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La bustina di Marisa – La stoffa, di dritto e di rovescio

di Marisa Gallo

La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio; quest’ultimo non è così bello ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili”. Arthur Shopenhauer

Questo aforisma mi ha stuzzicata ...

Eh già, io sono proprio in questa fase : posso ben vedere il rovescio della stoffa della mia vita!!! Ma qui non voglio essere troppo intimista e svelare  l’intreccio dei fili  della mia esistenza, intessuti dal destino…Cui prodest !?A chi gioverebbe?? No, semplicemente voglio significare come la differenza tra il diritto e il rovescio di una stoffa può causare un serata  strana , una bagarre e un tafferuglio familiare …

Il mio sarà il racconto spicciolo di un fatto tragi-comico,  occorso a casa mia,  che mi ha fatto inca..are e divertire insieme. La  premessa, il  pretesto, l’ introduzione al fatto vero e proprio sono le frequenti “dimenticanze”, che capitano  a quanti hanno superato gli “anta” e per loro fortuna sono andati “avanti”! Credo càpiti  spesso di perdere qualche  oggetto o meglio di non  ricordare dove siano  stati posati.. che so, le chiavi, o piuttosto gli occhiali, da miopi o da  presbiti, non importa – e quindi di non riuscire a fare bene quel che si sta facendo.

Càpita di lasciare il cordless da qualche parte e/o dopo inutili giri bisogna far squillare il telefono fisso, per saper dove è finito posato, e quindi ricuperarlo…… Per fortuna ho la testa ancora attaccata al collo, altrimenti potrei perdere anche quella… Ma ormai il (mio) suo valore è dimezzato…ahahah!

Insomma a me, che ho fatto quasi  il giro di boa della mia vita, doppiando  gli “anta”, queste dimenticanze mi capitano spesso,  con qualche vaffa, qualche sbottamento e/o un  rabbioso urlo  (dipende dal tempo che impiego a ritrovare l’oggetto cercato). Ma ci sta, è normale; sono oggetti(ni) che trovano un “buco adatto” e vi si infilano per farti perdere la pazienza!!!

Ricordo – quand’ero piccola-   talvolta accadeva anche  a mio padre di cercare e non trovare  ad es. il metro, o la cazzuola,  o lo spago da muratore…anch’egli si alterava, ma non più di tanto. Soleva dire, per calmarsi:  <Mo ce sta a ffa’ Farfarille! – Tra nu poche ce finisce heisse e me l’arrenne.> Chi fosse veramente  Farfarello l’ho imparato solo tanto tempo dopo,  cioè il dispettoso diavolo della Divina Commedia, quando Dante e Virgilio  nell’ Inferno incontrarono i dannati barattieri, affossati  nella pece, e dove la comicità del Poeta diventa farsa, elencando tanti diavoli dai nomi strani tra  cui Farfarello, e dove essi  si esprimono con evidente  volgarità:

Per l’argine sinistro volta dienno;
ma prima avea ciascun la lingua stretta,
coi denti, verso lor duca, per cenno;
ed elli avea del cul fatto trombetta.

E anche mio padre talvolta citava l’ultimo verso del XXI canto  …non so  da chi o come lo avesse appreso, visto che aveva frequentato solo la seconda elementare! Ma, a pensarci bene, potrebbe averlo appreso da  un avvocato del paese,  al quale papà probabilmente aveva fatto dei lavori da muratore, in casa. Ricordo quella casa sita all’ inizio/ uscita  del paese, una di quelle case signorili col portico interno e dove anch’io da bambina qualche volta mi recavo a prendere, o meglio a comprare una/ due ricottine da donna Casilda, madre dell’avvocato e di  suo fratello, che, detto per inciso, portavano lo stesso nostro cognome, Gallo.

Ebbene le bianche ricottine, dal costo di 30 lire  l’una, calde, tremolanti  e ghiotte, diminuivano nel breve percorso, fino a casa mia: eppure le “campeselle“- formelle-di stagno bucherellate a tronco di cono, erano quasi piene quando donna Casilda le  riempiva dal caldaio bolllente…e ricordo che a me sarebbe piaciuto anche un po’ di quel siero, che sembrava quasi un latte bollente! Così poi le ricottine -ahi ahi! finivano presto a casa mia, ed io restavo sempre  “vogliosa”, aspettando i giorni successivi, quando l’anziana signora -dai gesti  e dal portamento  signorili, e i capelli bianchi- nella sua  grande cucina, avrebbe “fatto” di nuovo la ricotta, col latte delle sue capre, allevate dal  suo pastore…  L’avvocato, celibe e di nome  Gastone, viveva forse a Roma, ma tornava spesso  in paese. Era  l’unico con quel nome, e a me bambina “suonava un po’ strano”. Già, perché le persone pur importanti  di Montefalcone  avevano in fondo nomi “comuni”: don Rino-suo fratello; don Armando -famacista; don Vittorio- parroco; don Mario – dottore; don Filoteo -maestro; don Giovanni -noto avvocato; don Silvio-ricco possidente ( tanto per citare i più importanti “DON” di quel tempo).

