La bustina di Marisa: Contumelie

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di Marida Gallo [1]

Avevo quasi dimenticato questa parola, contumelia[2], appresa tanto tempo fa …

Sempre lei: zia comare, la mia fonte vivente di istruzione, che mi insegnava, per affetto e con piacere, sia che si stesse in casa, sia che si passeggiasse lungo la cardinale…… Io pendevo dalle sue labbra, assaporavo i suoi discorsi, mi dilettavo quando recitava le poesie da lei preferite: Dante e Carducci. A ben pensarci mi è rimasto qualcosa nel “sangue” della sua foga e anch’io, oggi, ammiro molto Carducci, tanto che ho mandato a memoria alcuni suoi canti, belli lunghi –“Davanti s. Guido” “Il canto dell’amore” “ La chiesa di Polenta” oltre dei bei sonetti, alcuni dei quali proposti anche ai miei alunni, alle elementari:”Pianto antico” “Il bove” “Maggio” “San Martino” ecc ecc

Ma torno al tema. Mia zia Comare, ancora molto giovane e non sposata, era già insegnante al nostro paese, quando un’anziana donna contadina del paese, madre di un bel giovane – di bella presenza e di grande speranza, ma senza lavoro – pregò mia zia di “preparare” il figlio, forse sui 25-anni o poco più- che non essendo convinto di fare il contadino e volendo entrare alle ferrovie, aveva bisogno di conseguire il diploma di scuola media inferiore.

Mia zia acconsentì e forse tra una declinazione e una coniugazione, tra uno sguardo e un consiglio, tra un incoraggiamento e una correzione…scoppiò qualcosa che non era proprio “scolastico”… I due si innamorarono…

Avevano un atteggiamento diverso da quello canonico tra insegnante ad alunno!? C’erano sussurri, non proprio innocenti!?

Fatto sta che il loro comportamento, poco ortodosso, non sfuggì al fratello di mia zia che, per gelosia nei confronti di sua sorella e per una pretenziosa “superiorità di ceto, “ostacolò di brutto, fin sul nascere, l’amore fra i due giovani… Allora mia zia, per aggirare l’ostacolo, fu costretta a declinare… l’incarico della preparazione di lui ….. Ma fu l’inizio della fine…

In paese viveva una sua amica(!!??) prof , pure nubile, della sua stessa età o giù di lì.   Ebbene mia zia la pregò perché, con il massimo impegno, si prendesse cura del giovane di “bella speranza“, cioè della preparazione di cui egli abbisognava…

E la “raccomandazione “ ebbe un seguito premuroso e tanto impegnato, che il giovane -per dirla in breve- divenne alunno e fidanzato della signora prof…    Il giovane sposò la prof! E mia zia fu costretta a dire “addio” al suo sogno d’amore e alla sua speranza!

Ebbene, quando mia zia scoprì l’accadimento, cioè che i due giovani stavano insieme “realmente”, si sentì doppiamente tradita e affrontò “l’amica”(!?) prof con parole assolutamente pesanti. Corsero contumelie, estreme e furiose, fra loro.

elefanti1Ognuna rivendicava l’amore del giovane, accusandosi di comportamento scorretto e vituperabile …una diga aperta la loro bocca! Forse non arrivarono alle mani per commiserazione di me! Io, mio malgrado, assistetti alla scena, poco più che ragazzina, con l’animo esacerbato. Certo ero di parte, certo sostenevo silenziosamente ed intimamente mia zia…ma dovevo stare zitta… L’altra signora era la mia prof di lettere di prima media…

Il linguaggio da loro usato, pur volgare, era comunque di “stile”! Così fu in quella triste e romanzesca scena, che sentii per la prima volta la parola “contumelie”, che mi si fissò nella memoria … Chi la pronunciasse per prima non ricordo, ma la ripeterono più volte e mi suonava come aria di minaccia reciproca, che però non ebbe seguito.

Purtroppo, per mia zia, era la sua seconda delusione amorosa La prima risaliva già agli anni suoi, da giovanissima. Aveva iniziato la sua carriera di maestra insegnando   a Trivento- forse per due anni consecutivi- dove era innamorata di un giovane del posto, quando l’ amore fu interrotto dalla morte improvvisa del suo papà! Impellente sorse la necessità di tornare al paese natio, Montefalcone, per occuparsi dei suoi fratelli e sorelle: era la prima di cinque figli, che il padre aveva avviato agli studi, ma ora non più in grado di autonomia economica per proseguirli. Lei si fece carico di loro, dei problemi economici e della loro guida…

Mia zia non si innamorò più, che io sappia e, poiché il tempo è galantuomo, si spensero i rancori nel suo petto, ma non il desiderio dell’ Amore, che ella continuò a sognare romanticamente, senza realizzarlo mai concretamente. E’ morta non troppo anziana, “Signorina”! Così veniva chiamata correntemente dagli alunni a scuola, ma anche comunemente dalla gente.

Curiosa storia di paese del secolo passato.


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.
[2] improperio, ingiuria, insulto, offesa, (fam.) parolaccia, vituperio.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

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