Il Fiume Verrino

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Scritto di Maria Delli Quadri [1] e foto a cura di Flora Delli Quadri del 2015, con haiku di Marisa Gallo del 2016 e foto di Armando Bartolomeo del 2017

Il suo corso

Torrente_Verrino
Il Verrino

Il fiume Verrino nasce alle pendici  di Monte Capraro, in territorio di  Capracotta, dopo avere ricevuto le acque di due sorgenti: la Spogna e il Cemento. Dalla mia finestra  vedo giù, verso il declivio, una casetta di legno la cui costruzione risale a molti anni fa, quando un artigiano del posto eseguì il lavoro su commissione dell’amministrazione comunale che provvide a proteggere così le preziose acque sorgive.  Con un impianto di risalita, a motore elettrico,  anche le popolazioni locali  poterono usufruire del prezioso liquido. Dai rubinetti sgorga, ancora oggi,  acqua pura, fresca, limpida che ristora e disseta. Bisogna,  per questo, ricordare che Capracotta è situata a 1421 m. di altitudine e che  le acque sorgive sgorgano più in basso.

Il corso del fiume,  quindi, si snoda sinuoso lungo i pendii scoscesi della stretta valle  con cascatelle e rapide, fino a giungere a sud di  Agnone, bagnando poi le campagne di Castelverrino, di Poggio Sannita e Pietrabbondante.

Prosegue la sua corsa il fiume fino a congiungersi, al termine del suo cammino, col Trigno,  dopo avere raccolto via via le acque di altri ruscelli. Il punto della confluenza  si trova in località Sprondasino.

Infine, al termine di  un lungo percorso, tra le braccia  del fiume che lo ha accolto, giunge al mare  “che verde è come i pascoli dei monti”

La Tradizione

Durante l’estate il Verrino era, ed è ancora, meta piacevole di balneazione per gli abitanti limitrofi. Certo oggi si va al mare, ma un tempo anche la gente altolocata accorreva al fiume per trovare refrigerio alla calura estiva. Si diceva anche che queste acque preziose  facessero miracoli sulla pelle e guarissero ogni forma di malattia cutanea. In effetti, nei pressi, c’è qualche sorgente di acqua solfurea che riversa nel fiume le proprie linfe miracolose.

Giovanna d'Angiò
Giovanna d’Angiò

La regina di Napoli  Giovanna D’ Angiò, attratta da queste voci per lei confortanti, in tempi molto lontani, giunse nelle nostre contrade e, ospite di un convento di frati, fece la cura delle acque. Dopo qualche tempo  guarì completamente dallo sfogo che aveva invaso il suo corpo, cosa che non era riuscita a fare con tutti i medici chiamati a corte.

Nei giorni di bel tempo le due sponde si animavano di persone alla ricerca di un posto adatto per pranzare all’ombra refrigerante di qualche albero.

Si formavano comitive di amici e di parenti  che si accordavano per trascorrere un po’ di giorni di villeggiatura al fiume, dove si arrivava  a  piedi lungo una mulattiera piuttosto erta. Si scendeva con facilità, si risaliva con un po’ di affanno. I più benestanti percorrevano il tragitto a dorso di mulo, tutti gli altri a piedi, su e giù, ma con gioia, cantando e chiacchierando allegramente.

Ci si accampava in prossimità de “re cutoine”, quei punti dove la corrente, erodendo il terreno, creava dei veri e propri laghetti  dove l’acqua, pressoché stagnante, si riscaldava per effetto del sole offrendo ai turisti quel piacevole tepore che rendeva il bagno indimenticabile.

Talvolta le squadre di bagnanti erano formate di soli uomini, in tal caso sempre in costume adamitico; le donne rimanevano a casa per preparare il pranzo e sbrigare le faccende domestiche. Altre comitive scendevano solo di pomeriggio, perché alcuni componenti erano impegnati nel lavoro mattutino.

repertorio
Il Verrino – ru cutóine (laghetto)

Il Bagno delle Donne.

Le donne si bagnavano in luoghi appartati del fiume, (ru cutoine de le femmene)  indossando tutte le vesti che poi si asciugavano al sole.

Alcuni mariti costruivano, con  fascine e ceppame, un paravento per consentire, ognuno alla propria signora, di fare il bagno, anche nuda, lontana da sguardi indiscreti. E qui, al riparo di una roccia, di un cespuglio, la donna godeva anche lei del bagno refrigerante e purificante (non dimentichiamo che in casa c’era scarsezza di  questo elemento e spesso si ricorreva all’acqua piovana). I bambini facevano il bagno nella “callara” di rame e solo d’estate, le donne solo in queste occasioni.

Guai se un uomo si permetteva di sbirciare dietro il fogliame! La separazione dei sessi era la legge primaria che governava questo rito: uomini e donne dovevano essere “assolutamente” separati onde impedire sguardi concupiscenti e pensieri lascivi.

Il Pranzo

Due pietre grandi ai lati, una dietro, costituivano il focolare. Qui si posava il paiolo per la pasta; accanto uno più piccolo per il sugo. Il secondo  piatto era arrosto di agnello alla brace , fatto dopo la cottura della pasta. Un bicchiere di vino fresco ed era la felicità per tutti. La parola “relaxe” non era ancora entrata nel vocabolario corrente. Altre comitive si facevano portare le pietanze pronte, preparate dalle donne di casa. Un ragazzetto svelto trasportava i tegami di pasta e carne; come il vento  volava il giovincello lungo i dirupi in tempo per il pranzo che “lor signori” facevano dopo aver fatto il bagno ed essersi asciugati. Pane, vino, posate o altro erano già stati portati fin dal mattino.

