Il Museo Civico di Aufidenate: una piacevole (Ri)scoperta.

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di Alessandro Bencivenga [1]

Qualche tempo fa ho avuto il piacere di accompagnare una classe del Liceo Scientifico “T. Patini” di Castel di Sangro in visita al museo che considero uno dei più interessanti della Regione Abruzzo, ma forse non tra i più noti: il Museo Civico Aufidenate. Sono proprio le loro fresche voci di curiosi che si accostano – in alcuni casi per la prima volta – al nostro patrimonio culturale, che mi accompagneranno in alcuni passaggi di questo breve contributo.

Museo Civico AufidenateOspitato nei locali del quattrocentesco convento francescano di S. Maria Maddalena, il museo si presenta oggi suddiviso in tre sezioni (pre-protostorica al piano terra, romana e medievale-moderna al piano superiore), dopo il riallestimento avvenuto alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. Il nucleo originario del museo, però, venne inaugurato nel 1898 ad opera di due benemeriti della cultura abruzzese, Vincenzo Balzano e Antonio De Nino, per interessamento dell’allora sindaco di Castel di Sangro, Clemente Marchionna.

“Varcata la soglia del primo portone, ci si trova catapultati in un mondo pieno di testimonianze storiche, facendo intuire al visitatore il vero senso della parola ‘museo’” (Leandro).

Pur essendo un’esposizione di materiali sostanzialmente locali (“in questo museo è racchiusa la storia di Castel di Sangro”, Sharys), si tratta di una collezione ricchissima, con alcune “eccellenze” sia nella sezione pre-protostorica che in quella romana, che sono state ben individuate dagli studenti, grazie anche alla sapiente guida dei volontari della sede locale di Archeoclub d’Italia, associazione che assicura la fruizione di questo importante patrimonio grazie ad una convenzione col Comune di Castel di Sangro.

Personaggio-maschile museo aufidenate di castel di sangroTra i reperti archeologici di epoca romana in esposizione si segnalano diverse epigrafi e due statue togate, acefale e mutile, nonché una raccolta di antichi bronzi tra i quali un toro sannitico rinvenuto nel 1957 nei pressi del fiume Zittola (“che è anche il simbolo di questo museo”, Carlo Alberto) e una rarissima urna in piombo. Da non sottovalutare, poi, le attestazioni epigrafiche in dialetto osco, preziosissime per la ricostruzione della storia di questi territori prima della romanizzazione, che ne fanno anche un centro di studio e ricerca (“questo museo racchiude molti segreti del passato che sono ancora da scoprire”, Aurora).

Va ricordato che la struttura ospita anche un presepe di scuola napoletana e “una ricostruzione della Basilica di Santa Maria Assunta, costruita con dei fiammiferi” (Alessandra), nonché il Museo internazionale della pesca a mosca intitolato a Stanislaw Kuckiewicz, unico nel suo genere; all’esterno, poi, è presente un orto botanico (“dove i monaci per anni hanno coltivato piante”, Alessandro), il che rende una visita all’Aufidenate una tappa imprescindibile per tutti, dai bambini ai “diversamente giovani”, dai cultori di antichità agli amanti del bello e della natura.

La Classe IC dell'IIS Patini di Castel di Sangro in visita al Museo Aufidenate di Castel di SangroC’è un pozzo risalente al 1793 che si trova al centro di un chiostro del 1563; posto in cui è stata immortalata la classe IC, per testimoniare di aver passato una bella mattinata fra antichi oggetti, facendo arricchire sempre di più la conoscenza dei suoi componenti” (Leandro); entusiasti anche i commenti degli altri partecipanti: “questa visita fatta al Museo Aufidenate ha contribuito molto ad arricchire il mio bagaglio culturale di storia locale” (Valerio); “è stata un’uscita molto bella e divertente. Ho imparato nuove cose sul mio paesino e ne sono felice” (Sharys); “questa uscita didattica è stata molto interessante e spero che ne rifaremo un’altra” (Simone). L’auspicio di Simone troverà compimento il prossimo 3 maggio, quando quattro classi del Liceo Scientifico prenderanno parte ad un viaggio d’istruzione a Pietrabbondante ed Agnone, dove ad attenderle ci sarà niente meno che Nicola Mastronardi, autore del bestseller “Viteliù, il nome della libertà”, vero e proprio manifesto dell’orgoglio italico, e viatico per la riscoperta delle origini più antiche della nostra nazione. Non più tardi di un mese fa, il romanzo di Mastronardi è stato onorato della presentazione dell’on. Gianni Letta e del commento del prof. Adriano La Regina nel suggestivo contesto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, in occasione delle celebrazioni per il 166° anniversario dell’Unità d’Italia. Essendo stato presente all’evento, non ho potuto fare a meno di avere un moto di orgoglio e soddisfazione per questo movimento di recupero della nostra storia più antica, che vede questo amato territorio in prima linea.

 


[1] Alessandro Bencivenga, archeologo e docente dell’IIS “Patini-Liberatore” di Castel di Sangro.

Copyright: IIS “Patini-Liberatore” di Castel di Sangro.
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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