Il Verrino

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Torrente Verrino
Torrente Verrino

Introduzione

Il fiume Verrino, con la sua sorgente posta a quota 1.250 s.l.m. e ai limiti dell’abitato di Capracotta in località Ara Petracca, si sviluppa per circa 24 Km, bagna i territori dei Comuni di Capracotta, Agnone, Castelverrino, Poggio Sannita, Pietrabbondante e Civitanova del Sannio per poi confluire nel fiume Trigno in località Sprondasino.
E’ presente il Parco Fluviale del Verrino, che presenta una soluzione di continuità fra due zone chiamate Pisciarello e Santa Croce, appartenenti rispettivamente ai comuni di Agnone e Capracotta e che è dovuta all’orografia del terreno che non permette un facile fiancheggio del fiume per effetto di alcuni salti di notevole altezza che danno origine a cascate, cascatelle e piccoli laghetti. Questa è la parte alta del fiume Verrino caratterizzata da una variegata flora e fauna intatte e incontaminate che danno l’idea di trovarsi in una epoca d’altri tempi.

Un po’ di Storia

Il nome Verrino ha sicuramente origini romaniche, ci sono due contrastanti versioni di derivazione, la prima attribuiscono l’origine al console romano Lucerio Verino mentre la seconda, più verosimile, al maschio della specie suina adibito alla riproduzione: il verro “lat. Verres” visto che, nessun animale come il maiale, ha rivestito una importanza così fondamentale nell’economia alimentare di tante popolazioni. Quindi dalla corruzione dell’antica denominazione Verres si è passati al nome Verrino che deriva dal diminutivo di Verro.

Già presso gli Egizi, i Greci e i Romani troviamo riferimenti letterari relativi al maiale e al suo allevamento. Fino a qualche decennio fa, in Italia, non c’era famiglia che, disponendo dello spazio necessario, non allevasse il proprio maiale e ancora oggi questa tradizione resiste in molte zone d’Italia. In questo modo erano soddisfatte le esigenze casalinghe di salumi e grassi per tutto l’anno. Pensare che i comuni come Agnone e Capracotta utilizzassero l’acqua del Verrino come unico bene primario per la sopravvivenza umana e dell’ambiente è alquanto riduttivo, in quanto le caratteristiche orografiche del terreno hanno permesso di sfruttare le cascate delle sue acque mettendo in opera nel XVII° secolo opicifici come Ramere e Mulini e all’ inizio del XX° secolo delle centrali idroelettriche. Risale al 1901 l’illuminazione pubblica elettrica nel comune di Capracotta mentre a Milano arrivò nel 1905! La corrente d’aria calda che risale il Verrino ha permesso nei tempi passati di poter operare delle sperimentazioni in agricoltura, inusuali a certe altitudini:

  1. A Guastra, in prossimità della masseria di Conti e riparato dai freddi venti del nord, a 1.100 metri di quota fu impiantato un pescheto, filò tutto liscio fino a quando non fu abbandonato a se stesso.
  2. Nelle vicinanze del mulino di Santa Croce e precisamente sotto la masseria Amicone a 1.050 metri di quota, mia nonna era nata lì, mio nonno sperimentò per un triennio la coltivazione del caffè. Fu costretto a malincuore a più miti propositi perché, sebbene l’appezzamento di terreno fosse piccolo, a quei tempi bisognava sfamare le bocche e non soddisfare il suo fine palato! Tornò a tostare e macinare l’orzo.
  3. A Guastra, a 950 metri di quota, presso la masseria Giovannone venne la volta di un vigneto, tuttora produttivo, a volte il vino è un po’ asprigno però si dice che faccia bene per la riduzione dei grassi nel sangue!

Non bisogna neanche dimenticare che purtroppo negli anni ’50 è stato anche teatro di tragedie umane dovuto all’annegamento di due bambini caduti nei piccoli laghetti formatisi ai piedi delle cascate in località Pisciarello. Dal vecchio Mulino del Verrino è possibile percorrere il sentiero che si snoda lungo il tracciato dell’ex Ferrovia: Agnone – Verrino – Staffoli – Pietrabbondante – Pescolanciano, che fu aperta al trasporto di persone e merci nel maggio 1914 e la cui linea, a scartamento ridotto, aveva le spiccate caratteristiche di una ferrovia di montagna raggiungendo e superando anche i 1.000 m s.l.m. Venne distrutta nel settembre del 1943 dai guastatori tedeschi in ritirata che distrussero (come successe a Capracotta dall’8 al 12 novembre del ’43) in maniera capillare tutte le infrastrutture, forse qualcuno si sarà posto il quesito relativo alla scomparsa di quei binari.

