Il Mistero della scarpa rossa – The “Mystery of the red shoe”

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di Ermanno Salvatore con traduzione in inglese (riportanta in fondo) a cura di Rita Di Benedetto. Articolo tratto dal sito http://www.vastogirardiefriends.it/ Per gentile concessione del nostro amico Domenico Marchione

Partono i bastimenti

Lola Celli e La grande emigrazione del 900

Questa storia inizia nel 1930  quando Michele Celli e sua moglie Ida Franceschetti decisero di emigrare in America insieme ai due figlioletti, Felice di sette anni e Lola di nove.

La famiglia Celli era di origini molisane, erano tutti nati a Vastogirardi, un piccolo paese dell’Alto Molise situato tra Agnone e Capracotta. In quegli anni d’inizio secolo i paesi delle Regioni del sud Italia si erano svuotati, erano rimaste solo le donne con la loro missione: allevare figli ed animali. Gli uomini, quelli in grado di lavorare, erano tutti emigrati in America ed anche Vastogirardi aveva conosciuto il grande esodo verso il Nuovo Mondo. Erano partiti per raggiungere parenti ed amici che già da qualche anno avevano trovato una sistemazione nelle città e nelle campagne americane. Anche Ida Franceschetti aveva visto partire il padre Domenico, la sorella Gasperina ed il nipotino Antonio di cinque anni. Era il 1° febbraio del 1921 quando i tre emigranti partirono da Napoli con il bastimento “CANOPIC” alla volta di Boston. Si recavano da Domenico Spognardi, il marito di Gasperina che nel frattempo aveva trovato lavoro ad Akron in Ohio. Qualche mese dopo, il 10 maggio, era partito anche Romeo l’altro fratello di Ida, aveva 25 anni. Agli uffici dell’immigrazione di Ellis Island a New York, dove arrivò a bordo del piroscafo “PRESIDENT WILSON”, Romeo dichiarò di essere un dottore e di recarsi dal padre Domenico. Nel frattempo Ida era rimasta sola a Vastogirardi con la madre Adelina, la ragazza si era sposata molto giovane ed aspettava che i suoi fratelli la chiamassero dall’America. Gli anni passavano e Ida continuava a cucire qualche veste per le donne del paese. Suo marito Michele era già andato in America nel 1922 da un suo cugino, Floriano Amicone che viveva a Torrington nel Connecticut ma l’anno dopo decise di tornare a Vastogirardi. Passarono alcuni anni e finalmente nel 1930 arrivò la lettera dei fratelli di Ida. Le dicevano di partire e di raggiungerli a Philadelphia in Pennsylvania dove avevano messo su casa al n. 1842 di S. Broad Street.

Si stava realizzando un sogno.

Lola Celli e il fratello Felice

Ida, Michele e i due bambini Felice e Lola partirono da Vastogirardi con i pochi bagagli che potevano portare. C’era la neve e faceva molto freddo su quelle montagne, dopo due giorni di viaggio riuscirono a raggiungere il porto di Napoli dove ad attenderli c’era il piroscafo “CONTE GRANDE”. Partirono di notte, l’11 dicembre del 1930. Quel giovedì sul ponte della nave, per i “south italians” di terza classe, faceva veramente freddo. Dopo nove giorni di navigazione arrivarono nel porto di New York. Sulla banchina di Ellis Island c’erano Romeo e Gasperina che sventolavano i loro fazzoletti bianchi per farsi riconoscere dalla sorella. Era il 20 dicembre e a New York cadeva la neve. Natale stava arrivando e finalmente dopo tanti anni la famiglia Celli, sebbene lontano da casa, era di nuovo unita. In quel mese di dicembre del 1930 fu pubblicato il censimento degli Stati Uniti. Gli americani erano 123 milioni. Rispetto a dieci anni prima c’era stato un aumento di 17 milioni. Molti di loro erano arrivati ad Ellis Island come “immigrated”. Poi nel corso di quel decennio erano diventati cittadini americani.

Grandview Heights

Anche Ida e Michele presero la cittadinanza americana. Dopo qualche anno dal loro arrivo a New York avevano vissuto per un breve periodo a Philadelphia in Pennsylvania, poi si erano trasferiti a Grandview Heights a poche miglia da Columbus una bellissima cittadina nella contea di Franklin in Ohio. Ida continuava a cucire mentre Michele era apprezzato come un ottimo carpentiere.  Grazie ai loro sacrifici i due figli avevano potuto frequentare le migliori scuole dello Stato. Felice si era laureato in chimica ed era diventato uno dei migliori ricercatori dell’Università dello Stato dell’Ohio. La sorella invece, a soli venticinque anni, insegnava economia domestica presso la “West Mansfield High Schools” nella Contea di Logan. Parlava ben cinque lingue, era alta 5 piedi e 4 pollici (1 metro e 65 cm), pesava 115 libbre (52 kg) e si diceva di lei che fosse una bellissima ragazza.

