Il linguaggio di nonno Gustavo

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di Antonia Anna Pinna [1]

caprioloIl cielo stellato riempiva la finestra della cameretta di Susan, che dal suo lettino guardava rapita le lucine che emanavano. Somigliava alla carta dello sfondo del presepe che avevano fatto vicino al camino con il nonno Gustavo.

Ripensava ai racconti che gli faceva di quando da bambino viveva in Italia in una regione chiamata Abruzzo e Molise e di come in inverno la neve coprisse tutto il paesaggio montano, ma i bambini uscivano lo stesso a giocare e divertirsi con il poco che avevano.

Nonno Gustavo sapeva catturare la sua attenzione e lei era avida di quelle storie che non le bastavano mai. Era andato in pensione dopo tanti anni di duro lavoro nei cantieri ed era riuscito anche a costruire la casa dove abitava con i figli e le loro famiglie; lo chiamavano “ l’uomo di pietra “ perchè era forte come una roccia e cocciuto come un mulo. I nipoti lo adoravano e lo tormentavano di continuo con le richieste di piccoli lavoretti e racconti. Lui non si faceva pregare e a volte parlava loro con il suo dialetto che forse aveva un po’ dimenticato ma che tirava fuori quando era felice o arrabbiato.

Susan era la piccola; arrivata dopo tre maschietti….. Con lei lui era particolarmente tenero, si adoravano tanto che persino la nonna gli diceva che la piccina le aveva rubato il cuore. Per lei inventava storie pescate chissà dove, come la storia del capriolo che non voleva camminare.

La mamma lo spingeva con il musetto per incoraggiarlo a muoversi ma lui piangeva e si strofinava contro la sua pancia; non c’era verso di smuoverlo. I vicini lo prendevano in giro dicendogli che era un pigrone e che aspettava che la mamma lo imboccasse con il cibo. Lui si leccava continuamente una zampetta e sembrava sofferente; ma l’appetito non gli mancava e quindi nessuno si preoccupava più di tanto. Un giorno un uccellino incuriosito si avvicinò al piccolino sdraiato e gli chiese di cosa soffrisse. Il capriolo stupito della voce che aveva quell’esserino gli confidò che sentiva qualcosa nella caviglia che lo tormentava e non lo faceva camminare. <Se vuoi, ti aiuto io gli disse, fammi vedere da vicino>. Cerca, cerca, tra il pelo del piccolo animale, finchè trovò una spina piuttosto lunga infilata dentro la carne. Con il becco l’afferrò e la tolse liberando dal dolore il piccolo amico. Appena si senti meglio il capriolo si drizzo in piedi e cominciò piano piano a camminare. Quando arrivò la mamma lo trovò sul prato a brucare da solo l’erbetta fresca e per lei fu una grande gioia. Non seppe mai cosa fosse successo perché il linguaggio che avevano usato l’uccellino e il suo figliolino non era comprensibile ai grandi; era come il dialetto che usava nonno Gustavo, una lingua segreta da usare quando si vuole spiegare bene un concetto, <il linguaggio del cuore> così lo chiamava nonno Gustavo.


[1] Antonia Anna PinnaAbruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

3 Commenti

  1. Bel racconto! Con ottimo “transfert” FORSE i riferimenti autobiografici, sono stati avvolti da fantasia, e la storia è scritta con un linguaggio universalmente ben accetto” il linguaggio del cuore” di un NONNO E DI UNA NIPOTINA ( ORA NONNA ANCH’ESSA!?)

  2. Mi sono ritrovato in un concetto che esprimi sul dialetto un poco dimenticato di nonno Gustavo, che sgorga spontaneo “come lingua del cuore” quando si è felici o un poco arrabbiati …
    … Avevo notato in me questa circostanza, questa propensione. La mia risposta era stata che, quando si è emotivamente coinvolti, non si cercano parole nuove ma si va sul sicuro, sulle espressioni che abbiamo “bevuto” con il latte materno, sulle frasi dialettali che hanno quel significato … e basta. …
    Il racconto è molto bello, tenue, delicato, … spesso i grandi … non si rendono conto dei bisogni … dei piccoli.

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