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La Bustina di Marisa – Il bucato in casa o alla fonte delle noci

di Marisa Gallo [1]

aIl Bucato era un rituale, quasi quanto quello del pane, per giunta ancor più faticoso: richiedeva l’impegno e la mano di tutti … Richiedeva 2-3 giorni di fatica e, nell’occorrenza, nella mia famiglia non si cucinava.

Innanzitutto, nei giorni precedenti si doveva accumulare una grande quantità di acqua dalla fontana pubblica. Per noi c’era la fortuna di averla a cento metri da casa, ma si andava a prenderla con la “tina” di rame portata sulla testa … e occorrevano tante tine piene. Oh, ricordo con un po’ d’invidia le donne brave a portarla, senza nemmeno reggerla con una mano! Io non ero così brava e facevo anche un po’ fatica a trasportarla tutta piena, oltre cioè il restringimento della tina stessa: rischiando, nel camminare, di versarne parte a terra. La provvigione dell’acqua era lunga e spesso più che laboriosa … A volte razionata, ridotta a un “filo” specie d’estate, alla fontana bisognava attendere per ore il proprio turno “la veceta” detta in dialetto. Perciò i genitori il più delle volte mandavano noi ragazze a fare la fila. E in verità, a noi bambine la cosa non dispiaceva: si socializzava in quel tempo, si giocava alla cricatta” cioè a nascondino, (etimologicamente derivato da CRIPTA, luogo sotto la chiesa, pertanto un po’ nascosto) nei dintorni della fontana stessa, tra i numerosi anfratti o case, cantine, stalle, lasciate quasi sempre aperte, per la naturale reciproca fiducia esistente a quel tempo fra la gente di paese.

Il primo giorno dell’operazione “Bucato” c’era il lavoro dell’ ammollo: tutta la biancheria, in particolare le lenzuola, restavano a bagno qualche tempo: erano parecchio sporche, con punture di pulci – allora diffuse forse in tutte le case, almeno fino agli anni ’50 -. Queste, insieme ai pidocchi che però tormentavano soprattutto i capelli, ci costringevano a grattarci continuamente. Perciò noi bambini spesso- anche se malvolentieri da parte nostra – venivamo spruzzati col DDT – l’insetticida del tempo – [ed allora sembravamo tante alici uscite dal mare … e odorando a distanza del “benefico prodotto” si veniva allontanati, come appestati, dai compagni che in quel momento ne erano indenni. Ma arrivava quasi con certezza il turno di tutti e si restituiva la cortesia …] Il secondo giorno si preparava la liscivia: acqua bollita, con la cenere, ( si diceva ranno per lavare l’asino) – con 2/3 passaggi dei panni da lavare, da un grande tino di legno all’altro. Le nostre mani diventavano lisce, sottile la pelle delle dita. Senza dire la fatica, improba specie per noi ragazzine,- dalla “complessione” ancora delicata- di stare ore ed ore curve a strofinare i panni sulla tavola di legno scannellato – la struvolatore -. Per renderli puliti o smacchiarli si insaponavano più volte e si stendevano al sole (perché la candeggina costava!)… fino al risciacquo fatto sempre in casa da noi.

cAlcune donne, invece, andavano a sciacquare i panni o alla “cardinale, o alla fonte delle noci”; due fontane pubbliche appena fuori del paese- una verso est, l’altra ad ovest – con una “pista di pietre, le lisce” e con l’ acqua sorgiva abbondante, che scorrendo si manteneva, fortunatamente, pulita. Chiaramente si gareggiava per porsi in alto, come il lupo che sovrastava l’agnello! Qui le donne a coppia, a piedi nudi o con stivali, in mezzo alla sorgiva, strofinando e sbattendo i panni li liberavano dal sapone, li “torcevano” cioè li strizzavano, stendendoli poi al sole sulle siepi vicine di biancospino fiorito e intanto cantavano ”Amor dammi quel fazzolettino … (3 volte) ché vado alla fonte e lo vado a lavar”…

bVeniva fuori anche la capacità o la bravura di colei che, “solista” con voce più forte e melodiosa intonava il canto, e delle altre che rispondevano al coro! Allora sì che le lenzuola o le camicie o le tovaglie “erano di bucato”, odoravano di buono, di fresco, di pulito, senza ammorbidente profumato, ma col sapone “di casa”preparato” in casa”, con avanzi d’olio e/o grasso di maiale e solo con l’aggiunta della lavanda e della “medicina”- soda caustica e potassio – che permetteva la saponificazione (sapone oggi consigliato qualche volta dal dermatologo per pelli sensibili ed allergiche).

Il bucato veniva quindi stirato, con pazienza e tempo da mani ed occhi accorti, con il ferro da stiro a carbone, che richiedeva la massima attenzione e che bisognava ogni tanto “ravvivare “ facendolo roteare o cambiando i carboni………(vedere altosannio.it/ru-fierrə-pə-sctria-ferro-stiro-carbone o anche “Mitt du carvìun a ru fjìarr ch’aja sctirìa” (metti due carboni nel ferro che…)


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi. Con la sua Bustina – breve considerazione – ricorda la sua vita passata, non più attuale e non ancora antica, mentre, camminando sul viale del tramonto, spera di vedere ancora tante albe, insieme ai suoi nipoti.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. IL BUCATO: operazione universale, necessaria e comune in ogni casa; comune, necessario e universale come l’amore…
    Ma quanto diversi oggi arti e mestieri! IERI nelle case piccole con tanti familiari i panni si lavavano spesso alle fontane pubbliche, insieme lavorando e cantando o talvolta anche litigando se capitava di rubare il posto più in alto e quindi intorbidando l’acqua a chi era più in basso …-il lupo e l’agnello della favola di Esopo, forse anche tra le lavandaie avveniva!
    OGGI case a volte ugualmente piccole- monolocali x single sempre più richiesti- e l’angolo della lavatrice con asciugatrice. OGGI c’è sempre da lavare tanta biancheria( molto più di ieri) lingeria, magliette e soprattutto tute, tute d’ogni genere, perché oggi si suda, si suda tanto per fare footing o palestra ecc e quindi docce giornaliere e bucato giornaliero……e poi dove trovi disponibile a portata di mano la rama di rose e il vento d’amore…per il fazzolettino (che l’igiene ha provveduto ad eliminare?…) AVVERTENZA C’ è LA VAPORELLA per stirare, ma attenzione ai capi di oggi: non il cotone d’Egitto, ma l’acetato del petrolio, che si squaglia proprio come il petrolio da cui deriva….
    mi sono commemtata da sola ma sono riflessioni comuni e utili…o superflue e noiose?

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