L’ ALTOMOLISE SANGRO VASTESE … … come il … … CONCORDIA

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di Enzo C. Delli Quadri

Ad osservare le azioni giornaliere di molti operatori politici o sociali dell’ Alto Molise Sangro Vastese, in special modo quelli che operano a catena dentro associazioni politiche,  sembra di vivere in un sistema tutto sommato controllato e controllabile.

Siamo tutti spettatori di uno show non dissimile da quello vissuto sulla plancia della nave Concordia che, qualche tempo fa, è finita incagliata sulle rive dell’isola del Giglio, con decine di corpi martoriati e un senso di sconforto intollerabile.

Ci sono un comandante, all’apparenza vigoroso, che rassicura, ufficiali, all’apparenza tranquilli, che assistono, comparse, indistinte,  che osservano; il tutto in una indifferenza surreale., che non impegna a pensare che di lì a poco sarebbe scattata la tragedia.

Parimenti, i politici rassicurano; i consiglieri regionali, salvo alcuni lungimiranti, assistono  tranquilli; comparse, indistinte, osservano.

Sarà per ignavia, per incapacità, per negligenza o perché, per scarsità di risorse e per conflittualità politiche, non sia possibile fare altro, ma il fatto concreto è che tutti loro ignorano o fanno finta di ignorare che un territorio quale quello ALMOSAVIANO dell’Alto Molise Sangro Vastese, con particolare riferimento all’ Alto Vastese e all’Alto Molise, sta letteralmente scomparendo nelle nebbie dei Ricordi, lasciandosi alle sue spalle ruderi e fantasmi.

Bando alle chiacchiere, facciamo parlare i numeri:

 

 I numeri dicono che l’indice di vecchiaia nel territorio almosaviano (rapporto tra residenti anziani e quelli giovani, moltiplicato 100) è prossimo a 300, contro una media nazionale di 150;  vale a dire che SOLO il 13% della popolazione ha meno di 15 anni, mentre quasi tre volte tanto hanno più di 60 anni. Nell’alto Vastese, in particolare, l’indice schizza al livello critico di quasi 400, con paesi che si ritovano con indici pari a 660 (Schiavi d’Abruzzo), 600 (San Giovanni Lipioni), 610 (Roio del Sangro e Rosello),  510 (Monteferrante e Montelapiano), con tutti gli altri su valori di poco sotto 400. In Alto Molise si riscontrano indici di 490 a Poggio Sanita e 440 a bagnoli sul Trigno.

Cinquanta-sessanta anni fa era tutto il contrario.

Che significa?

Significa che il territorio, che, oggi, ospita 60.000 residenti, tra 20 anni, senza interventi incisivi,  vedrà la sua popolazione ridursi di almeno un terzo e tra 50 anni potrà essere considerato una “riserva indiana”, a tutti gli effetti.

Significa che, mentre comandanti. all’apparenza vigorosi, rassicurano, mentre ufficiali, all’apparenza tranquilli, assistono, mentre comparse, indistinte, osservano,  L’ Alto Molise Sangro Vastese va lentamente incagliandosi e pian piano scivolerà verso gli abissi dei ricordi, in un mare di ruderi e di fantasmi.

Non bastano palliativi o rassicurazioni o piccoli investimenti basati sull’esistente o, comunque, a difesa dell’esistente (intendiamoci, questi servono come l’aria, ma non bastano). Non bastano perché essi hanno l’effetto di una bombola di ossigeno che prolunga l’agonia, la allonyana di qualche anno, ma non elimina la malattia. Oltre che dell’ossigeno, irrinunciabile, per il quale vanno ringraziate tutte le persone che per esso si battono tutti i giorni con dedizione e trasporto, l’ALMOSAVA necessita di carboidrati, proteine e vitamine.

Occorrono interventi rivoluzionari che mirino ad invertire la tendenza alla desertificazione demografica. Servono interventi quali la Fiscalità di Vantaggio, e la Burocrazia zero e, poi, la messa in opera di progetti seri e ambiziosi quali le strade, la ferrovia, gli ospedali, i poli scolastici, la aree archeologiche, i musei naturalistici.

