Il Sindaco di Capracotta e il vice Sindaco di Agnone rispondono ad Almosava

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di Enzo C. Delli Quadri

Antonio Vincenzo Monaco

Il Sindaco di Capracotta,  Antonio Vincenzo Monaco, e il Vice Sindaco di Agnone, Nunzia Zarlenga, hanno risposto alla lettera che Almosava aveva loro inviato 2 giorni fa, sollecitandoli a prendere una posizione in merito ai problemi posti dalle leggi 128/2011 e 148/2011.

La legge 128/2011 costringe Capracotta, avente meno di 1000 abitanti, ad associarsi con altri comuni per costituire una nuova Municipalità governata da un consiglio composto dai sindaci dei Comuni Associati o Aggregati. Al fine di favorire una possibile ricomposizione dell’Antico Alto Sannio, oggi identificabile con l’Alto Molise l’Alto Sangro e l’Alto Vastese, Almosava ha chiesto  al Sindaco di Capracotta di operare in modo da favorire l’associazione tra i Comuni di Montagna guardando con interesse ai Comuni del versante abruzzese (associazione che ammistrativamente e tecnicamente può essere complessa ma è politicamente possibile), piuttosto che ai comuni gravitanti verso la provincia di Isernia.
La risposta di Antonio Vincenzo Monaco è stata stringatissima ma corposa, foriera di ottimi sviluppi.

La legge 148/2011, invece, riguarda i paesi con più di 1000 e meno di 5000 abitanti. Agnone, che conta 5200 abitanti potrebbe considerarsi fuori, ma in un contesto di 54 paesi del confine abruzzese-molisano, disinteressarsi della questione sarebbe come condannarsi ad un isolamento dannoso, a dir poco.
La risposta di Nunzia Zarlenga è stata molto articolata e complessa, a dimostrazione del forte interesse in merito alla questione. In particolare, il vice sindaco di Agnone mette in evidenza che:
•    “la montagna è un’area speciale che va dotata di poteri particolari”,  non contro la Costa ma in armonia con essa, in un contesto di riequilibrio economico e sociale.
•    Occorre una forte azione di coordinamento tra i soggetti pubblici e tra questi e quelli privati.

Ecco, comunque le risposte.

Risposta di Antonio V. Monaco
Ci sentiamo a breve per concordare una linea comune. Ciao. Auguri per un felice 2012

Risposta di Nunzia Zarlenga
Ipotesi di coordinamento per affrontare in maniera congiunta i problemi del territotio montano di confine abruzzese-molisano.

Ero e sono convinta che il territorio di confine abbia bisogno di un COORDINAMENTO   per approntare una strategia di sviluppo che ottimizzi l’uso delle risorse finanziarie messe in campo dallo Stato, dall’Unione Europea e dalle Regioni Molise ed Abruzzo, creando una sinergia tra le politiche settoriali e le specifiche e diverse problematiche presenti nelle varie parti del territorio di confine tra  Abruzzo e Molise.
Da più parti (sindaci,forze sindacali,Chiesa,rappresentanti della società civile) è stato messo in evidenza il ruolo fondamentale che la montagna assume nel sistema territoriale regionale, per cui appare necessario e di vitale importanza delineare delle linee guida per una strategia di intervento innovativa che porti alla piena valorizzazione dei nostri territori,così simili per caratteristiche e problematiche.
E’ indiscutibile che la montagna, rispetto ad altre parti del territorio regionale, per le quali è stato univocamente tracciato un percorso di sviluppo, presenta un insieme di svantaggi:
–    la popolazione è diminuita perché interessata dalle grandi opportunità offerte dal forte sviluppo economico e sociale delle città e delle aree costiere, invertendo la tendenza al popolamento delle aree marginali, che storicamente ha caratterizzato le fasi di forte crisi economica e sociale:
–    è cambiata anche in montagna l’organizzazione familiare e diverso, rispetto al passato, è il rapporto tra le attività economiche e il territorio:
–    le condizioni di vita e di reddito di chi ha deciso di rimanere o di ritornare ad abitare nei nostri territori sono decisamente peggiorate, si sono rarefatte le opportunità ed è diminuita l’erogazione di servizi.

