Il Lupo in Altosannio

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Articolo tratto dalla collana: Abruzzo – Guide De Agostini
con musiche di repertorio da youtube ed  editing di Enzo C. Delli Quadri

Il lupo
Il lupo

Non c’è animale che si possa dire più ingiustamente calunniato del lupo. Accusato di spietata ferocia, ridotto  a simbolo di malvagità nelle favole per bambini e nei cartoni animati, imputato di essere sterminatore di greggi, il lupo italiano (Canis Iupus italicus) conta ormai nella nostra penisola un bassissimo contingente di esemplari.

Eppure la sua figura è tutta da ridimensionare nell’opinione pubblica, tenuto conto anche del fatto che si tratta di una sottospecie particolare, presente solo sui rilievi appenninici. Considerato per secoli un animale nocivo (quanti premi sono stati assegnati dalle amministrazioni a chi uccideva un lupo!), questo interessante carnivoro svolge nell’ecosistema montano un ruolo importantissimo: esso infatti regolanumericamente le popolazioni di piccoli roditori, conigli, serpenti e altri rettili, che potrebbero diventare troppo numerose se non esistesse un predatore che ne diradasse i ranghi, e regolasse anche le popolazioni dei mammiferi più grandi (caprioli, camosci, cervi ecc.) abbattendo i capi vecchi, malati, o i giovani geneticamente imperfetti, dei quali va evitata la riproduzione.Le popolazioni di questi grossi erbivori se non sono regolate dai predatori si accrescono troppo e diventano soggette alle malattie, tant’è vero che in alcune zone protette tocca proprio ai guardaparco procedere all’abbattimento dei capi in eccesso, dei vecchi e dei malati. È un fatto che la popolazione dei camosci d’Abruzzo è, per esempio, straordinariamente sana. Il lupo è un animale notturno ed elusivo che, se non è spinto da una fame disperata, non avvicina nè l’uomo nè le greggi.

lupo 4Chi ha visitato il Parco nazionale d’Abruzzo percorrendone i sentieri più volte, sa che l’incontro con il lupo è praticamente impossibile; solo in inverno, quando il cibo è meno abbondante, l’animale osa un po’ di più. Ma è da sfatare la diceria che si tratti di un essere ‘famelico’: un branco di 5-6 individui, dopo giorni di digiuno, ha assolutamente bisogno di un cervo, di un capriolo… o di una pecora! Sebbene siano rari gli episodi di predazione di animali da gregge, saltuariamente ciò può accadere. Spesso tuttavia nell’ambito del territorio del Parco le morti di pecore attribuite ai lupi sono invece imputabili a gruppi di cani randagi che purtroppo abbondano e costituiscono talora un problema anche per gli escursionisti. La perdita del bestiame ad opera del lupo viene risarcita al pastore, ma ciò non basta a rendere più accettabile questo stupendo animale e spesso si debbono risarcire anche le pecore uccise dai cani! Nell’ambito del territorio protetto i lupi vivono nelle aree meno frequentate, evitando di incontrare gli esseri umani; chi percorra i sentieri a primavera, prima del completo disgelo, potrà trovare sulla neve orme ed escrementi dell’animale. Estremamente sociale, il lupo ha bisogno del branco, dedica ai piccoli cure assidue e cerca la coesione con i suoi simili attraverso il ben noto ululato: un richiamo per non sentirsi soli e per rafforzare i legami di gruppo.

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Nel branco vige una gerarchia assai rigida, al vertice della quale si trova il maschio dominante, con la sua femmina, la sola che si riproduce. Già nel 1970 il direttore del Parco Franco Tassi aveva proposto quel ciclo di attività che con il nome di Operazione San Francesco, prese l’avvio nel 1971 vedendo la collaborazione del WWF con il Parco nazionale d’Abruzzo. In un clima di caccia spietata e di odio anche verso i protezionisti, incominciò la lotta per la salvaguardia e per la riabilitazione del lupo, destinata a incontrare non poche difficoltà.