La Fiscalità di vantaggio va ottenuta dallo  Stato e dalle Regioni, come segnale di responsabilità e progresso. Gli altri progetti vanno ottenuti sul campo, in competizione con la COSTA  e la CASTA Provinciale. Sapendo come quest’ultima sia sensibile ai numeri dei votanti, è auspicabile che i comuni dell’ALMOSAVA abbiano l’intelligenza di unirsi tra loro in un unico aggregato nuovo nel genere, ma antico come storia, religione e costumi.

5 Commenti

  1. Enzo, le idee da te sostenute, base di ALMOSAVA, diventano, ove ancora non bastasse, sempre più chiare, evidenti e inconfutabili. Grazie.

  2. Caro Enzo, i dati che continui a fornirci sono impietosi e molto eloquenti! Hai ragione, se vogliamo salvarci e se vogliamo salvare questo territorio e non farlo diventare una ” riserva indiana” tra 50 anni ( e che qualcuno non mi venga a dire che 50 anni è un tempo lunghissimo e quindi chi vivrà, vedrà! No, cari amici, 50 anni volano e come se volano! Io ne ho 61 da poco e posso assicurare che mi sembra “ieri” quando studentello di Scuola Media( 50 anni fa !) vedevo Agnone invasa di studenti provenienti dai paesi limitrofi e anche di quelli contermini dell’ abruzzo – pensate mi sembra ” ieri” quando dallo storico Collegio di San Berardino ( sempre popolato di oltre 100 studenti, con il severo ma buono Don Gennaro pronto con la ” Santa Justa” > bacchettina in legno di cm.40 circa di lunghezza x 3cm di larghezza- pronto a colpire sulle mani se non si facevano le lezioni!! >), con un vecchio pulmann raggiungevamo le scuole nel centro abitato che pulsava di attività, di commercio, di artigianato, di cultura ! L’ Atene del Sannio era un richiamo forte e palpitante ! Si è vero, se non vi è una netta inversione di tendenza e se ci culliamo che conservare solo qualche servizio ( per carità, salvare l’ Ospedale oltre che importante per una zona, già tanto penalizzata, ,può essere anche uno stimolo e una iniezione di speranza e di fiducia per il domani!) sia la panacea di tutti i mali, commettiamo un grave, irreparabile, direi mortale errore.Se non si realizzano e, anche, subito tutte quelle cose che Tu, caro Enzo, ricordavi nell’ articolo, la ” riserva indiana” non sarà, purtroppo, una utopia, per questo bellissimo lembo di territorio!

  3. Ricordo mio fratello che faceva la terza media al “convitto di San Berardoine” come molti altri ragazzi di Pescopennataro che all’epoca studiavano in Agnone.
    C’è chi ama lasciare che il tempo gli passi accanto, quel che succeda succeda. C’è chi coltiva invece un atavico rancore…Paesi spopolati e vuoti: di iniziativa politica, di cultura e di aggregazione sociale.
    PAISCE mié senza patrune e arzune!
    Chiedo a voi di scivere fino alla nausea quale sarà il destino ( e la fine) de piccoli paesi come il mio. Dovete avere molta pazienza, vi leggeranno ma faranno finta che non esistiate.
    gustavo tempesta

  4. Carissimi,
    sono un medico originario di Montazzoli che lavora a Modena, da alcune settimane seguo con grande interesse il vs progetto che potrebbe rilanciare questo territorio; lo spero tanto, è lì che io ho le mie radici ma soprattutto vorrei che lì si concretizzassero le mie speranze e i miei orizzonti. Spero che questa idea sia condivisa da tutti i politici locali, bisogna fare presto altrimenti diventa troppo tardi!

    • Se ha contatti con l’attuale sindaco, lo invogli a rispondere alle mie innumerevoli email o a mettersi in contatto con me 3319307874

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