L’ammalate

1
777

Poesia di Tiberio la Rocca [1]

sbronzajpgugxbyy0bq

L’ ammalate

Steva  dentra re liette ghienche, ghienche,
sembrava une che sta pe mer
ì
la moglie peverella, le vesciuova,
e deceva: Gese Criste, ecchele v
ì.

La faccia roscia roscia e a dì le vere,
gna une che z
ha vivete le vine
le vommache ie deva certe botte,
ze sta merènne, ècche sta vecine.

Scappa a chiamà re miedeche, carriva,
scappanne pe le vie de Caccavone
endra dentr
a ra cambra, guorda e dice,
nen v
ha ppenate cuss’è ne pellone.

L’ ammalate

 Stava dentro il letto, bianco,bianco,
sembrava vicino alla morte
la moglie, poverina, lo accarezzava,
e diceva: Ges
ù Cristo, eccolo, arriva.

Il viso rosso, rosso, a dire il vero,
era come quello di chi ha bevuto troppo
il vomito lo scuoteva forte,
sta morendo, ecco è vicino.

Di corsa chiamano il medico, che arriva,
di corsa per le vie di Caccavone
entra dentro la camera, lo guarda e dice,
non preoccupatevi
….. è una sbornia.

_______________________________
[1]  Tiberio La Rocca, Molisano di Poggio Sannita (IS), coltiva da sempre la passione per la poesia e in particolare per il dialetto di origine; ha pubblicato molte raccolte di poesie, con le quali ha ottenuto riconoscimenti e premi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

1 COMMENTO

  1. “ Bacco, tabacco e venere riducono l’uomo in cenere” così un antico proverbio…certo gli abusi bene non fanno, anche se ci vuole la continuità e la sfrontatezza di non ravvedersene mai. Allora i danni diventano irreverdibili…Ma se è sporadico l’abuso, nu PELLONE, si deve solo smaltire a letto per non fare danni peggiori … Neanche il medico crede di dover intervenire e lascia che l’indomani sia portatore di rinsavimento.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.