La sua presenza, un po’ reboante, si notava vistosamente quando – incontrastato protagonista- don Gastone con gli amici passeggiava lungo il corso del paese. Al tempo la loro passeggiata finiva col dietrofront proprio sotto casa mia…questa era abitudine consolidata, perchè cominciava poi la strada brecciata, NON comoda al passeggio! Allora nel gruppo dei giovani amici  le risate  erano fragorose e allegre, come i suoi racconti, che portavano in paese  l’eco della romanità, le novità della Capitale; specie se il crocchio sostava sul terrazzino, davanti al bar di Nazario, era facile sentire i loro commenti e le risate, semplicemente passando per strada.

Penso che l ‘Avvocato, don Gastone,  che conosceva Dante, avrà fatto sentire in un momento di relax dal lavoro, o durante lo stesso-  per celia o per qualche ragione certo a me sconosciuta- quella  terzina dantesca  a mio padre, che avrà memorizzato il nome del  dannato diavolo  Farfarello  e quell’ultimo verso faceto!  Il verso – per  mio padre- era come tenere in nessun conto un  buon consiglio o la raccomandazione di un amico; e riferendosi invece ad un oggetto sparito, sembrava che esso si affossasse nella pece, ad opera del maligno Farfarello! Comunque poi, di lì a qualche minuto- raccontava talvolta divertito papà, l’oggetto da lui cercato – e reso dal “burlone, dannato Farfarello”- faceva capolino dietro uno spigolo, o dietro il sacco del cemento, o dietro una pietra, quando costruiva un muro o altro di simile… ed egli, fischiettando soddisfatto, continuava il suo lavoro,  pur avendo subìto un inciampo. Ed aggiungeva: <Ce vò’ la pacinze, che è da resse cchiù forte de la rauije de lu mumente.> occorre aver pazienza, che deve essere più grande della “rabbia” del momento”

Ma,  tornando “al tema” quel che mi è capitato una sera, non credo sarà replicabile o sia successo ad altri… Ebbene, era l’ora di andare a letto…mio marito cercava il pigiama: trova la giacca appesa al solito posto, ma …non riesce a trovare il pantalone… lo cerca dappertutto, finanche sotto il letto e finanche sotto il cuscino,  dove solo io abitualmente metto il mio pigiama. Ma lui no, non usa così…gli fa prendere aria, lo appende all’attaccapanni o altrove , ed allora… NON essendo al solito posto, lo aiuto a cercarlo anche in cucina!  Chissà distrattamente è rimasto sulla spalliera di una sedia, accanto al camino, visto che abbiamo “incendiato” le ramaglie autunnali e secche del giardino. Che fiammate rapide, colorate e allegre di “grato tepore” ci hanno regalato, per  una mezz’ora  seduti sul divano!  Niente, non si vede nessun pantalone blu del pigiama!

<Vuoi vedere– gli dico-che lo hai steso fuori per fargli prendere l’aria pura e il  sole ancora caldo  di questa bella domenica ottobrina!!!? > Esco in giardino; l ‘aria frizzantina m’investe e mi dà quasi un brivido, essendo uscita in fretta, accaldata  dalla cucina, senza premunirmi di una maglietta… Le corde della biancheria sono vuote, miseramente vuote anche la panchetta e le tre sedie di fianco, che di giorno ospitano le nostre membra stanche per qualche minuto di relax. Lavorando in giardino se ne sente il bisogno alla nostra età: 80 e 91 anni!!!