Lola Celli

E qui inizia “il mistero della scarpa rossa”. Era il 23 febbraio del 1946. Un anno prima Lola si era trasferita a West Mansfield ad una cinquantina di miglia da Columbus. Questo trasferimento le consentiva di stare più vicino alla sua scuola, ma Lola tornava sempre con piacere nella sua vecchia casa di Grandview Heights dov’era cresciuta insieme al fratello Felice. Così, in occasione del “Washington President Birtday”, la ragazza era andata a trascorrere il week-end dai genitori e quel sabato mattina aveva lasciato la loro abitazione nella West Third Avenue per andare a fare degli acquisti a Columbus; la madre aveva bisogno di qualche metro di stoffa per cucire delle tende e aveva chiesto alla figlia se poteva recarsi in città. Lola avrebbe dovuto percorrere un centinaio di metri a piedi per raggiungere la fermata dell’autobus. Un autobus che la ragazza non prese mai. In quei pochi metri si consumò un fatto che a tutt’oggi, a distanza di sessantatre anni, è ancora avvolto nel mistero.

 

La giovane scomparve nel nulla senza lasciare traccia di se.

“Una scomparsa non è mai un caso chiuso” dicono ancora oggi i detectives che si occuparono per molti anni del giallo: “Per noi sarà sempre un caso aperto finché non si troverà una qualche soluzione”.  Alcuni ricordano questo caso come il “il mistero della scarpa rossa” perché un testimone, che percorreva la strada in sella ad una moto, dichiarò di aver visto la giovane insegnante discutere animatamente con un uomo in una macchina sulla Olentangy River Road, poco dopo essere scomparsa dalla fermata dell’autobus di Grandview Heights. “Durante il litigio ho visto una scarpa rossa volare dal finestrino dell’auto”, raccontò il motociclista agli inquirenti che stavano svolgendo le prime indagini. Effettivamente quel giorno Lola indossava una pelliccia grigia, un cappellino anch’esso di colore grigio, ed un paio di scarpe rosse scamosciate con i tacchi alla “cubana”.

Questa testimonianza incuriosì la polizia; effettivamente Lola quel giorno portava un paio di scarpe rosse scamosciate, ma nessuna scarpa fu mai ritrovata in quel tratto di strada. Il 28 febbraio del 1946, cinque giorni dopo la scomparsa della ragazza, circa duecento studenti del liceo, in cui Lola insegnava, setacciarono le rive dello “Scioto River” insieme agli agenti del Dipartimento di Polizia di Columbus. Ma del corpo di Lola non fu mai trovata traccia. Nei mesi e negli anni successivi si accavallarono numerose notizie su questa misteriosa scomparsa, nella maggior parte dei casi si trattava di presunti avvistamenti e testimonianze che accendevano e poi vanificavano le speranze dei familiari e dei conoscenti. Un informatore riportò che Lola vendeva posate porta a porta. Un paio di testimoni di Ironton, una città distante più di centoventi miglia da Columbus, dissero di averla vista cenare in un ristorante del luogo. A confondere le indagini della Polizia si aggiunsero anche le lettere anonime di presunti serial killers che sostenevano di averla uccisa e fatta a pezzi. Diversi anni dopo, un giornale locale pubblicò alcune foto di un matrimonio che si era appena celebrato. In quella pagina dedicata ai giovani sposi e ai loro invitati, c’era anche l’immagine di Lola Celli ma sotto la sua foto era riportato il nome di Bernice Sherr. Un errore madornale o uno stupido scherzo?

