Home / Cultura / Cultura Popolare / Il segreto della lana – Capitolo 4 – La Sorpresa tra la lana

Il segreto della lana – Capitolo 4 – La Sorpresa tra la lana

di Esther Delli Quadri
( dalla raccolta ” Mendicanti dell’anima”)

Cap. 1 – Materassi in eredità per leggerlo clicca qui
Cap. 2 – Ricordi con le mani nella lana per leggerlo clicca QUI
Cap. 3 – Racconti tramandati  per leggerlo clicca QUI
Cap. 4 – La Sorpresa tra la lana
Cap. 5 – La lettera per leggerlo clicca QUI
Cap. 6 – La guerra la vergogna l’amore per leggerlo clicca QUI

Questa novella racconta di una nonna materassaia che lascia in eredità a sua figlia i suoi materassi di lana; lei, su consiglio della sua figlia, decide di lavorarli per ottenerne cuscini e coperte. Durante la lavorazione succedono cose significative che squarciano il telo su un passato traumatico che, insieme a tutto il contesto ambientale, il clima familiare, i ricordi, consentono, a chi legge, di vivere emozioni particolari.

 

Capitolo 4 – La Sorpresa tra la lana

Le due settimane di ferie passarono in fretta e presto arrivò per me l’ora della partenza.
Sarei tornata per un weekend con la stoffa necessaria per confezionare i cuscini a forma di materasso. Mia madre intanto avrebbe scucito l’ultimo materasso, lavato e cardato la sua lana da sola, con comodo.
Tornai dopo un paio di weekend  con la stoffa necessaria nelle tonalità rosso cupo e giallo oro per i miei cuscini e di un tenue azzurro e celeste per i cuscini di mia madre.
” Che splendore ” esclamò lei entusiasta” ne verranno fuori dei cuscini bellissimi..!”
Mi disse di non aver avuto tempo di scucire e lavare la lana dell’ultimo materasso. Una vecchia zia di mio padre che viveva da sola aveva avuto dei seri problemi di salute e lei, alternandosi con altre zie, doveva accudirla e adesso che aveva la stoffa , nel poco tempo libero che le restava, preferiva confezionare le fodere per i cuscini poiché era evidente che ero impaziente di averli, aggiunse strizzandomi l’occhio.
Risi gaiamente a quell’uscita. Mia madre mi conosceva molto profondamente, tanto da avermi soprannominata affettuosamente ” proposto, cucinato, mangiato” a significare la fretta con cui concludevo ogni mio programma.
Fu allora che proposi che lei lasciasse perdere il terzo materasso. Avevo ancora qualche giorno di ferie a settembre e visto che non avevo in programma vacanze o altro di particolare mi avrebbe fatto piacere occuparmi da sola dell’ultimo materasso, ora che avevo acquisito la tecnica necessaria.
Ne fu contenta. Comprese che quell’occupazione la volevo per potermi immergere ancora nelle magiche atmosfere del passato prima che la vendita della casa della nonna non me lo rendesse più possibile e perciò fu d’accordo.
A metà settembre si presentò l’occasione di tornare a casa per pochi giorni
Il tempo era ancora buono e così il giorno dopo il mio arrivo arrivai di buon’ora a casa della nonna per iniziare a scucire il terzo materasso.
Dopo aver aperto le finestre nelle stanze per farle arieggiare mi sedetti nella “stanza dei materassi” dove la sera precedente, con l’aiuto di mia madre, avevo portato il materasso da svuotare.
Dalla finestra della stanza entrava l’aria frizzante dell’estate che volgeva al termine tra quelle montagne  più velocemente che altrove. Seduta, mentre iniziavo a scucire il materasso, alzavo di tanto in tanto lo sguardo. Dalla mia posizione riuscivo a vedere parte della vallata ancora di un verde smagliante che avrebbe presto ceduto il passo a varie sfumature di giallo e poi di rosso e quindi al marrone dell’autunno inoltrato.
Pensai ai miei nonni. Chissà quante volte avevano guardato anche loro quel paesaggio di prima mattina? Chissà quante volte mia nonna era rimasta seduta lì al suo lavoro osservando come me in quel momento quello stesso paesaggio? Chissà quali erano stati i suoi pensieri mentre era lì indaffarata?
Sorrisi tra me per la mia tendenza a guardare  indietro. Mi accadeva spesso di pensare a tutti quelli che ci avevano preceduto in quegli stessi luoghi, ai nostri antenati per la maggior parte sconosciuti tranne quelli più vicini a noi nel tempo: nonni, bisnonni… Come era stata la loro vita? Pensare ai loro sguardi posati su quello stesso paesaggio mi affascinava. Mi faceva sentire la continuità e la  concatenazione  degli eventi tra il tempo passato e presente facendo passare in secondo piano  la  distanza temporale delle  vite dei nostri antenati sconosciuti, distinte e separate dalle nostre . Avrei voluto vedere sfilare davanti a me i loro volti per cogliere quei tratti che ci univano. Chissà se tra essi ce n’era stata una che mi assomigliava fisicamente? Chissà se i suoi pensieri assomigliavano anch’essi ai miei?
Buona parte della fodera era ormai scucita. Stesi quindi sotto il tavolo ai miei piedi un grande telo e feci cadere la lana su di esso.
Mentre ero intenta a quell’operazione con le braccia sprofondate nella lana che ancora restava nel materasso per tirarla verso l’uscita, le mie mani toccarono qualcosa che non era lana, bensì carta. Feci cadere tutto sul telo ai miei piedi e guardai meglio.
Tra i fiocchi di lana gialla e raggrumata c’erano  dei fogli scritti a mano.
Li raccolsi pensando che potesse essere un vecchio conto della nonna all’epoca in cui ancora lavorava come materassaia o una lista di cose occorrenti per il suo lavoro. Erano quattro fogli,  piuttosto stropicciati, ingialliti,  costellati di macchie di muffa qua  e la e fittamente scritti in una calligrafia nervosa e scomposta. Dovevano essere lì da molti anni.
Incuriosita cercai di individuare il primo e cominciai a leggere.
“Figlia mia Diletta ” lessi non senza sorpresa.
Mi fermai. Diletta era il nome di mia madre. Ma diletta poteva essere anche un aggettivo. Pensai piuttosto a questa seconda ipotesi dal momento che consideravo altamente improbabile che mia nonna ( o nonno) si rivolgessero alla loro figlia in forma scritta.
Era certamente un qualche scritto di una qualche cliente ai tempi in cui la nonna era materassaia rimasto tra la lana chissà come, mi dissi.
Incuriosita ripresi a leggere. Era talmente vecchio che certamente non stavo  violando la privacy di nessuno.