Pur tuttavia, vicino ad evidenti minacce di desertificazione demografica e di impoverimento del patrimonio immobiliare, la fase attuale dello sviluppo economico e sociale che coinvolge le nostre regioni presenta per le aree montane grandi opportunità.
Lo scopo del suddetto COORDINAMENTO è, appunto, quello di costruire un progetto che individui le condizioni per cogliere le opportunità e mitigare le minacce. A tale scopo occorre, innanzitutto, che si realizzino, contemporaneamente, due condizioni:

1.    deve crescere nell’intera società regionale la percezione del valore delle risorse che la parte montana può offrire per la crescita di competitività dell’intero sistema territoriale nazionale. Conseguentemente occorre
•    ribadire l’immagine della montagna come “area speciale” e, come tale, dotarla di poteri particolari
•    Riconoscere l’esistenza in tale area di una molteplicità di sistemi territoriali locali dotati di risorse distintive e, per loro, creare una politica di valorizzazione nella quale la particolarità  dei luoghi, dei prodotti tipici, la fruizione del paesaggio e dei beni culturali e ambientali possano costituire per le attività agricole, turistiche, artigianali,commerciali il motore principale per altrettante occasioni di impresa.

2.    deve svilupparsi una forte cooperazione fra soggetti pubblici e privati per la promozione di azioni rivolte alla valorizzazione e all’integrazione nel sistema regionale della qualità più rilevante che i nostri territori possiedono vale a dire dall’insieme delle risorse ambientali, paesaggistiche,culturali che in forma irripetibile li caratterizza. L’obiettivo strategico di garantire la riproducibilità di queste risorse deve essere innanzitutto percepito come un investimento per accrescere la competitività del sistema economico in un’epoca in cui la competizione non è solo fra imprese,ma anche fra sistemi territoriali.

Da ciò può realisticamente derivare la concreta possibilità di attivare una politica che richiede, contemporaneamente, la destinazione di risorse finanziarie oggi diversamente impiegate e il pieno convincimento degli attori pubblici e privati che per questi territori   sia necessario un modello di sviluppo non imitativo di quello di altre zone con peculiarità ed esigenze diverse dalle nostre (come quelle dei territori costieri).
Sono necessari, quindi,  un grande sforzo ed un grande impegno nella individuazione delle caratteristiche delle diverse aree montane e nella prefigurazione di percorsi d’intervento differenziati alla ricerca soprattutto di piene sinergie tra la pluralità degli interventi finanziati dall’ente pubblico e l’integrazione delle risorse pubbliche con quelle private.

Tutto ciò spinge verso la necessità di operare con la logica della programmazione integrata e negoziata, sul modello sperimentato con i programmi speciali d’area: bisogna integrare fabbisogni locali e risorse settoriali. Occorre, però, superare la logica che tale metodologia debba riguardare esclusivamente finanziamenti straordinari ed aggiuntivi. Si tratta invece di raggiungere  un  accordo di programma  tra i Comuni facenti parte dell’Unità di crisi con le regioni Abruzzo e Molise, e considerarlo come il modo attraverso il quale organizzare prioritariamente le risorse ordinarie a sostegno di precisi programmi territoriali, coinvolgendo in essi l’iniziativa di soggetti privati.  In questo modo di operare occorre anche superare l’autoreferenzialità delle singole politiche settoriali che, al contrario, debbono essere assunte come componenti di una politica territoriale che interviene sugli aspetti sociali, ecologici,economici peculiari di ogni singola area montana. I singoli “accordi locali” devono,infatti, costituire precisi strumenti operativi, che nascono dal sistema locale, ma che devono essere capaci di coinvolgere i settori e mettere  in valore e massimizzare non solo le risorse regionali, ma tutte le risorse pubbliche destinate alle aree montane.