Aneddoto storico e risposta al quesito

Nostro nonno, un tipo eclettico, colto e ingegnoso, (in contrada Guastra negli anni ’30 era l’unico del posto che sapesse leggere, scrivere, fare le iniezioni con aghi che sembravano chiodi e parlare con… le api! era stato in gioventù negli USA) era sempre pronto con le sue stravaganti dissertazioni, di sovente ci diceva e ripeteva: ricordatevi che nella vita non dovete ”guardare” ma “osservare” e che non solo a Capracotta ma anche nei paesi limitrofi, partendo dal vecchio mulino del Verrino, era arrivata la ferrovia alla fine di ottobre del ’44, ma che sarebbe stato difficile vedere e sentire un treno fischiare! Io e mio fratello, che fino all’età di sei anni abbiamo vissuto nella sua masseria che confinava con quelle di Agnone, pensavamo che fosse un po’ matto! All’età di otto anni mentre vegliavamo un defunto sul letto di morte con tutti i parenti affranti dal dolore, i nostri sguardi si focalizzarono sulle lesioni del soffitto della camera, bisogna sapere che ai quei tempi era tutto in legno: pavimento e travi, c’era qualcosa d’insolito per una povera, onesta e modesta famiglia di quei tempi, le travi non erano di legno ma di ferro! osservando con più attenzione capimmo che sulle nostre teste c’era un pezzo della tratta ferroviaria che collegava Capracotta con il Verrino! Ecco cosa voleva dire nostro nonno a proposito del treno che sicuramente non potrà attraversare neanche il ponte del mulino a Santa Croce!

Caratteristiche Progettuali

Con il placet delle due Amministrazioni si è pensato di procedere a una stesura progettuale di un possibile percorso pedonale, ciclabile, etc. che collegasse soprattutto le due zone Pisciarello e Santa Croce, valutando e valorizzando eventualmente anche le diverse opportunità infrastrutturali presenti lungo il percorso fluviale. Si sono presi in considerazioni le presenze di B&B, di opifici operativi e/o in fase di ristrutturazione e il possibile inserimento di tale percorso come raccordo di eventuali sentieri storici, naturalistici, etc. ricadenti nei 4 comuni interessati: Capracotta, Agnone, Pietrabbondante e Pescopennataro come risulta dalle tavole allegate. Per quanto riguarda il comune di Capracotta era già stata redatta una tavola sentieristica che rispettava i percorsi delle vecchie mulattiere orientati a mezzogiorno che vengono allegate come completamento progettuale. l sentieri che collegano ogni coppia di Comuni sono indipendenti dagli altri, sono tutti georeferanziati e tridimensionalizzati, in totale si sviluppano per circa 150 km, e toccano zone e punti di elevata valenza storica:

  1. Capracotta: Fonte la Lama (Insediamento Sannita con le sue tombe)
  2. Capracotta: Fonte Romita (Insediamento Sannita e la Tavola Osca)
  3. Agnone: Le Civitelle (Resti di una civiltà sannitica)
  4. Agnone: Il Sentiero Industriale del ‘700 che costeggia il Verrino
  5. Agnone- Pietrabbondante: il vecchio tracciato ferroviario del ’14
  6. Pietrabbondante: Il Teatro Sannitico

Sarà possibile percorrerli con Cellulari e/o Smarphone con mappe satellitari e Gps incorporati, cioè indipendenti dalla presenza di Internet ma con il solo segnale del GPS.
Il sentiero in esame si snoda per una lunghezza di 7.412 metri, parte dal Mulino di Santa Croce posto a quota 1.043 s.l.m. e termina al Mulino Scatozza a quota 567 s.l.m., con un dislivello di 476 metri e una pendenza media pari al 6,43%. Ai suoi estremi, nelle vicinanze, sono ubicati due Bed and Breakfast: “Santa Croce”, nel Comune di Capracotta, e “Acquasalsa”, nel Comune di Agnone, e un altro ubicato in posizione quasi centrale e a confine fra i due comuni: “il Pisciarello”, dove sarà possibile ritemprarsi e rigenerarsi per poi riscoprire i vecchi sapori e/o odori dell’ottima cucina di una volta. Il percorso per buona parte tocca gli insediamenti industriali presenti nel ‘700 come risulta dalla mappa digitale che il Comune di Agnone ha messo a disposizione e che sarà in seguito restaurata. Dalle conversioni in metri dei palmi e passi delle distanze riportate sulla mappa sarà possibile inquadrare ed eventualmente localizzare altri manufatti andati persi nel tempo.

 

Filippo Di Tella

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