La bustina di Marisa: foto obbligatoria

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di Marisa Gallo

Dal blog falconesi nel mondo questo il contributo di Adelaide Frani Larivera – 29 novembre 2016·

Oggi siamo diventati tutti fotografi, scattiamo fotografie con telefonini , possiamo vedere immediatamente com’e’ venuta, subito dopo la postiamo su Facebook arriva immediatamente in ogni angolo del mondo. Una volta a Montefalcone si aspettava che arrivava il fotografo ambulante da San Felice si passava parola “e arrivato lu pallnar d Sampluic” (cosi’ lo chiamavamo) e chi se lo poteva permettere si metteva in posa per la grande occasione , lo scoppio e la nuvola di fumo a volte ci coglieva di sorpresa e la foto ritraeva visi un po spauriti. Si aspettava settimane prima di vedere la foto. Ricordo il giorno della mia prima Comunione, mi rivedo sugli scalini della Chiesa con Alfredo e Lucia Larivera tutti emozionati ed entusiasti a fare la foto. Aspettammo con ansia ma la foto non arrivo’, mai come succedeva spesso, e ci fecero sapere “la foto non e’ venuta” . Che delusione!

Faccio seguito a questo racconto dell’amica ADELAIDE FRANI LARIVERA, dal CANADA – letto per caso – ringraziandola, per aver suscitato in me un ricordo adolescente, all’incirca degli stessi anni ’50. …….sua la foto del fotografo del tempo:

TUTTO VERO!

Anche per me, stessa emozione e stupore, inevitabili, quando si faceva qualche foto, ai tempi della mia fanciullezza. Ricordo bene che, sul finire della quinta elementare -a. s. 1950 – nel mio paese, Montefalcone nel Sannio, ma credo in tutto il territorio nazionale, obbligatorio e necessario era l’esame di AMMISSIONE alla scuola MEDIA; italiano e matematica: due compiti essenziali ed importanti da superare, altrimenti non era possibile la frequenza … e con l’esame negativo, niente AMMISSIONE!

Nel mio paese c’era un avvocato, in primis, che dava lezione agli alunni di quinta, “aspiranti” alla frequenza del corso di studio successivo… ed erano parecchi i ragazzini, non solo locali, ma anche di qualche paese vicino, che ricevevano la preparazione da lui, Don Giovanni Menna – che in verità ho avuto modo già di ricordare in un’altra mia “bustina”! Io invece ero stata preparata, insieme ad altri due ragazzi dalla zia comare, Maria Colangelo, maestra in paese.

…….. Ma torno al tema; oltre alla preparazione occorreva la debita domanda –forse in carta da bollo – del tempo – munita di fotografia dello/a scolaro/a. E qui cominciava proprio un altro intralcio, un altro accidente di percorso…

Come ha ben detto la mia amica, i fotografi all’epoca erano pochi e non c’erano in ogni paese… Bisognava andare nei posti dove essi esercitavano la loro professione – il che era dispendioso e difficile – oppure essi stessi talvolta si spostavano, come fotografi ambulanti, nei paesi del circondario, per lavorare……  In questo caso ci si doveva, dunque, quasi prenotare, aspettarli, essere fortunati che la lastra restasse ”impressa” del nostro viso e infine attendere il risultato e la risposta, dopo vari giorni… sempre che fosse andato tutto bene. Così la mia domanda per l’ammissione alla media era in bilico, e correvo il rischio che tutto saltasse… e addio scuola media !… Sembra impossibile!?   ma era proprio così… paradossale e vero! …… Quando il fotografo veniva, girava per il paese a fare foto, seguendo l’ordine delle prenotazioni…e ad ogni casa c’era quasi un rito per la situazione: veniva accolto con “rispetto”, magari gli si facevano offerte di gentilezza:un pranzo, un bicchiere di vino -come era nel costume e nell’uso delle nostre genti- per cui il tempo del lavoro si dilatava e slittava.

