Il movimento “Almosava” si prepara all’incontro pubblico del 28 gennaio

0
422

di Adelina Zarlenga

Si discuterà delle leggi che indicano l’aggregazione di funzioni nei piccoli Comuni.

Sono stati invitati tutti i sindaci dell’area di confine tra Abruzzo e Molise per l’appuntamento agnonese di Palazzo dei Filippini. Il Vescovo D. Scotti ha già fatto sapere che sarà presente.

È il pallino del movimento “Almosava”, la riorganizzazione del territorio. Così, dopo aver messo radici su tutta l’area di montagna e di confine tra l’Abruzzo e il Molise, raccolto adesioni sul web e sui social network, il fondatore del gruppo, Enzo Delli Quadri, e il suoi collaboratori sono riusciti ad organizzare un incontro pubblico ad Agnone per il 28 gennaio. Appuntamento che si svolgerà negli spazi di Palazzo dei Filippini di Agnone (ore 10.30) e in cui si discuterà di “aggregazione dei piccoli Comuni alla luce delle leggi 122 del 2010 e 148 del 2011”.

Si tratta di provvedimenti legislativi che indicano ai piccoli Enti di organizzarsi nella gestione associata delle funzioni amministrative.

La legge 122, nello specifico, indica che i piccoli comuni devono condividere le funzioni di amministrazione, di gestione e di controllo, “nella misura complessiva del 70 % delle spese come certificate dall’ultimo conto del bilancio disponibile alla data di entrata in vigore della presente legge”, le funzioni di polizia locale, di istruzione pubblica, quelle relative alla viabilità e ai trasporti, al sociale, alla gestione del territorio e dell’ambiente (con eccezione per il servizio di edilizia pubblica e il servizio idrico).

L’ultima normativa, invece, la numero 148 della scorsa estate, prevede che i comuni con meno di mille abitanti devono associare necessariamente i servizi e le funzioni fondamentali, personale compreso, attraverso convenzioni oppure le cosiddette “unioni di comuni”.

Il territorio alto molisano è costituito per lo più da Enti piccolissimi, che in alcuni casi già si stanno dando da fare per adempiere alle direttive legislative. Così, l’intento del movimento “Almosava” è di cogliere la palla al balzo e di discutere con tutti i sindaci della zona di confine, che comprende quattro province e due regioni, per seguire il suo progetto di tutela della montagna attraverso la creazione di aree franche esentate dalle imposte, e puntare alla riunificazione del territorio.

Alla riunione del ventotto, sono stati infatti invitati tutti i sindaci dell’Alto Molise, Alto Sangro, Alto Vastese. Alcuni hanno già mostrato interesse per la questione, ma sono pochi quelli che credono in modo concreto nella necessità di sconvolgere l’assetto geo-politico del territorio, mirando all’accorpamento del Molise con l’Abruzzo e alla soppressione degli apparati burocratici. Piuttosto, c’è chi osa pensare ad un ampliamento delle strette vedute del proprio comune, allo sfondamento delle bandiere campanilistiche, che tutt’ora persistono in alcune zone, alla collaborazione tra centri vicini, per arrivare, chissà, ad una programmazione condivisa per lo sviluppo di tutta l’area. Obiettivo arduo, vista la mentalità.
Ad ogni modo, i membri di “Almosava” non mollano e per l’appuntamento di fine mese hanno coinvolto anche il Vescovo della Diocesi di Trivento, Domenico Scotti (il territorio della Diocesi infatti corrisponde in linea di massima con l’area individuata da Almosava), il quale ha già fatto sapere che sarà presente per partecipare alla discussione.

Queste le premesse addotte dal fondatore del movimento, che analizza la situazione socio-economica attuale: “negli anni 1985-1990 emersero tre fattori fondamentali che avrebbero minato il sistema economico della regioni italiane, con gravi ripercussioni sulla sua dorsale appenninica: era chiaro ai più che quel sistema economico si reggeva sul supporto che veniva dalla finanza pubblica; questa, a sua volta, presentava segni di grave crisi (nessuno oggi ricorda che già allora il debito pubblico aveva superato e di parecchio il 100% del PIL). La solidarietà che tanto aveva permeato le decisioni dei vari governi dell’epoca, scantonata in vero e proprio assistenzialismo, cominciava a scricchiolare con la nascita di movimenti territoriali anti-italiani; in più, a livello internazionale, l’Italia non era più paese di confine da difendere a tutti i costi: altri paesi dell’est europeo entravano nella scena prettamente europea dopo il distacco dall’URSS.  Era sotto gli occhi di tutti che, senza giusti interventi, ci sarebbero state ricadute pesanti per i più deboli: i pensionati, il sud d’Italia e le zone montane”.

Secondo l’analisi di E. Delli Quadri, in quel frangente, i politici italiani non riuscirono a fronteggiare i cambiamenti. Le parti più deboli della popolazione, tra cui quelle di montagna, rimasero e sono rimaste in preda all’isolamento.

“La disoccupazione – scrive Delli Quadri in una missiva inviata ai sindaci alto molisani – ha colpito duro e ha costretto migliaia e migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, i propri cari, i propri futuri.  E sia chiaro: la desertificazione demografica non è paragonabile a quella di altre zone appenniniche italiane; contro una media del 45-50%, la dorsale appenninica di confine tra Abruzzo e Molise, identificabile con il territorio dell’ Alto Molise Alto Sangro e Alto Vastese, al netto di situazioni che hanno retto (Castel Sangro e Trivento), ha perso fino all’85% della sua popolazione”. Tra i motivi di tale calo demografico ci sarebbe la nascita della regione Molise e della provincia di Isernia, che “hanno creato le condizioni economiche favorevoli per molti soggetti, ma hanno parimenti creato le premesse per uno sconvolgimento sociale, dove attività produttive legate al mercato sono state sostituite da attività amministrative improduttive e, a volte, inutili, sorrette da quella finanza pubblica, oggi in crisi”.

Adelina Zarlenga

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.