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La bustina di Marisa: Quando si viaggiava con la corriera

Cari amici, IO TORNO INDIETRO NEL TEMPO …SEGUITEMI; per la befana un racconto-regalo virtuale, da vecchia befana che non sono altro…Seguitemi…nella lettura, e ci ritroveremo a viaggiare … più lentamente, con minore stress …

 Marisa Gallo [1]

QUANDO SI VIAGGIAVA …CON LA CORRIERA

IL TEMPO PASSA…MA IO TORNO INDIETRO… Intorno agli anni 50/ 60, il mio paese MONTEFALONE NEL SANNIO era capolinea di due società di autotrasporto pubblico,   collegando molti paesi lungo il percorso per Campobasso… o per Vasto…Allora si viaggiava quasi prevalentemente con la corriera, cioè con l’autobus, che collegava i nostri paesi molisani che si trovavano lungo il percorso. Chiaramente il servizio pubblico cominciava al mattino molto presto, non essendo diretto, in quanto bisognava raggiungere le varie località e ci si doveva fermare un minimo indispensabile… IL PERCORSO ERA ACCIDENTATO !!! Accidenti  alle TANTE buche, alla breccia e al fondo stradale!!!

La rotabile , come la strada si chiamava allora, era sì sotto la continua cura dell’ANAS, ma certo era impressionante il nugolo di polvere che s’alzava al passaggio del veicolo, né si potevano evitare i sobbalzi continui alle numerose curve e ai tornanti, allora così tanto ritornanti, cioè numerosi…Non c’era ancora il gusto di aprire qualche varco e tagliare un “promontorio”. Insomma il disagio era enorme e procurava in molti un mal d’auto niente affatto piacevole, che comportava un subbuglio di testa e di stomaco…Alcuni paesi tra cui Montemitro, San felice del Molise, Acquaviva Collecroce – paesi di origine CROATA- non si trovavano proprio sul percorso, bensì ad un paio di Km più all’interno, e BISOGNAVA ANDARCI appositamente; però grazie alla “complicità” e gentilezza dell’autista si era instaurata una pratica: alcune persone scendevano al bivio prima di salire nei paesi…per una boccata d’aria o per fumare una sigaretta, e quindi riprendere l’autobus alcuni minuti dopo, per proseguire il viaggio…

Così ad ogni bivio!!!!

Ed io ero tra le più assidue di questa pratica, perché soffrivo di “brutto”di mal d’auto… Ne soffro ancora oggi, e riesco ad evitarlo solo guidando di persona… Questa pratica però ha avuto un RISVOLTO negativo per me, perché non ho conosciuto nemmeno superficialmente questi paesini…

Prendi Montemitro, un paesino ad un tiro di schioppo da Montefalcone; molti ci andavano anche a piedi… dalla parte EST del paese verso la CARDINALE e lu “PALANDILLE” – due belle fontane dall’acqua fresca, abbondante, cristallina, leggera e invitante. D’estate la gioventù del paese andava a passeggio lungo quella strada , si beveva alle fontane, si riempiva il “cecenaro”, o più raramente qualche bottiglia di vetro.  Ma in quelle fontane spesso le donne usavano andare a sciacquare il bucato, specie se si trattava dei capi della “dodde” di una futura sposa, per i quali c’era un’attenzione particolare e “comunitaria”, simpaticamente condivisa … … Le lavandaie lavoravano, a volte anche coi piedi nudi in acqua, più frequentemente con stivaletti di gomma e… raccontavano storie, o cantavano in coro… specie quando stendevano o rigiravano i capi stesi ad asciugare al sole, sulle siepi fiorite di biancospino…

Ma soprattutto, lungo quel versante collinare, molti paesani possedevano terreni adibiti a laboratori artigianali- della creta, del legno ecc- o coltivati a ortaggi, appunto perché forniti di acque sorgive e quindi vi si recavano quasi quotidianamente per lavoro. Montemitro era lì, alla vista, appena dopo un bel laghetto-questo   ancora in territorio del mio paese – e con i vicini Croati ci si scambiava: lupini, o finocchi, o alcuni altri prodotti…

Spesso si creavano legami di innamoramento fra i giovani di questi paesini e quindi poi di parentele più estese, che si incontravano specie nelle feste solenni del santo PATRONO, del NATALE, o alle fiere…

Così viaggiando, ma scendendo al “bivio”, io ho “scavalcato”anche San Felice e Acquaviva . Però in verità non ho conosciuto neanche altri paesi limitrofi: Celenza, Tufillo, Carunchio, San Giovanni Lipioni, Torrebruna ecc, che siti dall’altra parte del paese, verso OVEST sulla ripa sinistra del Trigno, in provincia di Chieti,  erano fuori portata della corriera. Verso queste località non c’era un servizio giornaliero e perciò i collegamenti erano più sporadici , e si effettuavano con animali… le cavalcature …cioè a dorso di cavallo o di mulo… o per i più abbienti con la FIAT 600 “multipla” del tempo, VEICOLO CON Più POSTI , “ il pulmino”, che alcune persone di Montefalcone possedevano, svolgendo un servizio di taxi… A quel tempo, con le pochissime automobili private, ci si muoveva di meno e pochi erano fortunati, da potersi permettere qualche “gita fuori porta”( si direbbe oggi)… magari con una vespa o una lambretta, che qualche giovanotto di buona famiglia aveva e ci scorrazzava con spavalderia…

Già, nella fanciullezza e poi nell’adolescenza NON ho avuto modo di uscire molto dal paese nei mesi estivi…durante le vacanze scolastiche, quando tornata dal collegio, stavo in paese. Devo precisare poi che la mia famiglia non usava molto andare per “feste e fiere”sia per “necessità” – papà lavorava all’estero durante quasi tutto l’anno-e sia per mentalità…quindi ho vissuto pochissimo“ in comitiva”.