Il 5 Maggio del 1946, a tre anni dalla scomparsa della giovane insegnante, furono ritrovate delle ossa umane durante gli scavi ai lati del fiume Olentangy. Quel ritrovamento insospettì gli inquirenti perché avvenne a poche miglia dal luogo dove Lola era stata vista per l’ultima volta. Purtroppo le analisi effettuate presso “l’University Hospital of Columbus” stabilirono che si trattava di uno scheletro appartenente ad un uomo alto 6 piedi (circa 1 metro e 80 cm). Nel 1949, una donna californiana che era stata vicina di casa di Ida e Michele Celli dichiarò che suo marito e suo figlio di 4 anni erano scomparsi pochi giorni dopo l’ultimo avvistamento della Celli. Ma nessun indizio confermava l’ipotesi che il marito fuggitivo e la ragazza fossero amanti. Una decina d’anni dopo la scomparsa, un ufficiale giudiziario della Corte della Contea di Franklin ripropose la teoria della fuga per amore, affermando che la Celli era fuggita per scappare da una famiglia severa e opprimente e che viveva felicemente in un raggio di 300 miglia da Colombus, ma non potendolo provare ritrattò la sua dichiarazione. Sono passati più di sessanta anni da quel 23 febbraio del 1946. Oggi potrebbe essere facilmente definito un caso senza tracce o come si direbbe nella serie televisiva un “COLD CASE”. L’ispettore Harper, che per anni ha seguito il caso, dichiarò rassegnato che Lola Celli poteva essere da qualche parte o in nessun luogo, una vittima di un crimine o semplicemente una giovane donna afflitta da pene d’amore.

Un caso denso di mistero, di fascino, di innocenza e di pericolo che ha tenuto col fiato sospeso alcune generazioni di italo-americani e generato una legione di investigatori fai-da-te. “There is not time limit to solving a mystery” (non ci sono limiti di tempo per risolvere un mistero) così hanno sempre sostenuto i detectives del luogo che si sono occupati del giallo. Ed infatti, ancora oggi, il “mistero della scarpa rossa “ è un caso aperto.

Chissà se qualcuno dopo aver letto questa vecchia storia ci aiuterà a svelare il mistero?

Michele Celli, il padre di Lola, morì il 15 gennaio del 1955 all’età di 58 anni. La madre, Ida Francescetti morì trent’anni dopo, il 21 ottobre del 1985.
Partirono emigranti da Vastogirardi, un piccolo paese dell’Alto Molise e non tornarono più.

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This story begins in 1930 when Michele Celli and his wife Ida Franceschetti decided to migrate to America with their two children, Felice seven and Lola nine. They were originally from Molise region, in Italy, all born in Vastogirardi, a small town located near Agnone in the province of Isernia.

In those early years of the new century most of the towns in the southern Italy regions were empty, only women were left, with their missions of raising children and taking care of animals. The men, those able to work, had all migrated to America and even Vastogirardi had known the great exodus to the New World. They left to join relatives and friends who, for some years, had found accommodations in American cities and villages. Ida Franceschetti as well saw her father Dominic, sister Gasperina and nephew Anthony, five years old, setting off to the new world. It was February 1st , 1921 when the three emigrants sailed from Naples to Boston, on board of the ship “Canopic”. At first they stayed with Domenico Spognardi, Gasperina’s husband, who had meanwhile found a job in Akron, Ohio.

A few months later, on May 10th, Ida’s other brother Romeo also left for America, he was 25 years old. At the immigration offices, in Ellis Island in New York, where he arrived on board the steamship “President Wilson,” Romeo said he was a doctor and was staying with his father Domenico. Meanwhile, Ida was left alone with her mother Adelina, in Vastogirardi, the girl had married young and was waiting for her brothers to call her. The years passed by and Ida went on sewing some dresses for women in the village. Her husband Michele had already gone to America in 1922 and stayed with a cousin Florian Amicone who lived in Torrington, Connecticut, but a year later decided to return to Vastogirardi.

Several years went on and finally in 1930 a letter came from Ida’s brothers. They told her to come and join them in Philadelphia, Pennsylvania, where they had set up house on n.1842 S. Broad Street.

They were fulfilling a dream. Ida, Michele and their two children Felice and Lola left Vastogirardi with the little luggage they could carry. It had been snowing and it was very cold in the mountains, after travelling for two days, they eventually reached the port of Naples where the steamer “Conte Grande” was waiting.  They left at night, on 11th December 1930. That Thursday on the deck, for “southern Italians third class passengers”, it was really cold.

After nine days at sea they arrived in New York harbour. On the dock at Ellis Island there were Gasperina and Romeo waving white handkerchiefs so their sister could see them.

Was December 20 and was snowing in New York.

Christmas was approaching and after many years the family was finally reunited again. In December 1930 the U.S. Census was released. The Americans were 123 million. Compared with ten years before, there was an increase of 17 million. Many of them had arrived at Ellis Island as “immigrants”, and then during that decade they had become American citizens. Ida and Michele became U.S. citizens too. A few years after their arrival in New York, they had lived for a short time in Philadelphia, Pennsylvania, then they moved a few miles from Columbus, to Grandview Heights, a beautiful town in Franklin County, Ohio. Ida continued to sew, while Michele made his way as an excellent carpenter. Through their sacrifices their two children were able to attend the best schools in the State. Felice had graduated in chemistry and became one of the best researchers from Ohio State University. His sister, only twenty-five, taught home economics at West Mansfield High School in “Logan County”. She spoke five languages, was 5 feet 4 inches tall (1 meter and 65 cm) weighed 115ibs. (52kg) she was a very beautiful girl. And here is where the “Mystery of the red shoe” begins. It was February 23, 1946.

