Il vino cotto

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di Flora Delli Quadri

vino cotto

Il vino cotto è un prodotto tradizionale dell’entroterra abruzzese-molisano.
Nonostante sia caduto un po’ in disuso, c’è ancora chi ama produrlo come specialità della propria cantina, esattamente come si faceva tanti anni fa.
A seconda delle circostanze esso viene associato o alla estrema povertà e arretratezza della famiglia che lo produce, oppure, come avviene in molti paesi soprattutto del vastese, alle “occasioni speciali”, ovvero ai battesimi, ai matrimoni e alla feste comandate.
Poiché invecchia molto bene, in molti paesi vige la tradizione di produrlo in occasione della nascita del figlio maschio e di lasciarlo invecchiare fino alla data del suo matrimonio.

Si produce facendo bollire in grossi calderoni di rame il mosto fresco di uve bianche o rosse, al fine di ridurlo del 25-30% del suo volume iniziale. Si ottiene così un mosto concentrato a cui, una volta raffreddato e fatto decantare, si aggiunge una quantità di mosto fresco, dal doppio fino a cinque volte il volume del mosto iniziale, in relazione al grado alcolico che si vuole ottenere. Il prodotto ottenuto si   travasa in una botte di legno e si lascia fermentare. La fermentazione deve avvenire lentamente e a lungo e il vino ottenuto viene lasciato maturare nella stessa botte per almeno due anni.

La gradazione alcolica è intorno ai 15°, il colore è ambrato più o meno intenso, i profumi ricordano la frutta secca e il caramello, in bocca si presenta da lievemente dolce ad un piacevole asciutto con un gradevole sentore di mandorle tostate.

vino_rosso

 

[divider] Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

2 Commenti

  1. Egregia Prof.ssa Flora Delli Quadri il suo articolo è molto interessante anche se non mi trova d’accordo in qualche punto, come quando afferma che tale pratica di produrre il cosiddetto “vino cotto” spesso veniva associata “a estrema povertà e arretratezza della famiglia che lo produce”. Secondo il mio modesto parere, non è da associarsi ad un problema di povertà ma semplicemente ad un fatto di utilità.Si trattava di una tecnica artigianale per far conservare meglio il vino, specie nella stagione calda quando veniva portato in campagna anche come sostentamento alle fatiche nei campi (grazie al suo alto contributo calorico ). Era una alterazione o sofisticazione del prodotto naturale, che non poteva essere commercializzato come vino, ma era il metodo di conservazione più semplice e naturale conosciuto; non esistevano solfiti o altri artifizi. Il vino cotto metteva allegria in modiche quantità ma mai mal di testa. Era un prodotto genuino. Se poi qualche annata era eccellente e se ne conservava una parte per le occasioni speciali ne era solo una conseguenza.

    • Gent.mo sig. Caramanico, anche se con un mese di ritardo, le rispondo con un aneddoto. Ho un ricordo molto preciso che risale agli anni ’60. Mio padre si stava accingendo a fare il vino, cotto ovviamente. Si trovava lì per caso un signore, intenditore di vini, ma alquanto snob. Nel vedere mio padre armeggiare introno al calderone commentò:
      “Vedo che qui usate ancora il metodo antico! Ormai non lo si usa più, oggi si preferisce bere il vino genuino senza artifici. Questo è un metodo che usano ormai solo i contadini poveri e arretrati, lo abbiamo fatto nel passato quando c’era la povertà, non si giustifica adesso”
      Queste, grosso modo, furono le parole pronunciate dal signore snob; mi sono rimaste impresse nella memoria vuoi perché ero piccola, vuoi per la risposta che diede mio padre che, tra il burbero e il faceto, sostanzialmente rispose: “Mi dispiace, ma lei non capisce niente di vino!”
      Oggi, prima di accingermi a scrivere le brevi considerazioni di cui sopra, mi sono documentata e ho scoperto che, sì, il vino cotto, anche se molte case vinicole usano farlo ancora adesso, è ritenuto dal gotha del vino come una pratica arretrata. Ciò non toglie che, personalmente, è il vino che preferisco.
      Ecco un link molto bello su quelle che sono le pratiche vitviinicole in Abruzzo (e il vino cotto c’è):
      http://www.cansanonelmondo.it/la_vendemmia.html

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