Le allegre brigate, a volte, provvedevano a turno a far preparare i pasti dalle rispettive famiglie. Era una gara tra donne a chi preparava il pranzo più ricco e gustoso. Se il tempo era bello, per più giorni  il rito si ripeteva: la mattina si scendeva, la sera si  risaliva.

Fiume Verrino
Il Verrino – il bagno prima del pranzo

Il Rientro

Al tramonto cominciava la risalita verso il paese. Come tante formiche gli uomini affrontavano l’erta a piedi (i più fortunati usavano la cavalcatura).  Il sudore inondava i corpi, ma era una benedizione perché consentiva lo smaltimento del lauto pranzo; le parole erano poche, i commenti scarsi per risparmiare fiato. Quando si separavano, gli uomini si salutavano e si davano appuntamento per il giorno dopo. Bei tempi per chi c’era e li ricorda.

Il fiume intanto  rimasto deserto, continuava il suo cammino, ignaro delle comitive che, durante la risalita, si fermavano ogni tanto per riprendere fiato o per bere alle fresche sorgenti. Un bicchiere di vino non era da scartare.

A sera le sponde del Verrino rimanevano immerse in un solenne silenzio: non più voci gioiose , canti, chiacchiere grida, ma solo il mormorio sommesso delle acque che cantavano la loro eterna canzone  tra le rocce levigate  e gli spruzzi iridescenti al lume della luna.

La fogna

Oggi, se le acque termali affluiscono ancora nel fiume, purtroppo vi giungono anche quelle reflue di una fogna, che lo inquinano nel tratto più suggestivo e più adatto alla balneazione.

In passato ogni casa aveva il suo “pozzo nero” che periodicamente doveva essere svuotato; il suo contenuto era usato come concime per i campi mentre l’acqua potabile  veniva attinta alle fontane pubbliche con la famosa “tina”.

Era dunque doveroso costruire la fogna per garantire l’igiene del paese. Essa fu realizzata negli anni 1935-36 ma… il progettista, bontà sua, non si preoccupò del fatto che il fiume era l’unica spiaggia utilizzata dalle popolazioni limitrofe e non calcolò, si direbbe oggi, l’”impatto ambientale”, per cui tutti i liquami finirono nell’acqua limpida del fiume proprio a valle del Pontabballe, la zona più ricca di acque, più amena e più pianeggiante del fiume.

Gli aficionados di fronte al malfatto, cercarono altri rivoli e li trovarono un po’ più a monte, in località Smeralda e in località Morgione, o meglio ancora nel Vallone Zelluso, dove ancora oggi gli amanti del bagno si riversano in massa.

Fiume Verrino
Il Verrino …….. è sera,  si torna a casa

Foto a cura di Flora Delli Quadri
Articolo aggiornato con l’haiku di Marisa Gallo del 2016 e le foto di Armando Bartolomeo del 2017

Il Verrino

Scorre il Verrino,
or lento or impetuoso,
nell’ALTOSANNIO.

Sulle sue rive,
ristoro per la mente,
salici ombrosi.

E per il cuore
suggestivo scenario
di verdi boschi.

Le sue cascate
donano in abbondanza
sollievo estivo

alle due perle:
Capracotta e Agnone,
freschi paesi.

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[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

6 Commenti

  1. Mi piacerebbe sapere dove e quando è stata scattata la foto intitolata “Il Verrino – Il bagno prima del pranzo”: sembra un posto molto bello che non ho mai visto.
    Ma è vero che è ancora possibile fare il bagno a Smeraldo o al Morgione? A me risulta che la briglia di Smeraldo è crollata e che l’acqua è inquinata anche lì.
    In ogni caso ricordo con molta nostalgia i bagni nel Verrino in compagnia dei miei nonni e di mio padre da bambino e con i miei amici da ragazzo

  2. Cara Maria, grazie della bella descrizione del Verrino! Non mi era capitato di leggerla; sempre puntuale, ricca, precisa, ed anche poetica. Io all’ insaputa di tutto avevo scritto tempo fa degli HAIKU( attratta dalle sue cascate e da qualche foto caratteristica), che proprio oggi ho aggiunto ad una foto di ALTOSANNIO. Come al solito UBI MAIOR , MINOR CESSAT.
    Ma se non li hai letti, li accludo di nuovo ( ci vuol poco per copiarli col pc).
    IL VERRINO

    Scorre il Verrino,
    or lento or impetuoso,
    nell’ALTOSANNIO.

    Sulle sue rive,
    ristoro per la mente,
    salici ombrosi.

    E per il cuore
    suggestivo scenario
    di verdi boschi.

    Le sue cascate
    donano in abbondanza
    sollievo estivo

    alle due perle:
    Capracotta e Agnone,
    freschi paesi.

  3. Ringrazio di vero cuore l’autore delle foto…….. Sono splendide. Natura selvaggia che resiste ai cambiamenti che il tempo fatalmente apporta.

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