborazione di mio padre, che accettò e si trasferì in CORSICA per il tempo necessario. Finito il lavoro, prima di tornare al paese, ebbe l’incarico dal comparuccio, giovane sui 35 anni, committente e proprietario della casa, di portare una “valigia di salumi ai suoi familiari a Montefalcone. Infatti questa famiglia cṑrsa nella quale il nostro giovane si era inserito, allevava maiali, e ne vendeva i salumi.

Ripartendo mio padre per l’Italia, quale migliore occasione di farne omaggio ai NUMEROSI fratelli rimasti in paese? Cosi prepararono una grossa valigia PIENA di ogni ben di DIO, di salumi d’ogni specie e gusto, una grande valigia zeppa, che mio padre avrebbe dovuto portare sulla nave.   Essendo forte e robusto, mio padre non si tirò certo indietro, sia per la “comparanza” esistente fra loro, ma anche perché egli stesso era stato ospite della famiglia “ corsa ” per tutto il tempo del lavoro.

Ma qui la cosa cominciò a complicarsi.

Sul traghetto arrivò, forse la finanza, o la polizia, che chiese ai viaggiatori di esibire il passaporto e di dichiarare il contenuto dei propri bagagli a mano … Era forse il 1954? ’55? il tempo credo che proibiva il trasferimento di carne o salumi, senza una legittimo permesso. Cosa che mio padre non aveva assolutamente.

Il poliziotto chiese allora: – Cosa porti in quella valigia che sembra un baule?
Fu allora che l’estro di mio padre venne fuori; cominciò a tergiversare e rispose:
La valigia nen è la mae; ‘nu cumpare mel’date ca ij l’aije pertà ala famiglie sae a lu paiose! (la valigia non è mia; un mio compare mi ha pregato di portarla ai suoi familiari in paese!.
Va bene , ma cosa c’è dentro ?
E mio padre:- Nen le sacce..me l’ha date chiuse! (Non lo so, me l’ha data chiusa…)
Allora aprila e vediamo cosa c’è _
E mio padre : –GesùMmarie! – Ma nen me pozze permette d’apri ‘na cose che nen n’è la maie!lu cumpare che po’ dicere! chiuttoste, apritele vou! (non mi posso permettere di aprire una valigia che non è mia ! piuttosto, apritela voi! )

Insomma tira e molla, molla e tira il poliziotto ….. perse la pazienza e ordinò a mio padre di portare la valigia in un angolo più distante e l’aprì con un gesto di stizza e … un’ occhiataccia!!!!

Ahimè, fu assolutamante grande la sua meraviglia, quando vide la varietà del contenuto: salumi d’ogni genere, che all’epoca era proibito portare così, senza alcun permesso.

Sbalordimento generale : rabbia del poliziotto e sgomento di mio padre . Che continuò però a fingere di non sapere niente.
butta in mare questa roba, subito, non puoi trasportarla
E mio padre:- Gesùmmarie!e lu cumpare !? che ji’arporte, ninte? Ijettatecele vou a mmare…sete autorizzate! ije coma facce, nen è robba mae!
Mio padre raccontava quasi divertito: “ Cumenzive a STUPITIJE’   – cominciai a fingermi un po’ tonto .–
Di nuovo tira e molla, molla e tira… Insomma il poliziotto perse la pazienza, ma chissà forse non completamente; e con un moto d’ira chiuse gli occhi (???!!) e violentemente chiuse ANCHE il coperchio della valigia   con una sonora pedata…
vai via, tornatene di là, tu e questa maledetta valigia piena di ….!

Continuando a fare lo gnorri, mio padre tornò in cabina, col suo trasporto eccezionale sano e salvo.. Ringraziato a vita dai numerosi familiari, quando appresero L’EPISOSIO OCCORSO SUL TRAGHETTO. Passarono una stagione invernale coi buoni salumi che avevano fatto infuriare di brutto il poliziotto, in fin dei conti, anch’egli POVERO DIAVOLO! aveva fatto lo gnorri, di fronte alla miseria di un uomo, che nascondeva la “sua” grande miseria in una valigia, grande come un baule…  

Papà raccontava compiaciuto questo curioso episodio; certo egli non sapeva NIENTE di ironia, di sarcasmo ecc;  in dialetto egli diceva che stupetijave, e talvolta, così facendo, aveva volto in POSITIVO una situazione che non riusciva a controllare con chiara ragionevolezza .

