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Il mondo di Maria – Il caruso

di Maria Delli Quadri [1]

“The sandman” di Levalet: solo il bambino ruota la testa e sembra vedere l’invisibile.

Oggi si parla sempre di “CRISI” e si fa riferimento alle ristrettezze e ai sacrifici che devono affrontare le famiglie per sopravvivere. Non nego che ci sia la povertà, forse oggi più che mai. Ciò nonostante, quando vedo macchine, telefonini, abiti firmati, non posso fare a meno di tornare con la mente al mio passato. Ai miei occhi nulla è paragonabile alle privazioni che la mia generazione ha dovuto affrontare per crescere, andare a scuola, comprare quaderni e penne, avere calzature adatte per quei poveri piedini sui quali si accanivano insieme alle mani, come vere e proprie piaghe, i geloni. La lana di pecora per la maglietta intima, l’elastico al ginocchio, il vento che svolazzava sulle gonne mandandole di qua e di là.  Per favore, aiutatemi a dimenticare!

DDT spruzzato senza alcuna precauzione
I ferri del mestiere

I pidocchi, un simbolo
Una battaglia lunga e difficile fu quella contro i pidocchi ed altri parassiti che infestavano l’aria e colpivano i nostri corpi gracili e mal nutriti. Anche quella era crisi: crisi di nutrizione, di pulizia, di indumenti. In altre parole un incubo!
Il “caruso” era una testa rapata a zero. Era diffuso nella mentalità del popolo, o meglio della gente in genere, che ai bambini bisognasse rapare a zero la testa, affinché i capelli, ricrescendo, si fortificassero e diventassero più fitti.
Poi c’era anche un altro motivo, più nascosto quest’ultimo: il caruso dava maggiori possibilità alle mamme di snidare meglio quegli ospiti sgraditi che sulla testa rapata passeggiavano su e giù in piena libertà. E si, perché il pidocchio è stato il nostro amico fedele negli anni dell’infanzia, nascosto in quella selva intricata che era la nostra testa. Ognuno si teneva i suoi, ma… a parlarne era tabù.
Io ero abbonata ai carusi: andavo da Mario Di Lollo, il barbiere per uomini, e a mezzavoce quando mi chiedeva cosa dovessi fare: “Ru carìusə”rispondevo. Mario, da persona coscienziosa qual era, dati i tempi (per alcuni versi infetti), cambiava subito gli attrezzi e mi faceva rimanere in piedi, per non piegarsi lui. Io, con la testa china guardavo con rimpianto le “matasse” che cadevano e poi, alla fine, sentivo la macchinetta che rapava su e giù e mi faceva provare un senso di gelo. Tic tic… sentivo sulla cute al passaggio del rasoio e ad ogni tic sentivo cadere un pezzo di “cuore”. Era quasi sempre fine inverno il tempo dell’operazione e la mamma mi diceva“N’avè paìura ca pə Pasqua arcrìscənə (non aver paura che per Pasqua ricrescono). Ed io andavo, addolorata ma sempre ubbidiente. Ad operazione terminata, coprivo il “melone” con un cappuccio e tornavo a casa, dopo aver risposto alla domanda del barbiere su chi ero e chi lo avrebbe pagato.

Ru purchitt
Una volta, fatta la tosatura, sentii un silenzio prolungato intorno a me: il barbiere bestemmiò a mezza voce e nel contempo invitò gli astanti a guardare: si affollarono tutti e con frasi colorite commentavano:
“Pe la madosca, sembra nu purchitte” (perbacco, sembra un maialino);
“E ma la mammòccia é pure patòlla e quisse s’allàtta da sùale ca chessa té le sangue dolce” (la bambina è pure cicciottella e questo si allatta da solo che lei tiene il sangue dolce).
Io, vittima innocente e sacrificale della vicenda, stavo lì in attesa, ignara della tempesta che mi si era abbattuta sulla testa. La chioma mi fu asportata tutta tutta, insieme alla raccomandazione di far andare la mamma a parlare con lui. Povera mamma! Quanti ne ha schiacciati!

La mia famiglia: Flora è la più piccola ed io sono la ragazza col vestito bianco

Fu così che, anni dopo, mi fu raccomandato di accompagnare Flora per la prima puntata di questo “macabro rito”. Flora era una bimba dolcissima; era bella, aveva il viso rotondo sul quale spiccavano due occhi intelligenti e vispi; i capelli castano chiari erano inanellati naturalmente e portavano in alto una grossa nocca.; poi incorniciavano dei lineamenti di una bellezza straordinaria. Io ero grandicella e lei, fiduciosa mi affidò la manina, ignara  del mio tradimento e della sorte che di lì a poco le sarebbe toccata. Sull’uscio di casa incrociammo il babbo il quale chiese:
–Marì addo’ vìa? (Maria, dove vai?)
–Port Flora a fà ru carìus (porto Flora a fare il caruso)
–Chi t’ha cumanneat? (Chi ha dato l’ordine?)
–Me l’ha ditt mamma (me l’ha detto la mamma).
L’uomo cambiò colore, ebbe un moto di stizza e, con tono perentorio, esclamò:
–Jusct meuə arvàttənə alla cəasa e di’ a màməta ca cə pòrtə essa a pədàtə n’ghiur a fa ru carìus a Mario (giusto adesso torna in casa e di’ a tua madre che ci porto lei a calci nel sedere a fare il caruso da Mario!).
Fu così che la tradizione delle teste rapate si interruppe e Flora oggi, dopo tanti anni, ha dei capelli folti e bellissimi e, per sua fortuna, non ha mai visto un pidocchio.

Flora in terza Elementare

 


[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

3 commenti

  1. Lo abbiamo subìto tutti, il “caruso”. il fenomeno di pidocchi e cimici ha riguardato tutti, ricchi e poveri, giovani e vecchi, belli e brutti. E anch’io, come dice Maria, quando vedo macchine, abiti firmati, acconciature, palestre bautyfarm, cellulari, smartphone, non posso fare a meno di tornare con la mente al mio passato povero di mezzi; era, per fortuna, compensato da generosità e senso di comunità.

  2. Il tuo grido:aiutatemi a dimenticare… potrei farlo MIO… anche la mia infanzia è stata POVERA E TRISTE( ORFANA DI MAMMA, A 6 ANNI, E LA MIA SORELLINA SOLO 3)… ma Cara MARIA, se quell’infanzia è poi sbocciata ed è cresciuta e si è fortificata , non abbiamo sofferto invano!!!!!Il tuo magnifico racconto-
    con verità detta quasi senza riserbo- è la prova…provata che la perla nasce dal dolore!
    Ma com’è carina Flora da sola a scuola, e poi la tua bella famiglia numerosa! E avere a quei tempi la possibilità di farle le foto… ERA già un lusso!

  3. Cara Maria congratulazioni per il bel racconto,quello dei pidocchi è un ricordo comune di quei tempi brutti per un verso ma belli per la nostra infanzia passata in un bel posto: Agnone per me la Ripa i fratelli i vicini. Saluti amichevoli

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