A year before Lola had moved to West Mansfield, about fifty miles from Columbus. This move allowed her to be closer to the school where she was working, but Lola always use to go back with pleasure to visit her parents’ in the Grandview Heights house, where she happily grew up together with her brother Felice. Once, during “President Washington’s Birthday Holiday” “the girl went to spend the weekend again with her parents; that Saturday morning she left their home in West Third Avenue to go shopping in Columbus, her mother needed a few feet of fabric for sewing curtains and asked her daughter if she could go to town. Lola had only to walk more or less a hundred yards to the bus stop, but she never made it there because she went missing. Her disappearance is still shrouded in mystery even after 63 years. The girl vanished into thin air without leaving a trace. “A disappearance is never closed,” keep repeating until today those detectives who worked on the case for many years:

“For us it will always be an open case until some kind of solution is found.” Some remember this case as “The mystery of the red shoe” because a witness, who passed by while riding a motorcycle, said he had seen the young teacher discussing animatedly with a man in a car on Olentangy River Road, shortly after disappearing from the bus stop in Grandview Heights. “During the fight I saw a red shoe flying out of the car’s window,” the biker told the detectives in charge of the initial investigation. Indeed that day Lola was wearing a grey coat, a hat, also grey, and a pair of red suede shoes with “Cuban.” heels.

This evidence made the Police suspicious, because actually that day Lola was wearing a pair of red suede shoes, but no shoe was ever found in that stretch of road. On 28 February 1946, five days after the girl’s disappearance, about two hundred students from the High School, where Lola used to teach, combed the banks of the “Scioto River” along with the staff of the Columbus Police Department. But Lola’s body was never found. In the months and years numerous reports on this mysterious disappearance piled up, in most cases they were about alleged sightings and evidences that first inflamed and then put off the hopes of family members and acquaintances to find her safe. One informant reported that Lola was selling cutlery door to door. A couple of witnesses from Ironton, a city more than one hundred and twenty miles from Columbus, said they saw her dining at a local restaurant. To further confuse the Police investigations, anonymous letters of suspected serial killers were also sent, claiming to having killed her or cut her to pieces.

Several years later, a local newspaper published some photos of a wedding that had just been celebrated. In the page dedicated to the newlyweds and their guests, there was a picture of Lola Celli, but the picture’s caption reported the name Bernice Sherr. A big mistake or a stupid joke? On May 5, 1946, three years after the young teacher disappearance, human bones were found during excavations at the sides of the Olentangy River. That discovery made the investigators suspicious, because it happened a few miles from where Lola was seen for the last time. Unfortunately, from the forensic tests carried out at the University Hospital of Columbus, emerged that it was a skeleton belonging to a man 6 feet tall (about 1 meter and 80 cm). In 1949, a Californian woman, who was Ida and Michael Celli’s neighbour, said that her husband and 4 year old son had disappeared a few days after Lola was last seen. But there was no evidence confirming the theory that the fugitive husband and the girl were lovers. A decade after the disappearance, a bailiff of the Court of Franklin County revised the theory of a love flying, saying that Celli had fled to escape a severe and oppressive family and was happily living within 300 miles from Columbus, but not being able to prove the theory, retracted his statement.  More than sixty years have passed since that February 23rd, 1946.

Today it could be easily defined as a case without a trace or as they say in a television series a “Cold Case.” Inspector Harper, who has followed for years the case, said with resignation that Lola Celli could be anywhere or nowhere, a victim of a crime or simply a young woman afflicted by pangs of love. A case full of mystery, charm, innocence and danger that has held the breath of several generations of Italian-Americans and created a legion of do-it-yourself investigators.

“There is no time limit to solve a mystery”, so have always claimed the local detectives, who have dealt with the case. In fact, even today, the “Mystery of the red shoe” is an open case. Who knows if anyone after reading this old story can help us unravel the mystery? Michele Celli, Lola’s father, died on January 15, 1955, aged 58. Her mother, Ida Franceschetti, died thirty years later, on the 21 October 1985.

They left from Vastogirardi, a small village in central southern Italy in 1930 and never, either them or any of their children, ever returned again in their native town.

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