Alla luce di tali considerazioni, appare evidente che un eventuale progetto di sviluppo per le nostre zone dovrà garantire il sostegno più al territorio che ai settori d’intervento: dovrà, in altre parole, essere l’espressione pregnante di una nuova politica territoriale. E’ importante,quindi, che accanto ai tradizionali fattori si sviluppo sostenibile quali l’agricoltura, l’ambiente e il turismo, vengano rilanciate la rete dei servizi alla persona e la rete dei servizi al territorio. E’ inequivocabile che le risorse della montagna potranno essere messe  a sistema solo se verrà garantita nei singoli territori montani un’adeguata rete di servizi. Per fare ciò occorrono risorse finanziarie che consentano di superare la tendenza ad una valutazione puramente economica della sostenibilità dei servizi in montagna, mediando le logiche di programmazione che prescindono dall’efficienza settoriale con criteri di riequilibrio territoriale ed equità sociale. In questo contesto la nuova politica territoriale per lo sviluppo delle aree montane dovrà basarsi su precisi assi strategici:
–    sicurezza del territorio :difesa degli abitati e delle infrastrutture esistenti mediante sistemazione dei versanti in dissesto e riordino idraulico dei bacini montani interferenti:sviluppo di nuovi insediamenti e infrastrutture in maniera compatibile con le caratteristiche del territorio;coordinamento operativo fra gli interventi di difesa del suolo,lacori  idraulico-forestali ed opere di forestazione;
–    servizi alla persona :sviluppo e potenziamento dei servizi sociali e di quelli sanitari, ma anche sostegno, sulla base della sussidiarietà orizzontale, alle attività imprenditoriali e a quelle iniziative private che in aree montane soggette a fenomeni di forte spopolamento possono contribuire a scongiurare i rischi di emarginazione:
–    servizi al territorio: potenziamento del sistema infrastrutturale di collegamenti, con priorità alle reti telematiche, per attrarre e favorire nuovi insediamenti e nuove attività economiche per le aree “deboli”; valorizzazione della multifunzionalità e pluriattività dell’impresa agricola in montagna per piccole opere di difesa dell’ambiente e di manutenzione del territorio;
–    ambiente : valorizzazione dell’ambiente e del comparto agro-alimentare con riconoscimento sociale ed economico del valore delle attività produttive svolte in un territorio di assoluta eccellenza quale quello montano:
–    associazionismo : promozione gestioni associate di servizi per favorire sviluppo integrato, economie di scala e miglioramento degli standard qualitativi:
–    marketing territoriale : costruzione sul trinomio turismo-agricoltura-ambiente di vere e  proprie azioni di co-marketing e di promozione territoriale complessiva.

L’assunzione di questi assi prioritari costituisce un’innovazione rilevante nella politica a  favore delle aree montane e potrà contribuire in modo significativo al consolidamento dello sviluppo e all’inversione delle dinamiche di spopolamento attualmente in atto in montagna.
Nel quadro di questa nuova politica territoriale appare necessaria una forte concertazione tra i comuni alto molisani e quelli del vicino Abruzzo (COORDINAMENTO), per determinare uguali ricadute su aree contigue e con caratteristiche economiche, sociali e territoriali omogenee.

La tutela,la valorizzazione ambientale e la messa in sicurezza del territorio, il consolidamento e la riqualificazione delle attività agricole, l’integrazione e lo sviluppo dell’offerta turistica, il miglioramento dei servizi ai cittadini e alle imprese, la promozione e la formazione di una nuova imprenditorialità, il consolidamento e la qualificazione delle attività esistenti nei settori dell’industria, dell’artigianato e del commercio, con particolare attenzione alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti tipici,la valorizzazione e la tutela delle risorse energetiche peculiari alle aree montane,con particolare riferimento all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili,sono alcuni esempi di altrettante politiche settoriali per la montagna che possono diventare le componenti di una politica territoriale comune.

Ho parlato di COORDINAMENTO, ho parlato di RISORSE FINANZIARIE

Il COORDINAMENTO può essere ottenuto con una applicazione oculata e non meramente amministrativa delle Leggi 128 e 148 del 2011.
La 128 obbliga i comuni con più di 1000 abitanti e meno di 5000 a condividere con altri comuni 6 funzioni comunali fondamentali fondamentali, tali da svuotare di contenuti i compiti di Sidaco e Assessori.
La 148 va oltre: obbliga i comuni con meno di 1000 abitanti ad associarsi tra loro, trasferendo tutte le funzioni comunali ad un livello superiore (Municipio) composto da un Consiglio formato dai sindaci dei comuni che si associano.
Le RISORSE FINANZIARIE possono essere ottenute in modo diretto o indiretto, con riferimento all’utilizzo di risorse di progetti europei o nazionali o regionali, modo diretto, con riferimento alla creazione di una ZONA FRANCA, coincidente con il nostro territorio, franca da burocrazia e imposte, modo indiretto.

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