Il miracolo di Niccolò Comegna: la salvezza d’un viaggiatore sotto il segno dei pesci

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di Francesco Mendozzi

Il Santuario di S. Maria di Stignano a S. Marco in Lamis (foto: G. Tardio e R. Starace).

Nel 1715 il predicatore domenicano Serafino Montorio (1647-1729) pubblicò lo “Zodiaco di Maria”un’opera monumentale che, dividendo le province del Regno di Napoli nei dodici segni dello zodiaco, passava in rassegna i principali santuari mariani dall’Abruzzo alla Calabria. Ad ogni santuario il Montorio attribuì una stella descrivendo leggende fondative, miracoli e icone venerate, trasformando in dati storici una serie di informazioni e cronache che probabilmente non sarebbero altrimenti giunte ai giorni nostri. Al segno dei pesci, la settima stella, venne attribuito il Santuario di S. Maria della Valle di Stignano, nel territorio di S. Marco in Lamis, un centro religioso che fa da sfondo a una storia miracolosa che ha per protagonista un capracottese, Niccolò (o Nicola) Comegna, uno dei tantissimi emigranti stagionali del nostro disgraziato paese d’altura.

Siamo nella primavera del 1566 e l’umile Niccolò Comegna, assieme a pochi compagni, camminava sulla strada che da Canosa lo avrebbe riportato a Capracotta, felice di poter presto riabbracciare la propria famiglia e di riposare un pochino dopo le sfiancanti fatiche della lunga traversata. Giunto in una delle tante osterie poste parallelamente al regio tratturo, Niccolò si imbatté in una masnada di banditi piuttosto aggressivi che subito cominciarono ad inveire contro la sparuta comitiva. Quando il Comegna, per spaventarli, gridò: «Alto alla corte», vide fuoriuscire dall’osteria altri quaranta ladroni, tutti attirati dagli strepiti e dalle urla. La banda di malviventi così raccolta decise di gettarsi all’assalto di Niccolò e dei suoi colleghi, sparando persino un colpo d’archibugio.

Attorniati da decine di banditi, Niccolò Comegna e compagni non videro altra via d’uscita se non quella d’invocare «la gran Madre di Dio Maria di Stignano, facendo voto di visitare la sua chiesa con donativi, e messe da celebrarvi». Fatto sta che non «appena fatto tal voto, mancò l’ardire a quei scellerati, e coll’ardire ogni forza», finché ai briganti caddero le armi di mano e restarono alfine «immobili come statoe», quasi avessero incrociato gli occhi d’una Gorgone.

Il miracolo a cui assistette Niccolò Comegna in quella assolata primavera di quattro secoli e mezzo fa, fu soltanto uno tra le decine di prodigi acclarati riconosciuti alla Vergine di Stignano. Certo è che il mio compaesano e i suoi fedeli compagni non mancarono di portare al santuario garganico i dovuti ringraziamenti.


Bibliografia di riferimento:

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;
  • S. Montorio, Zodiaco di Maria, ovvero le dodici provincie del Regno di Napoli, Severini, Napoli 1715;
  • A. Pellicano, Geografia e storia dei tratturi del Mezzogiorno. Ipotesi di recupero funzionale di una risorsa antica, Aracne, Roma 2007;
  • P. Soccio e T. Nardella, Stignano: storia e vita di un santuario garganico, Adda, Bari 1975.

Copyright: Letteratura Capracottese

1 COMMENTO

  1. Son contenta e consapevole che a DIO è semplice tutto, basta la fede! Così dopo tanto tempo un evento, a prima vista un po’ semplicistico, è stato in realtà un fatto miracoloso.

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