Figlia mia Diletta,
Non so se queste mie parole arriveranno mai a te. Ma se succederà è molto probabile che questo succeda dopo la mia morte. Le ho nascoste qui, tra la lana del tuo materasso. Le affido alla lana. Se  il destino vorrà le metterà sulla tua strada e le leggerai. Altrimenti no.
Tuo padre non avrebbe voluto che io ti rivelassi la verità. Non lo voleva per non farti del male e per non  aggiungere a me dolore a dolore . Ma io non lo so se è stato giusto o no.
Prima di morire le sue ultime parole sono state per te .” …..Diletta….Diletta …. ” diceva.
Non so cosa intendesse. La sua voce era appena un soffio. Non so se dopo che per tutta la tua vita non aveva  mai voluto che tu sapessi, aveva cambiato idea negli ultimi istanti. Non lo so. E senza di lui, senza le sue parole di coraggio e sostegno io non me la sento di calare nella tomba con questo segreto.
Voglio, però, prima di tutto che tu sappia che lui ti ha amato teneramente. Non avrebbe potuto amarti di più se tu fossi stata “sua” figlia.

Restai impietrita!
Non c’era nessun dubbio più che quella lettera fosse di mia nonna per mia madre!
Le parole ” Non avrebbe potuto amarti di più se tu fossi stata “sua” figlia” ballavano davanti ai miei occhi.
Compresi che mi trovavo di fronte a qualcosa di molto intimo, che era stato nascosto per anni a mia madre.
D’impulso continuai a leggere.

” Il suo amore per te è stato grande, profondo  e sincero. Ti ha amata anche per me, che non ho potuto. Se ho esitato tanto   a confessarti la verità è stato anche per questo. Ho avuto paura di incrinare qualcosa dentro di te dello splendido rapporto che avete avuto, tu e lui. O di farti del male in qualche modo, minando le tue certezze.
Lui è stato “tuo” padre, e nel tuo cuore deve rimanerlo, per sempre, questo lui avrebbe voluto.  È stato e deve rimanere per te l’unico padre che tu abbia mai avuto!
È difficile per me, non puoi immaginare quanto è difficile, scrivere questa lettera. Se questa penna fosse un ago da materassaia saprei come usarla. Ma con le parole non sono mai stata brava ed ho paura, ho paura di non trovare quelle giuste , ho paura di farti del male. E di male te ne ho già fatto…… Non ho voluto fartene, ma non ho saputo né potuto non fartene.

Mi fermai.
Io non avevo il diritto di leggere quella lettera. Non era per me.
Ma cosa dovevo fare? Consegnare la lettera a mia madre ?
Sarebbe stata la cosa più giusta.
Ma lo era davvero? Il destino aveva messo quella lettera nelle MIE mani, non in quelle di mia madre! E mia nonna si era affidata al destino, si proprio al destino, lo aveva scritto chiaro.
Se avessi consegnato quella lettera a mia madre avrei fatto la cosa giusta o, come mio nonno aveva temuto, rischiavo di destabilizzarla, di creare una crepa nelle sue certezze e quindi una ulteriore sofferenza?
I pensieri mulinavano vorticosamente e confusamente nella mia mente: ero io dunque  il destino? Ero io che dovevo prendere una decisione sul da farsi? Ma come potevo farlo così semplicemente, a cuor leggero se perfino mio nonno, prima e mia nonna poi, non ne avevano mai fatto parola a mia madre temendo di causarle una profonda sofferenza?
Rividi di fronte a me il viso di mia madre, lo sguardo limpido dei suoi occhi blu cobalto che qualsiasi piccolo dolore riusciva ad appannare, offuscare. La sua fragilità mista a una dolcezza sconfinata che svegliava in tutti quelli che le erano intorno il bisogno di proteggerla, di ripararla.
Io che diritto avevo di  rischiare di adombrare per sempre quello sguardo? La pace, la tranquillità, la semplicità sembravano essere quello di cui lei aveva bisogno più di qualsiasi altra cosa per vivere.
Mia nonna si era affidata al destino. Ma io non ero il destino. Ero a mia volta solo uno strumento, come la lana del materasso che per tanti anni aveva custodito quel segreto.
Restai a lungo a riflettere stringendo tra le mani quei fogli che bruciavano come braci incandescenti.


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Un commento

  1. Una sorpresa! Spesso nella vita ci son delle sorprese che “rischianio di adombrare la tranquillità”, di creare un distacco o riallacciare un rapporto! La scrittura così delicata e particoleggiata dà una sensazione di bello a venire…sarà così?!
    Leggerò volentieri il prosieguo domattina…

Rispondi a Marisa Gallo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.