Il modello di meleto bio di Castel del Giudice a Roma

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Il sindaco Lino Gentile ha presentato a Roma, il 13 dicembre 2017, l’esperienza di Melise e della Cooperativa di Comunità Agricola Artemisia, nata in paese e nella quale lavorano anche i migranti.

Il ritorno all’agricoltura come motivo di sviluppo, come buona pratica per accrescere la competitività e la resilienza dei sistemi montani, per contrastare l’abbandono del territorio. Il sindaco del Comune di Castel del Giudice Lino Gentile ha portato l’esperienza del meleto biologico altomolisano Melise nel Forum dell’agricoltura di montagna, che si è tenuto a Roma il 13 dicembre 2017. Un incontro, organizzato dalla Rete Rurale Nazionale 2014-2020, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) e dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), per amministratori ed esperti di tutta Italia al fine di confrontarsi e proporre soluzioni per valorizzare le aree montane dello stivale. Tra le più efficaci c’è l’agricoltura, spesso motivo di innesco di processi di sviluppo virtuosi e complessi, capaci di integrare diversi settori economici e di riportare la vita sulle montagne. Di qui l’esperienza di Melise, il meleto di Castel del Giudice nato dal recupero di terreni abbandonati attraverso un progetto pubblico-privato, che oggi porta le mele biologiche del piccolo borgo altomolisano, coltivate nel rispetto dell’ambiente e della tutela della biodiversità, sulle tavole italiane. «Oggi Castel del Giudice è un laboratorio per la rinascita dell’agricoltura di montagna e per il rilancio dei servizi ecosistemici, i benefici economici che derivano dalla preziosa natura che ci circonda», ha detto Lino Gentile, che a Roma ha presentato anche la prima Cooperativa di comunità agricola del Molise, Artemisia, che dà lavoro a giovani under 35 di Castel del Giudice, con la prospettiva di includere in attività lavorative anche le quattro famiglie di migranti che sono in paese grazie al progetto Sprar. I terreni in stato di abbandono sono stati recuperati per far crescere piante di frutti di bosco. Un laboratorio li trasformerà in marmellate, composte e succhi di frutta. E c’è l’idea di trasformare una vecchia stalla in fattoria didattica. Altri terreni saranno adibiti alla crescita di erbe spontanee, aromatiche ed officinali. Il Forum dell’agricoltura di montagna è stato anche occasione per conoscere nuove pratiche e valutare le problematiche in cui si può incorrere, come quella di accorpare terreni lasciati all’incuria, ma che appartengono a proprietà diverse o a proprietari che vivono all’estero. Difficoltà per le quali sono necessarie specifiche normative, già applicate in alcune regioni. Tra i partecipanti al Forum, Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, che ha aperto i lavori, il parlamentare Enrico Borghi, Presidente UNCEM e Andrea Olivero, Vice Ministro Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

a cura di Adelina Zarlenga
foto di  Emanuele Scocchera

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