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La Bustina di Marisa – andando alla fonte, con la brocca o con la tina

di Marisa Gallo [1]

fonte

Mi piace raccontare un aneddoto legato alla fontana, divenuto al tempo della mia fanciullezza, quasi “barzelletta” che in paese passava di bocca in bocca, con acredine o con bonarietà, alla quale ebbi la ventura di essere presente. Di fronte alla fontana abitava una signorina “non proprio di primo pelo”-così si diceva-che abitava ancora coi genitori anziani, piuttosto benestanti; andava, spesso, a prendere l’acqua fresca – solo per berla al momento- non con la tina, ma con una brocca di vetro. A volte aspettava il proprio turno, ma quella volta chiese la gentilezza di non fare la fila. Glielo concessero: una brocca, due minuti … Invece lei cominciò a sciacquare e risciacquare, rigirando la brocca tra le sue mani da “signora”, senz’ alcun riguardo della lunga coda di persone in attesa snervante, con figli o faccende da fare in casa, improcrastinabili … Così una di loro perse la pazienza e le strappò la brocca di mano, che si frantumò in tanti pezzi; ne seguì una zuffa con urli, assensi e dissensi, paura di noi bambine … La Signorina se ne tornò a casa con la coda tra le gambe; mentre l’altra donna, subito ricomponendosi, riempì la sua tina. E anche noi bambine, passata la paura, riprendemmo a fare la fila- la “vecete”in dialetto- per riempire le nostre tine…ed anche a giocare, se non era ancora giunto il nostro turno…e certamente contente, specie di fare “la cricatte” – cioè giocare a nascondino!

La donna che aveva affrontato la signorina, mettendola a posto, era usa alle liti: aveva un marito poco laborioso che tornando a casa gridava, quando in preda ai fumi dell’alcool: – Chi ha comprato questi piatti? – E lei, atterrita dai suoi reiterati soprusi rispondeva: – Tu! – E lui infame: – E io li rompo! – E i cocci schizzavano ovunque … Forse o sicuramente la donna non reagiva o non combatteva coi mulini a vento dell’alcool .

Menàre de crete pe’ l’acque. Monara in terracotta per l’acqua
Menàre de crete pe’ l’acque. Monara in terracotta per l’acqua

Povera donna vilipesa, madre di due figli, costretta, lei, a guadagnare il pane per la famiglia, facendo “l’acquaiola, cioè andando a prendere l’acqua alla fontana, dietro un compenso per ogni tina. E le sue tine erano di misura più grande del solito: cioè tine non sagomate – nel qual caso sarebbero state più belle, ma un po’meno capientI –   Ogni giorno, al soldo delle famiglie benestanti, io la vedevo passare e ripassare davanti casa mia, quando faceva questo lavoro per alcune famiglie, “ricche”. Questa donna non poteva certo sopportare l’ostentata perdita di tempo della “Sig.na” non di primo pelo e sfaccendata.

Un giorno, terminata la rete idrica, l ‘acqua arrivò in casa! Era l’anno 52 o 53?   Non ricordo  bene …… …..

 


[1] Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi. Con la sua Bustina – breve considerazione – ricorda la sua vita passata, non più attuale e non ancora antica, mentre, camminando sul viale del tramonto, spera di vedere ancora tante albe, insieme ai suoi nipoti.

 

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Un commento

  1. a volte l’anonimato si chiama perspicacia e …sapienza!

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