Il vento di Trivento

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1651

di Angelo Iavicoli[1]

Trivento
Trivento

 Il vento di Trivento  

Questo è il paese
dove il vento impera.
Talvolta è brezza,
ambrosia profumata
e con mano vellutata
accarezza
gli embrici antichi
della città più alta
e il campanile.

L’Eolo pentro
con delicate dita
e con tocco divino
inebrianti e dolcissime note
crea e sussurra
tra le finestre, le acacie e i pini.
Sfiora con tenero bacio
la margherita del prato
la forte ginestra
la lupinella del campo
e il rosmarino.

Tu, vento,
amico dei lunghi giorni estivi,
furtivo al Trigno
ansimante e stanco
il segreto di tante obliate storie
rubi
e verso l’uomo invii.
Spesso, però,senza ragione alcuna,
rigonfi gli otri tuoi e ci spauri.

Quale gigante da arcano dardo
ferito
soffi il dolore
e con sconfinata furia
il verde bosco pieghi
e l’uom vacilla.
Tormento e angoscia
nascono nei tremebondi petti
quando nelle notti buie e lunghe
del noioso inverno
con beffardo sorriso
fai i dispetti.

Qualcosa di Trivento
a te non va,
perciò t’inalberi
e scaraventi in alto
alla rinfusa
ciò che ti capita a tiro
ed anche ciò che ammiro.
Le tue sorelle nubi
impaurite
nel cielo fuggono
restando ammutolite.

Tu, vento, finalmente,
passata la furiosa pazzia
ritrovi la tua via
nelle profonde viscere terrestri.
Tutto si calma
tutto ormai gioisce.

Solo il mio animo,
sbigottito,
ancor tremante,
in un angolo appartato
pensa ai vari perché
di nostra vita:
perché il fiore appassisce
e perché l’amore
tra tanto e stupido odio
spesso nel cuor svanisce.

__________________________
[1] Angelo Iavicoli, abruzzese di Castiglione Messer Marino, sin da ragazzo mostra una particolare inclinazione verso le discipline umanistiche, in generale, e la poesia, in particolare. Vive tra Trivento (CB) e l’estero; appena può, va a ritemprare mente e cuore nel suo Abruzzo.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

3 Commenti

  1. IL VENTO di TRIVENTO
    poesia gradevole, bella ,chiara, per me evocativa;
    ho ri-sentito il vento di Trivento nel tremolio convulso dei vetri degli enormi finestroni del convitto femminile…in qualche “notte buia e lunga del noioso inverno”.1956! Tutta la potenza del vento viene messa in evidenza ed anche la brezza che dolce soffia dal Trigno, salendo verso la collina. Delicata chiusa per l’interrogativo svanire di un amore… Ma tutto finisce: la tempesta del vento e …la tempesta di un amore.

  2. Ho riletto la stupenda poesia :tutta bella, tutta delicata e tutta vera, ahimè!
    Nel FRATTEMPO DAL FEBBRAIO 2016 AD 0GGI, CREDO DI AVER AVUTO MODO, IN QUEST’ULTIMO PERIODO, DI “CONOSCERE” VIRTUALMENTE SU FB DONATELLA IAVICOLI—-FORSE LA FIGLIA DEL POETA- ALTRETTANTO DOTATA E DI SPIRITO E DI MANO…CON I SUOI SCORCI A PENNA SU TRIVENTO E NON SOLO .
    Insomma un’artista degna di tanto padre e forse di più larghe VEDUTE!
    COMPLIMENTIAD ENTRAMBI!

  3. La poesia è molto bella, con eleganza e disinvoltura l’autore descrive i fenomeni atmosferici che persistono perennemente in Triveneto, esposta, per detto popolare, a tre venti … spesso impetuosi e travolgenti.

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