Spesso si approfittava della presenza del fotografo in paese ... ed interi nuclei familiari- allora consistenti per la presenza di bambini, numerosi in ogni famiglia-posavano per inviare la foto a mariti o parenti lontani… E allora le donne tiravano fuori dal baule e dall’armadio scialli e “maccature”, collane ed orecchini pendenti, gonne, bluse, scarpe “sottili ” -delicate -se ne avevano, e gli uomini “lu vestite e lu cappelle bbuone” e le scarpe della festa, com’era costume dell’epoca …   Ma Dio solo sapeva, dopo quanto tempo dalla richiesta, la foto sarebbe arrivata, col lungo itinerario, affidato alle Poste Nazionali e più spesso con la Posta oltreoceano, dove i nostri emigranti erano andati a lavorare… che perciò la ricevevano a distanza anche di mesi.

Ebbene anche per me era di grande importanza avere una foto da accludere alla domanda per l’iscrizione alla scuola media, ed io corsi proprio il rischio di non essere fotografata in tempo…Non mi ero prenotata per lo “scatto”, convinta che in fondo sarebbe stato facile incontrare il fotografo in paese e contrattare la foto…Ma quel giorno ci fu una grande pioggia e il fotografo fu costretto a fare i suoi scatti non per strada, davanti alle porte di casa, o nei cortili, -come di solito- ma al chiuso delle case o in qualche altro ambiente. Mi mandarono a cercarlo, ma fu difficile rintracciarlo; quando arrivavo per parlargli era andato appena via, da un altro cliente….sempre munito della sua cassetta magica e per me misteriosa, che mi evocava una storia fantastica letta a scuola, proprio dal titolo “La cassettina misteriosa”, di cui non ricordo l’autore. Ma quasi alla fine della giornata, proprio mentre stava per tornarsene al suo paese, il fotografo – forse quello di San Felice, di cui parla la mia amica, forse un altro – passò sulla rotabile – Corso Vittorio Emanuele II, davanti casa mia; io, che gli facevo la posta, lo pregai di scattarmi una foto per la scuola media… <Eh,Eh, Eh, cuscì tu vù studià?! > Meravigliato, incredulo e quasi sarcastico si fermò, aprì il treppiedi, mi fece posizionare davanti alla cassetta, coperta da un telo marrone, ci ficcò sotto la testa e ….scattòòò!! Con l’immancabile scoppio e una nuvoletta di fumo!

Mi scattò la tanto sospirata e OBBLIGATORIA FOTO!!  Ma direi che “ fotografò soprattutto il mio batticuore, la mia ansia durata tutto il giorno per il timore di non ritrovarlo, la mia paura che, senza la foto, mi avrebbero potuto escludere dall’esame. Nessuno mi aggiustò un po’ i capelli,- che forse con la pioggia eran diventati un unico ammasso – nessuno mi disse di star tranquilla.. ! Ma quella cassetta e il fotografo nascosto sotto….e lo scoppio .. così in strada…tutto faceva sì che io fossi un po’ spaventata, ma fortunatamente ancora “riconoscibile”… Tanto che la mia domanda, con quella foto, fu accettata e validata!!!!!

Feci l’esame, frequentai le scuole medie del mio paese- e fatemelo dire- un po’ -troppo apertamente, ora, dopo quasi settant’anni – con buoni risultati.

E a questo punto si inserisce bene un fatto, sempre a proposito di fotografia, che mi piace raccontare ….. un aneddoto faceto che “girava” in paese fa capire meglio il rito un po’ magico di una foto, in quei tempi lontani, e specie nei piccoli paesi dell’entroterra molisana.