Nel 1974 nasceva, presso il Centro studi ecologici appenninici del Parco, con sede a Pescasseroli, il gruppo Lupo Italia, un organismo specifico destinato alla realizzazione pratica dell’operazione San Francesco, Il gruppo ha effettuato numerosi censimenti, prima con l’impiego dei radiocollari e di recente con il metodo del wolf-howling, cioè del richiamo con registrazione delle risposte, che permette di riconoscere vocalmente ogni lupo senza provocargli alcun disagio. L’ultima valutazione ha permesso di calcolare il contingente di lupi italiani in circa 250 esemplari, lungo la catena appenninica dalla Calabria alla Toscana, che, ancora tra ostilità e calunnie, hanno forse la possibilità di non morire, grazie anche al decreto ministeriale del 1976 che sancisce la protezione del lupo su scala nazionale. Dunque vale davvero la pena imparare a conoscere questo nobile animale, la cui popolazione è stata decimata dal degrado e dalla trasformazione dell’ambiente, dalla mancanza di prede adeguate, nonché dalla caccia sostenuta, più che dalla necessità, da un odio le cui motivazioni si perdono ormai nella notte dei tempi, ma il lupo rappresenta una delle specie più bisognose di protezione.

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Mantello. Il colore è bruno-giallastro con aree fulve più scure ed estremità della coda nera.
Taglia. Lunghezza testa corpo 110-140 cm, altezza alla spalla 70-80 cm, peso 25-50 kg.
Voce. Emette una varia gamma di vocalizzazioni: ululati, guaiti, latrati, ecc.
HABITAT
Soprattutto boschi di montagna e pianura, ma anche prati e pascoli scarsamente antropizzati.
DISTRIBUZIONE
Europa, Asia, Nord America.
NOTE
Il Lupo in Molise è sempre stato presente e, sicuramente in passato, in numero elevato. Frequentava i territori del Matese, delle Mainarde, dell’Alto Molise, ma anche quelli dei Monti Frentani. Fino agli anni ‘40-’50 nel periodo invernale i lupi seguivano, lungo i tratturi, le greggi che si spostavano dalle montagne fino al Tavoliere delle Puglie. Questo non deve meravigliare in quanto il Lupo è un ottimo camminatore potendo percorrere una decina di chilometri per notte, soprattutto i giovani che possono percorrere distanze maggiori.
Sono numerose le testimonianze che raccontano di questo fenomeno. Raccontano di come i cani padronali a guardia delle masserie, diventassero irrequieti ed emettessero latrati di paura a segnalare la presenza in zona dei lupi. Famose a tal proposito le illustrazioni degli anni ‘50 di Molino e Beltrame su La Domenica del Corriere, che ritraevano questa e altre bestie feroci assalire persone e interi paesi soprattutto nel periodo invernale, quando spinti dal freddo e dalla fame scendevano dai monti in cerca di cibo.

Con il tempo i lupi sono diminuiti, ma non del tutto scomparsi dal Molise, dove sopravvivono ormai pochi esemplari nelle aree più impervie e meno disturbate delle nostre montagne. Dopo la protezione a cui è stato sottoposto dagli anni ‘70, il Lupo è aumentato e ha ricolonizzato le aree da cui era scomparso, come i Monti Frentani e i Monti della Daunia.


1 COMMENTO

  1. E’ la bestia più importante della mia vita e particolarmente dell’età infantile e giovincello. J’hu lupe era ed è l’animale più signorile del nostro ambiente montano. Ha un seguito da re, ha un’emancipazione da far invidia alle problematiche odierne quali l’omofobia, poligamia ecc.. Il lupo regnava sulle nostre terre da essere libero che se ne fregava di tutte le regole di noi umani, come lo squalo è stato cacciato e decimato perché incompreso e non rispettato. Ci sarebbe da dire ancora molto ma me lo tengo dentro di me e dentro la fantasia.
    Parliamone e ricordiamo tutto quello che è collegato agli’hu lupe.

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