Il mondo di Maria: infine ho una mia identità

3
578

Racconto di Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri

Nel 1975 mi sono trasferita con la famiglia nella nuova casa situata in via Leonardo Falconi, all’ultimo piano di un palazzo di nuova costruzione detto della “Prato Gentile”. Era una mansarda disposta su due piani collegati fra loro da una scala a chiocciola di legno levigato, protetta da una ringhiera di ferro battuto di pregiata fattura. All’entrata soggiorno e cucina, di sopra due camere da letto e il bagno. L’arredamento era stile “Cortina” con moquette blù sul pavimento delle stanze da letto e pareti inclinate di legno e moquette rossa. Dalle finestre si godevano panorami mozzafiato: monte Campo, una piazza intitolata a Emanuele Gianturco, personaggio famoso nella storia capracottese, originario della Basilicata, la strada per Prato Gentile, la chiesetta di santa Lucia e poi il cielo sconfinato dell’Altosannio.

l tavolo da pranzo rettangolare era situato su una pedana, fiancheggiato da due panche di legno, lunghe quanto il tavolo medesimo. Un caminetto un po’ pazzo che stava nell’angolo opposto. rimaneva acceso quando il vento non era bora.

La sera del sabato spesso io invitavo a cena alcune donne amiche( si fa per dire) e,tutte solo donne, consumavamo una cena a base di “ciambotta”, piatto tipicamente meridionale, salsiccia speciale di Pasquale il macellaio, pane fresco e fragrante di Pasqualino il fornaio, frutta e verdure di Squarcione e caciocavallo nostrano, cena che preparavo io stessa una volta arrivata dal capoluogo di regione. E così Matilde la grande ricamatrice, Carmela, Angelica, Fiorina, Loreta la maestra, Maria (non io), chi più e chi meno, e Mariantonia sedevamo” intorno al tavolo” non per discutere del nulla ma per consumare il pasto parlando del più e meno. Carmela conosceva le genealogie di tutte le famiglie capracottesi ci faceva ridere a crepapelle con i suoi racconti esilaranti su personaggi noti e meno noti, sui suoi genitori ormai anzianii, sui parenti americani.

Mariantonia faceva il brindisi sollevando il bicchiere e declamando:

“Tromba di culo, sanità di corpo,
se non avessi il culo
da quanto sarei morto!”

Una sera, accompagnata da Elda, partecipò una signora tornata quel giorno stesso dalla Francia. la poverina era stanchissima e, seduta impettita sulla dura panca, dormiva e russava; ogni tanto qualcuna la scuoteva e lei, con un occhio aperto a fatica, allungava la forchetta e prendeva il cibo. Poi ricominciava a dormire e a russare. In casa non c’erano attaccapanni se non un piccolo perno per cui i giacconi e i cappotti venivano adagiati, l’uno sull’altro, sui divanetti grigi a righine bianche.

A volte la tormenta imperversava contro i vetri, ma le signore che dovevano poi tornare a casa, al chiuso di questa “bomboniera”, non si preoccupavano più di tanto; così è fatto il popolo capracottese, non ha paura del maltempo e affronta la bufera, con assoluta tranquillità. A sera tardi la comitiva tutta al femminile si scioglieva con l’intesa di un appuntamento a breve distanza.

A poco a poco il cerchio delle amicizie si allargò; fuori dell’uscio si stendeva un lungo corridoio su cui si aprivano altre mansarde. abitata da amici e conoscenti. Le chiavi rimanevano attaccate alla porta sicché era un entrare e uscire da una abitazione all’altra senza problemi: quando si preparava una cena tegami, pentole e pentolini, ” sartacene” (padelle), entravano e uscivano e tutto si deponeva in cucina, in attesa di essere consumato. C’era nelle case un’aria di attesa, mentre i ragazzi nostri figli si riunivano in una mansarda adiacente e lì stavano a giocare, a mangiare, a litigare, a urlare.

Una sera (era l’ultimo dell’anno) ci riunimmo nella mansarda di Natalino e Enza, la più grande di tutte..Il ballo “della scopa” mi costrinse a pagare un pegno : l’imitazione di Wanda Osiris quando scende dalla scala cantando ” SENTIMENTAL” Forse tutto fu organizzato per mettermi alla prova( è noto a tutti l’antagonismo campanilistico tra i due paesi: Agnone e Capracotta). la mia performance fu perfetta e fu accolta con un applauso scrosciante. Ai piedi della scala stessa c’era Bruno Di Bucci, mio partner di ballo, che galantemente mi baciò la mano.Al termine qualcuno mormorò: “Questa (io) non è come credevamo noi”. E cosa credevano loro?

L’anno 2012 segnò la svolta: internet e fb mi aprirono orizzonti nuovi e sconosciuti ai quali risposi con l’entusiasmo di una donna avida di conoscenze e nuove esperienze. Cominciai a scrivere storie e vicende del passato, ricordi della mia vita trascorsa all’ombra del TRAM e di VICO SAVONAROLA e fu un fiume in piena che sgorgava impetuoso dalle mia memoria rivissuta con forza e vigore.

Dopo 50 anni e più posso dire che l’integrazione è avvenuta in gran parte; oggi molti mi chiamano ancora con gli appellativi soliti, ma in fondo sanno qual è il mio nome. non sono solo Maria di Luigino o la moglie del “professore” ma sono io col mio nome e cognome: grazie Altosannio e FB, mi avete restituito una identità che avevo dimenticato di avere. solo qui a Capracotta.


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Paola Giaccio 

 

3 Commenti

  1. Bella, calda e fervida fantasia, cara Maria e con una mossa a sorpresa, “SCENDENDO LA SCALA” ci hai fatto partecipi della tua vita, come amiche virtuali che …come te abbiamo acquistato una identità”nuova”, cioè ci siamo allargate un po’ agli altri, nel mondo, x ricordare e raccontare ….
    Eh già favorite da ALTOSANNIO .
    Un parallelismo ci unisce : anch’io ho scoperto fb nel 2012 e ho cominciato a scrivere qcsa , anche perché essendo già grandicelli i nipoti ho avuto più tempo a disposizione!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here