In Viaggio, nel ritorno verso un’oasi di pace.

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di Rita Cerimele [1]

Bambini in festa sul treno in corsa. Bisogna sempre imparare da queste anime in crescita l’entusiasmo e la semplicità riversata nelle loro scorribande lungo il corridoio, dal vociare appassionato e la gioia profusa nell’ascolto della propria voce.

A loro questo basta per far passare il tempo in fretta e non accorgersi del mezzo di locomozione che procede indisturbato e li ospita per un istante.

La sensazione del tempo per i fanciulli non esiste e non può essere ristretta in uno spazio definito ed organizzato secondo parametri a loro sconosciuti

Per loro esiste il momento quale unico riferimento diretto per tutte le necessità impellenti

Ritrovare o meglio ripescare dentro di noi questa capacità, sarebbe un incentivo a farci trascorrere il nostro tempo nella maniera più consona alla nostra vocazione.

Dimentichiamo spesso l’importanza di ciò che siamo chiamati a fare, presi da mille occupazioni tutte molto importanti e inderogabili, che sfuggiamo persino a noi stessi nascosti dietro alla scusa ‘che tanto c’è tempo’, e quindi procediamo con ritmo incalzante pur di non pensare.

E’ il pensiero la culla delle aspirazioni dell’essere umano.

In esso si ritrova verità di vita , ed espresso in parola determina, decide, realizza.

La vita , il nostro percorso , la nostra chiamata, sono esattamente come un treno in corsa che corre più o meno veloce  a seconda se è un Regionale, un Freccia, o un Italo, la destinazione è importante e non deve sfuggire. Spesso però questo fine è inficiato da altre precedenze. Se il semaforo è rosso, in galleria ci si ferma; se i binari devono essere posizionati elettronicamente per lo scambio si procede lentamente; se il rumore di una frenata è troppo forte ci si tappa le orecchie o il viso assume una smorfia d’espressione.

Inficiare l’ascolto certo è possibile col rumore, basta proseguire il viaggio su un vecchissimo regionale e come d’incanto ecco che riappare il cigolio della porta che sbatte perché non si chiude bene; il finestrino che si apre da solo perché non sta su; il vento che entra prepotente a sferzare le orecchie; il motore che ruggisce potente alla vecchia maniera e non manca la pioggia di cui un rivolo scorre dalla copertura esterna in alluminio del finestrino.



Da cosa nasce la musica quindi lo posso intuire dal ritmo registrato del nostro cervello in fase di ascolto.

Musica e rumore sono equiparabili? Sì è possibile, la musica è la derivazione orchestrata di una percezione di ritmi.

L’uomo preistorico batteva le mani sul tamburo, costruiva sonagli servendosi di ossa e conchiglie che poi usava per la danza propiziatoria di benessere legato al raccolto, alla discesa della pioggia oppure per imbonire gli spiriti verso i quali egli nutriva un alto rispetto.

Ed ecco che un altro elemento si aggiunge a questo viaggio: la danza. Quanto l’importanza della danza influisce su di noi, con essa si libera mente e spirito e si raggiunge un equilibrio dei sensi.

Sarà nata prima la musica o la parola? Se l’essere umano agisce per imitazione e attraverso questa impara, memorizza, potrei affermare prima la musica.

La natura che ci ospita nella nostra esperienza di vita terrena è un immenso spartito che spesso dimentichiamo di suonare usando gli accordi giusti e soprattutto dimentichiamo di ascoltarla quando ci regala le sue melodie.

Questo l’ho potuto fare oggi sui treni per raggiungere un paese dell’entroterra molisana, ho trovato il tempo per l’ascolto, completamente immersa nel ritorno verso quell’oasi di pace che sa evocare la musica del cuore in maniera nostalgica e profonda.

L’amore per la propria terra non conosce confini, ma l’amore da solo non può sanare le ferite socio-politiche e a me resta il ricordo e l’abbraccio virtuale ritmato dalla musica, cantato con parole e accompagnato dal rumore di questo presente dal quale non ci si può distaccare e allora ben vengano le risa dei bimbi, il loro vociare, il rumore del vento che segue la pioggia e infine quel sole accecante che il resto cancella.

Rita Cerimele, 10 agosto 2013

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[1]  Rita Cerimele, Molisana di Agnone (IS), ama i racconti ma soprattutto la poesia in tutte le sue forme, da quelle tradizionali a quelle più innovative (haiku, senryu ed haiga).

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Flora Delli Quadri

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