Il Mondo di Maria – Peppone e Don Camillo…e il piacere di disobbedire

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di Maria Delli Quadri [1]

peppone don camilloDon Camillo è un personaggio letterario creato dalla fantasia dello scrittore-giornalista Giovannino Guareschi. A lui si oppone l’amico-nemico Peppone, entrambi residenti in un paesino situato sulla riva del Po.

L’uno, il prete, è un uomo gigantesco, dalla forza erculea, piedi n. 45, mani grosse capaci di atterrare un bue con un pugno, di parlare, corrisposto, col Cristo sull’altare maggiore. L’altro, Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, è il sindaco  comunista, uomo sanguigno e sempre arrabbiato per qualcosa che non va. Per ragioni politiche i due si detestano, ma nella vita privata si stimano, tanto che sia l’uno che l’altro, nei momenti difficili sanno a chi rivolgersi. I due si completano e, nonostante i diverbi, riescono a tenere, ciascuno, la sua fetta di popolo, spesso facinoroso.

1950 -51: i libri arrivano ad Agnone e destano molto scalpore: chi pro, chi contro; la curiosità è tanta, perché le avventure dei due sono, a volte, esilaranti.
Mio padre (e qui vado al passato), si era espresso contro e aveva proibito l’acquisto dei testi, perchè, diceva, erano “qualunquisti” e poi erano stati scritti da un giornalista dichiaratamente di destra. Ma noi figli, meno Rosaria che si era già sposata, volevamo toccare con mano i fatti concreti narrati, né ci preoccupavamo delle idee politiche dell’autore. Sicché i libri entrarono in casa, di soppiatto, alla chetichella, prestati da amici compiacenti. La sera, dopo cena, augurata la buona notte, uno dopo l’altro sgattaiolavamo, dalla cucina, verso  il terzo piano della casa dove erano situate le camere da letto. Nella stanza centrale in tre lettini,  in fila, dormivamo Laura verso la porta, Flora al centro, io nei pressi della  finestra. Questa dunque era il punto di raccolta: noi tre a letto, mia madre e mio fratello Sandro seduti, già pronti per la notte, coperti da un plaid e, mentre nei loro giacigli funzionavano i “monaci”, noi ascoltavamo rapiti la voce di Sandro che, quasi come un attore consumato, leggeva le avventure dei due, imitandone le voci e gli atteggiamenti.

Che meraviglia! Che stupore! Che gioia!. Il tempo passava in fretta ma per noi sarebbe potuto durare all’infinito.

Poi a una certa ora… il rumore della porta della cucina che si chiudeva, i passi lenti di mio padre per le scale (40) erano il segnale della ritirata:  il tempo di raggiungere di corsa le loro camere, di infilarsi nel letto: la mamma e  Sandro erano bravissimi.

Si spegnevano le luci, si faceva silenzio e la casa piombava nel buio.

A distanza di anni mi sono resa conto di quanto sia facile per i figli ingannare un padre galantuomo  che di tutto questo traffico notturno non ha mai saputo niente.

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

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