IL PAPAVERO

 

                                                                                                                                                                       a cura di Paola Giaccio


Il papavero comune o rosolaccio è un fiore molto forte: tra maggio e luglio invade le scarpate,
le strade,
i bordi dei fossi e i campi,
dove sbuca tra il grano.
Il papavero arriva da molto lontano: in Mesopotamia, 5.000 anni prima di Cristo, veniva coltivato a scopo ornamentale.
I Greci lo consideravano una pianta sacra alla dea Demetra, propiziatrice della fertilità agricola, e la sua presenza in mezzo al grano era considerata beneaugurante per un buon raccolto. Durante il medioevo il papavero fu invece associato, per via del suo colore, al sacrificio di Cristo e alla sua morte, per questa ragione si trova spesso raffigurato in affreschi di chiese risalenti all’epoca medievale.
Sulla scia della tradizione medievale, che associa il papavero al sacrificio, nel Regno Unito, durante la prima guerra mondiale, per celebrare gli uomini morti per la patria si usavano ghirlande composta da papaveri.

Il fiore del papavero è solitario, è formato da quattro petali rosso scarlatto, al centro vi è il frutto da cui si spargono i semi al soffiare del vento.
Riesce a far sbocciare più di 400 fiori in una stagione, perché ogni fiore dura un giorno solo e non sempre riesce a essere fecondato; quindi per garantirsi un’adeguata produzione di semi, è necessario che i fiori siano numerosi, ma sono estremamente delicati tanto che ciascun fiore perde i petali nel corso di un solo giorno.

La cosa molto interessante è che la sua presenza è indice di terreno poco contaminato e inquinato dagli agenti chimici. Quando passeggiamo per le campagne e rimaniamo affascinati dai nostri meravigliosi campi di grano, ma non notiamo neanche un papavero, purtroppo è certo che i trattamenti chimici su quei campi sono stati massicci, non tutto quello che è bello necessariamente è anche sano!!

Il papavero trova impiego in medicina e per le sue proprietà leggermente sedative viene usato per le tisane, come calmante per la tosse e la pertosse. I suoi germogli si utilizzano in cucina per la preparazione di minestre a base di ortaggi. Il papavero è un fiore abbastanza semplice ed è protagonista di alcune leggende. Nella mitologia, si narra come il papavero sia stato il fiore della consolazione. Infatti, sembra che la dea Demetra, dopo la scomparsa della figlia, abbia riacquistato la sua serenità, sorseggiando un infuso di fiore di papavero.

Nel linguaggio dei fiori il papavero simboleggia non solo consolazione, ma anche semplicità e orgoglio sopito.
Inoltre, in base ai colori ha il suo simbolismo:
il papavero bianco indica consolazione, sonno, sventura;


il papavero giallo indica ricchezza, successo;
il papavero rosa indica serenità, vivacità;
il papavero rosso è il simbolo dell’oblio, del sonno dei sensi e del cuore.
Nell’antichità si usava raffigurare Morfeo con un mazzo di papaveri tra le braccia.

Morfeo con papaveri

Curiosità:
il termine “papavero” è utilizzato come sinonimo di persone potente, tale significato è dovuto alla leggenda secondo la quale il Re di Roma Tarquinio il Superbo volendo insegnare al figlio il modo più rapido per conquistare la città di Gabi, andò in giardino e con un colpo di bastone recise le teste di tutti i papaveri, volendo, con quel gesto, far capire al figlio che bisognava eliminare tutti i personaggi più potenti della città avversa.

Altri significati sono orgoglio, piacere ed eccentricità. Possono essere offerti a una amica che è stata appena lasciata dal fidanzato dopo una storia importante, per spronarla a reagire.

 


Editing: Paola Giaccio
Copyright: Altosannio Magazine

About Paola Giaccio

Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

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