Ricordo che ai miei tempi “LU PUSTALE” , la corriera per Campobasso, era guidata da un autista di nome Tullio,( di cui non ricordo il cognome)“signore” , garbato nei modi, e dalla guida molto pacata; per cui sia nel viaggio di andata, al mattino, che in quello di ritorno, a sera, a NOI passeggeri sembrava di subire meno scossoni ! All’epoca, sull’autobus, c’era anche il fattorino, cioè il bigliettaio, che rilasciava i biglietti, caricava con una scaletta i bagagli in alto sul tetto del mezzo: valigie e quant’altro, provvedeva alla pulizia del mezzo alla sera, nella rimessa del capolinea; molto vicino a casa mia, tanto che quando i pullman al mattino partivano si sentiva il rumore della messa in moto!Non dovevano essere molto silenziosi!..

Allora si trasportava con la corriera roba voluminosa o informe …e non scorderò mai che una volta un gallo letteralmente “ cucito” dentro un cesto riuscì a rompere i punti, spiccando il volo durante una sosta, mentre dall’alto del mezzo si calavano i bagagli e …non ci fu verso di riacchiapparlo!! Con imprecazioni del proprietario, disappunto dell’autista e del fattorino…che però cercava di minimizzare il “fattaccio” con battute spiritose…<L’arpeglieme massere a lu retorne, nen te preoccupà, ca lu hallette ci-aspette!!! Nce sta n’altra corriere che l ‘arporte a la case!>diceva al proprietario, diventato rosso in viso, per l’ira…

Già, devo dire che la bonomia del fattorino, che non era originario di Montefalcone, era risaputa in paese, ed io stessa qualche anno più tardi ne feci esperienza.

LA CORRIERA D’UNA VOLTA !!! PER ME E’ STATA UN CROCEVIA IMPORTANTE, IL PUNTO D’INCONTRO! Infatti proprio sulla corriera ho conosciuto il mio fidanzato, durante un viaggio dal mio paese a VASTO…   pur se quel viaggio per me era tutt’altro che dilettevole. Ci recavamo a Rimini, dove mia sorella -17 anni- aveva avuto il giorno precedente un grave incidente stradale: lei in bici, investita da un autobus straniero!.. Il “fatto” comportò una soluzione lunga e difficile, ma FORTUNATAMENTE mia sorella è ancora in vita!

Era il due luglio 1959: avevo 20 anni.  Eh già !   Fu un’ occasione CASUALE   e favorevole, che VOLLE CH’IO NON SCENDESSI AL BIVIO di TAVENNA: infatti sul pullman per VASTO non era consentita la pratica bonariamente ammessa dall’autista Tullio, signore e cordiale…come sul percorso per CAMPOBASSO.

Accadde pertanto che conobbi proprio sul pullman un giovane del paese -Tavenna- anch’egli diretto a VASTO, che divenne dopo breve tempo il mio fidanzato e quindi mio marito… Erano gli anni in cui il servizio postale veniva effettuato con la “corriera” ed il corriere era il fattorino… Riziero- che abitava vicino casa mia, padre di quattro figli e la prima quasi della mia età, se non ricordo male- EGLI – bontà sua – fu “postino privato” durante i sei mesi del nostro fidanzamento.

Ebbene allora l’unico modo di comunicazione era la lettera ; il telefono era solo “pubblico, a pagamento e serviva per le “urgenze” ; per cui un paio di volte a settimana io mi alzavo al mattino presto, per dare la lettera per il mio fidanzato … a Riziero. Che, arrivato a Tavenna, consegnava all’ufficio postale – insieme al sacco della posta- anche la mia lettera alla signora impiegata, titolare dell’ufficio–sorella del mio fidanzato e perciò mia cognata…e lei al mio fidanzato, suo fratello!! COME DIRE “IN BUONE MANI”.  E la sera il percorso era all’inverso…con la risposta fresca del mio fidanzato, sempre portata da Riziero. Insomma meglio di un PONY EXPRESS—che negli USA era stato creato già da un secolo…!

LA VECCHIA CORRIERA !!! Non certo confortevole come i moderni autobus, ma si viaggiava veramente in compagnia, si chiacchierava, si discuteva animatamente, come gitanti di una comitiva in vacanza, e dove i PASSEGGERI SI SENTIVANO A LORO AGIO, NON ESSENDOCI ALLORA nessun divieto specifico … PERSINO   si fumava, con mio grande disappunto. Forse perciò io non ho mai fumato!


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

3 commenti

  1. Galeotta la corriera! Bello il racconto! A me il mal d’auto veniva solo all’avvicinarmi alla corriera in quanto non sopportavo lo sgradevole odore di nafta. Ricordo i due servizi di Montefalcone. Un autista di Montefalcone, Vittorio Cordisco (un personaggio simpatico e disponibile), trasferito a Celenza, lavorava con la ditta Tessitore. Hai riportato quel mondo e la vitalità di quella strada e fontana e di quei tempi da farceli sentire nostalgia. Che bravura!

  2. Cristina Cislaghi di Filippo

    Grazie, signora Marisa, del suo vivace racconto! Io sono milanese, ma ho dei parenti di Agnone e mi sono iscritta alla vostra newsletter per conoscervi meglio.

  3. Marisa, sei grandiosa!
    Le tue preziose bustine ci fanno tornare indietro di alcuni decenni!
    Non sapevo che avevi incontrato casualmente tuo marito….invece Amilcare ed io siamo andati insieme all’asilo, però lui allora preferiva Fernanda Colangelo, la figlia di Gni gni, perché aveva i riccioli biondi…..
    Ciao e continua a scrivere.

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