Niente; il pigiama è sparito, inghiottito o meglio  affossato da Farfarello ..- come diceva papà, che stasera non  avrà acceso il fuoco dell’inferno laggiù al  centro della terra; maaaa, dannato demone, lo ha acceso qui a casa mia!!!! Eh già, perché mio marito insiste che deve ritrovarlo, lo ha messo solo da tre giorni…solo da 3/4 giorni l’aria si è rinfrescata ed ha cambiato il pigiama più leggero….. ma non ricorda dove lo abbia messo!  Anzi un po’ in defaillance per l’età – son 91 anni!  – aggiunge  che lui non ha messo nessun pigiama blu.  Dice di  aver messo qualcosa, ma non sa bene cosa… ed io: <Il pantalone  è un po’ diverso dalla giacca; è di fustagno blu, con piccolissimi disegni più chiari, mentre  la giacca che hai indosso, vedi , è  di unico colore.. <Ma basta ora, non perdiamoci in questioni di lana caprina – aggiungo decisa-   ecco un altro pantalone, e “Pace e Sonne” come un sonetto di Della Porta.. e bando al nervosismo! Tu non ricoriI… e a me sfugge  dove tu lo abbia potuto mettere  questo maledetto pigiama blu. Andiamo, basta così!>Intanto …”E’ mezzanotte…anzi lo era… tra un bacio e l’altro ormai rintoccano le due!!.>..    Così una vecchia romantica canzone dei tempi  passati.

…… Ma qui stasera senza baci, e addio calma, addio concentrazione!… A letto non mi basta recitare indegnamente qualche preghiera, e poi a mo’ di conta delle perore, recitare Carducci –il mio poeta preferito…col quale “me gabbe lu sonne.”  Stancamente ripeto  la”Chiesa di Polenta”  poi ” Davanti san Guido” poi “Il canto dell’amore” ….Sarà una notte di  super insonnia – prevedo- come tante altre, quando il senso del “raccoglimento”serotino va a farsi benedire… Mi accade infatti spesso che – passata quella “botta di sonnolenza” …che da qualche anno cerco di accaparrarmi non più con la settimana enigmistica, ma  col PC, se il caldo delle lenzuola non mi abbindola subito,  cominciano ad agitarsi “le gambe ballerine”  a scapito del riposo…   E addio sonno! Addio sogni di…gloria! Non è più “abbastanza”  a conciliarmi il sonno  neanche un quadratino di cioccolata che mi addolcisce la bocca, e neanche la bionda profumata camomilla al miele  … Già, questo è l’ unico sonnifero che prendo ora, dopo aver sperimentato tempo addietro l’escolzia, ed aver guadagnato tanti incubi notturni…Perciò ripudiata!

Oh,  finalmente mio marito, deciso a mettersi un altro pigiama … va all’altro bagno ad espletare le ultime sue necessitààà … Io sto lì lì per abbandonarmi in braccio a Morfeo… Son  desta quel tanto che basta per completare la recita  di un altro mio poeta- Modesto Della Porta-  e dei suoi sonetti ”  di cui sono “modestamente” innamorata:” Lu testamente di zi Carmenucce” o Serenate a mamme” o ” La famiglie”.o “Matrimonie d’amore”…… Quand’ ecco  mio marito – nello stesso tempo trionfante e mogio – entra in camera, e: <Ho ritrovato il pigiama! mi stavo asciugando le mani quando ho notato che il tessuto era più morbido!!! Ebbene era il pigiama che io stamattina ho messo girato, sulla maniglia, affiancato all’asciugamano, per fargli prendere aria, e guarda … Vedi, l’interno è biancooo!     Noi invece si cercava una cosa azzurraaaa! Tu, dicevi  che era bluuu!  Hai ragione:  e’ blu di dritto , ma bianco di rovescio!> Non sapendo se essere indispettita o lusingata del ritrovamento…ho riso di cuore!

Indebita l’usurpazione e  forse il  prosaico transfert dell’aforisma di Shopenhauer al mio semplice racconto…!? Ho imparato però che bisogna guardare sempre il dritto e il rovescio……..per non perdere un oggetto e …. la pazienza.


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

4 commenti

  1. Esther Delli Quadri

    Tenero e ironico racconto sul dritto e il rovescio della…vita! Delizioso!

  2. Antonia Anna Pinna

    Brava Marisa, hai fatto sorridere anche noi. Un abbraccio

  3. GRAZIE, AMICA ESTHER DELLI QUADRI, il tuo complimento mi lusinga, avendo io letto i tuoi racconti oltremodo interessanti e condotti con estrema padronanza e signorilitaà di scrittura.

  4. GRAZIE ,AMICA ESTHER DELLI QUADRI ; IL TUO COMPLIMENTO MI LUSINGA; SAPENDOTI oltremodo attenta e padrona della lingua e di uno stile inappuntabile, espresso nei tuoi racconti.

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