Era generoso papà, e nel lavoro non guardava certo l’orologio per “ lasciare la cazzuola”; sempre mezz’ora dopo, mai prima…Amava il suo lavoro e lo faceva con passione. Ricordo che una volta, passando delicatamente la mano sulle pietre di una vecchia casa di campagna , esclamò: – Ah, ‘ste belle prete; quante ne sò accapezzate e ‘ffilate, quand’ere giauvene!

Vicolo scalinata di Montefalcone nel Sannio
Vicolo scalinata di Montefalcone nel Sannio

In inverno si accumulava tanta neve nei vicoli di Montefalcone nel Sannio e tanta se ne accumulava sugli scalini di stradina pubblica, di cui alla foto. Mio padre si preoccupava di “spalarla”, dicendo: la povera gente, ci’avesse sciuuelè..”. (Povera gente, potrebbero scivolare).

Senza istruzione, ma col robusto esempio di operosità e sacrificio, ci inculcava un atteggiamento di obbedienza e di rispetto verso le persone anziane, e ce lo ricordava ad ogni piè sospinto.

Quande vide ‘nu vecchie salutele, hi capuite? (Quando vedi un vecchio, salutalo, capito?)

“Lu patrone va respettate, e allore isse pure t’arrespette”, e te paghe quande è ore!- soleva spesso ripetere. Perciò, se un “padrone” , talvolta distratto e non rispettoso, tardava il pagamento a fine lavoro, papà provava amarezza e sconforto e doveva ricorrere alla zia comare, con un prestito di qualche giorno, per “tirare avanti”. Ed allora ero io l’ambasciatrice della richiesta del prestito, presso la zia, con qualche imbarazzo mio, ma soprattutto di papà, che appena possibile si sdebitava, restituendo il denaro, o con un lavoretto da muratore.

… Era il tempo in cui le famiglie   facevano la spesa alimentare in “CREDENZA”, cioè si segnava su un libricino la lista della spesa, e si pagava …quando DALL’ALTRA PARTE si riscuoteva!!!!

-Caro papà, poco istruito, ma forte e generoso, troppo hai lavorato, e troppo hai sofferto, ma troppo hai sognato per noi figli, con la tua sana ambizione di migliorare la tua e la nostra posizione, in un tempo di scarso benessere sociale …… Fin quando ad 85 anni ci hai lasciato! E tu, sempre robusto come una quercia, sconfitto da un male incurabile, sei volato in cielo come un fuscello! Pace a te!

PESCARA   9 – 1- 1994!/ PESCARA   9 -1- 2017


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine

EditingEnzo C. Delli Quadri 

 

3 Commenti

  1. Ho riletto il mio racconto,ripensando a mio padre, e come Carducci in “TRAVERSANDO LA MAREMMA TOSCANA “dico… “Con gli occhi incerti tra il sorriso e il pianto”……

  2. Schietto e sincero, intriso di nostalgia e di amore , il tuo racconto scorre facile alla lettura , con quella nota di ironia e di amarezza che ben rappresentano i tempi difficili da te rannati.

  3. Marisa Gallo ci racconta un episodio della vita di suo padre e ne illustra, con poche frasi, tutta lo sua grandezza morale, tutta la sua onestà “materiale” ed intellettuale, tutta la sua grande capacità lavorativa, tutto il suo amore nell’educare, prima con l’esempio e poi con le parole.
    Era un uomo che aveva educato se stesso con il lavoro, che nel lavoro aveva costruito la sua formazione di uomo, secondo l’insegnamento dei padri.
    Il lavoro era stato sempre al centro della sua vita, il lavoro gli aveva permesso di sviluppare le sue capacità, fisiche ed intellettuali, il lavoro gli aveva permesso di acquisire la sua cultura, non solo professionale.
    Tutte queste cose ed altro ancora dice Marisa Gallo del suo amato papà.
    É un racconto di grande amore, che traspare da ogni frase, da ogni parola che la figlia usa per parlarci del suo “grande padre” e lo fa sempre con orgoglio e “devozione”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here