…..Si era in guerra: due GIOVANI del mio paese, Pasquale e Giuseppe erano al fronte, COMMILITONI; insieme dividevano il rancio e schivavano le pallottole, col cuore in subbuglio, sopportavano paure e fatiche, e forse a notte si raccontavano i desideri consci ed inconsci..di due UOMINI, lontani da casa e dagli affetti familiari… Uno dei due, Pasquale, aveva ricevuto una richiesta supplice dalla moglie, che agognava di rivederlo. <”Quante te vulesse arvedai, Pasquale mei!” > lei gli aveva scritto, inviandogli una sua foto e manifestandogli così il suo amore e un pur lecito desiderio di ricevere una foto da lui! Che certo l’avrebbe riempita di gioia… l’unica possibile, in quel contesto. Ma Pasquale non aveva nessuna foto recente, da soldato.. Però fortunatamente ce l’aveva l’amico Giuseppe, suo compaesano e commilitone….Per farla breve, vista la difficile situazione di guerra e di ristrettezza economica in cui versava, Pasquale, per non deludere la richiesta della moglie, “chiese una foto in prestito” all’amico, e quello senza farsi pregare, lo accontentò. Che male c’era????! Con giubba ed elmetto, tutti si rassomigliavano i soldati!!!… Fatto sta che quando la moglie in paese DOPO QUALCHE TEMPO, ricevette la foto, l’apprezzò, la riguardò a lungo, la baciò più volte, e dopo qualche giorno gli rispose: <Grazie Pasquale, te vuglie bene assaie, stie bbune, sole che t’arsemmeiglie nu ccuone a Peppe de Gionte! Ma TU me piaece tante lu staisse…Statte attinte!!!! E la fotografie …me l’ei misse sotte a lu cusciuine!> Importanza ed effetto di una foto! Ma chissà che sogni faceva la povera donna, guardando il suo Pasquale che rassomigliava un po’ a Giuseppe -detto – Peppe de Gionte!!!

L’immagine ha sempre avuto grande importanza nel mondo, per accompagnare, illustrare, delucidare fatti, cose e persone. Al mio tempo di adolescente sui libri di storia, geografia ed altro non erano troppe, né sempre chiare e grandi le immagini, a corredo delle notizie …. e quasi tutte in bianco e nero.

Oggi invece i libri dei nostri ragazzi sovrabbondano di esse…e quasi tutte a colori! E le foto?! Non ne parliamo; tra selfie e foto col cellulare si è sempre in grado di fotografare di tutto e di piùùùù!… E’ BENE? E’ MALE? Io non saprei dirlo. Forse l’antropologia, la psicologia, che studiano l’uomo dal punto di vista socio-culturale, fisico e dei suoi comportamenti nella società, ci potrebbero illuminare a riguardo…

Intanto posso dire che probabilmente alla fine della scuola media ho senz’altro dovuto fare un’altra foto – tessera….. Con lo stesso metodo della cassetta magica? Non ricordo, però il timbro, lateralmente alla stessa, fa fede che c’entra il Ministero dei trasporti …e che la foto, PREZIOSA ed UNICA di quegli anni, è stata salvata, staccandola da qualche documento non più utilizzato…. Molto probabilmente da un abbonamento ferroviario, quando a quattordici anni andai a studiare a Pescara, alle magistrali, pendolare da Scafa.

Insomma i miei occhi e la mia capigliatura dicono la mia emozione meglio di tante parole…

Devo purtroppo DIRE che, relativamente alle fotografie, ancora oggi io non ne faccio, avendo un cellulare “antidiluviano” E PERCIO’ SPESSO UTILIZZO IMMAGINI PRESE DAL WEB O FOTO DI AMICI, CHE RINGRAZIO.

Anni fa, Giuseppe Tornatore ben rappresentò il fotografo del racconto nel film L’uomo delle Stelle.

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

 

3 Commenti

  1. Cara Marisa, il tuo racconto mi ha deliziato, una volta si era padroni della propria immaginazione e attori principali. La tua foto è molto bella e non sei affatto spettinata: sei sveglia. Grazie

  2. …..occhi che traspirano intelligenza oltre che emozione…
    Brava, sempre brava , Marisa!!!
    Il tuo racconto mi ha fatto pensare a mia madre che possedeva una macchina fotografica e che, a richiesta, faceva le foto nei matrimoni…parlo degli anni trenta…
    Anna Rossi, qualche tempo fa, mi disse che, grazie a mia madre, aveva la foto del matrimonio dei suoi genitori…era anche brava…. Ciao Marisa, aspetto di leggere ancora le tue bustine.

  3. Grazie Gemma. Non sapevo che tua madre fosse oltre che mamma di 4 bei figli/e , e commerciante -insieme alla tua nonna,che nella bottega delle stoffe aveva gli occhi celesti e vivi, come una giovane- anche una brava fotografa riservata e “privata” forse..

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