Il lungo viaggio delle Ostie

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di Maria Delli Quadri [1]

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Le ostie sono il dolce natalizio per eccellenza in Agnone, insieme con le pizzelle,  molto diffuse anche in Abruzzo, magari chiamate con altri nomi, come cialde o ferratelle. La loro preparazione (specie delle prime) richiede, come tutti sappiamo, tempo e fatica [2]; sicché oggi fa impressione vederle nei negozi e nei supermercati in qualsiasi periodo dell’anno.

Io so quando c’è stata la svolta: era l’agosto di un anno intorno al 1975 o 76: nel nostro paese si sposarono due giovani belli e gentili, entrambi agnonesi: lei residente in loco, lui a Campobasso dove c’era anche la sua famiglia, trasferitasi da Agnone anni prima. Gli invitati campobassani chiesero a gran voce di poter assaggiare le tanto decantate ostie di cui avevano sentito  parlare. La signora, madre di lui, li accontentò, per cui, insieme a tutto l’altro ben di Dio, fecero la loro trionfale comparsa sui buffet le “delizie” tanto attese, belle a vedersi, gradevolissime a gustarsi.
Noi agnonesi “del borgo” ci sentimmo quasi traditi e rimanemmo un po’ tutti scioccati; non ricordo se le mangiammo anche noi parendoci quasi di commettere un sacrilegio. Naturalmente il successo delle ostie fu enorme; i ferri furono subito acquistati (nel frattempo qualcuno aveva provveduto a produrre su larga scala le rotonde già pronte), le ricette furono divulgate, gl’ingredienti diffusi e l’ostia intraprese il suo lungo viaggio di conquista al di là della sua terra di origine. Varcò monti e mari fin nelle lontane Americhe e distribuì gioia e conforto ai nostri numerosi emigranti, i quali, per la verità, si erano già premuniti da tempo degli attrezzi necessari, perché per noi agnonesi non è Natale se non ci sono ostie e pizzelle.
Oggi le pizzelle si fanno in tutte le case e si portano in regalo quando si va a fare una visita importante.
Le monache di Santa Chiara non avrebbero mai potuto immaginare, quando nel chiuso del loro convento, mescolavano, impastavano,assaggiavano e cuocevano i prodotti della loro fantasia, esperienza e ingegno che questi avrebbero percorso un così lungo e ramificato cammino.

Io non so fare le ostie, è un paradosso, lo so e vivo di rendita, ma non le mangio mai in agosto.

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[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.
[2] http://www.altosannio.it/lostia-la-mbraisa-l-ostia-limpasto/ ;      http://www.altosannio.it/le-ostie-agnone-nei-ricordi-unagnonese-doc-2/;                http://www.altosannio.it/le-pizzette-2/

1 COMMENTO

  1. CARA MARIA, sei tanto moderna, hai avuto una vita piena e ti sei quindi rinnovata, navighi su fb, ma vedo che per un altro verso rispetti molto le TRADIZIONI… Per questo non mangi le OSTIE in agosto? o forse perché vedo che così ripiene di marmellata e… mandorle?! noci tritate?! sono moloto caloriche!?
    Bel racconto specifico ed insieme che fa parte della storia agnonese ..Io no conosco le ostie”,mai mangiate…
    TU seguendo LA TRADIZIONE continuerai a mangiarle : è vicino il NATALE!

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