Il coraggio dell’Umanesimo

2
1962

di Nicola Mastronardi [1]

“E’ da stolti rinunciare al vantaggio
che ci dà il conoscere le cose passate
e il pensiero dei Grandi”

(Anonimo, XVIII sec.)

Michelangelo Buonaroti - La creazione_di_Adamo_grandem
Michelangelo Buonaroti – La creazione di Adamo

[divider]

Sì, ci vuole un po’ di coraggio. Non è di moda di questi tempi parlare, soprattutto ai giovani, di Umanesimo e di formazione umanistica. Ci vuole una certa sfacciataggine, poi, se si intende proporre un ritorno allo studio di certe discipline “antiche” nell’ambito scolastico. Certamente è controcorrente, ma mi va di parlarne. Mi capita di farlo sempre più spesso, ultimamente, soprattutto con studenti delle scuole superiori ed eccomi quì a buttar giù poche righe sulla indispensabilità di un passo indietro – anzi, in avanti – nel campo della formazione culturale delle nuove generazioni, in Molise, Abruzzo come in Italia. Solo un cenno, per approfondire il tema magari nel prossimo futuro; con l’ambizione, neanche un po’ celata, di provocare una riflessione seria su un aspetto tutt’altro che secondario della costruzione di sorti migliori per lo stivale italico e per le mie due regioni (che poi sono una sola) di riferimento.

Le scienza umanistiche, semplicemente, formano la persona, la rendono migliore. Ecco servita una banalità, diranno in molti. E’ vero, ma il guaio è che questa banalità ha tanto il sapore di una convinzione di cui tutti conoscono la giustezza ma che nessuno adotta come comportamento.

Di fatto la triste realtà ci dice che nel campo della formazione culturale delle giovani generazioni, da molti, troppi, anni l’Italia sta abdicando. Sta rinunciando, cioè, al ruolo di regina della scienze umanistiche (e dell’Arte) che l’ha fatta grande e l’ha resa, per l’appunto, Italia con la I maiuscola.

Leonardo da Vinci - L'uomo Vitruviano
Leonardo da Vinci – L’uomo Vitruviano

[divider]

Storia, filosofia, latino, greco, letteratura, musica, storia dell’arte. Per molti, anche per i riformatori scolastici degli ultimi non allegri decenni, sembrano esser roba che sa di muffa, da sopportare ancora qualche anno, giusto il tempo per far loro compiere una morte certa, dopo lenta agonia. Un errore di portata storica, già in parte compiuto. Perchè a morire sarà solo la qualità degli uomini del futuro. E la competitività dell’ Italia che smette di fare l’Italia. Ma andiamo per gradi.

Ci siamo messi al seguito di un modello globalizzante di formazione culturale che impera in ambito europeo e internazionale il quale è concentrato soprattutto a formare persone e professionalità propedeutiche allo sviluppo tecnologico, economico e finanziario. Rinunciando ad una delle nostre ricchezze di sempre: l’umanesimo, appunto. E’ come se nel campo agroalimentare ci mettessimo a scimmiottare, che so, la cucina anglosassone (Dio ce ne scampi e liberi.. l’ho detta grossa!) o quella cinese, rinunciando a tutto il patrimonio culturale (ecco, ci siamo) ricevuto dal passato. Oppure è come se nel campo della moda rinunciassimo al nostro saper fare artigianale che è frutto di cultura millenaria di una commistione della cultura del bello con l’abilità manuale.

Ne vale davvero la pena? Voglio, dire: ma è proprio necessario rinunciare a un così grande, secolare, riconosciuto vantaggio? Non è forse CONVENIENTE effettuare un deciso ripensamento, un passo indietro, anzi in avanti, ripensando la maniera più “moderna” lo studiar classici, storia, filosofia, arte e latino? Sì, latino. A tal proposito dirò qualcosa più innanzi.

Piero della Francesca (?) - La Città Ideale
Piero della Francesca (?) – La Città Ideale

[divider]

Io dico che non dobbiamo e non possiamo permetterci di abbandonare la stratificazione culturale che in Italia è frutto di un secolare concentrato di apporti etrusco-italici-latino-greco-arabi, e non ho detto tutto. Semplicemente ne perderemmo (e, difatti, perdiamo) in termini di competitività globale. Economica, soprattutto. Ed è proprio qui che casca l’asino… inteso, in questo caso, come chi non vuol capire, o almeno tentare di sforzarsi, che studiar Dante, il suo senso dell’estetica e il suo gigantesco apparato teologico non è secondario nella vita, anzi!

Infatti c’è dell’altro, eccome! Non a caso ho parlato di CONVENIENZA. Per farla sintetica, dirò solo che rinunciare alla cultura umanistica di base – che è educazione al bello, all’etico e al senso artistico ma anche affinamento della sensibilità personale, allenamento alla logica, abitudine all’approfondimento dei concetti e all’interrelazione tra gli stessi – per noi italiani vuol dire ottenere nel giro di due tre generazioni l’impoverimento di tutti quanti i comparti economici che hanno a che fare con la creatività, il bello o la sensibilità individuale. Proprio ciò che rappresenta, quasi inutile ricordarlo, la stragrande maggioranza delle produzioni nazionali di pregio, l’essenza della nostra capacità di esportazione e di penetrazione dei mercati. In poche parole la base stessa, la FORZA della immagine “Italia” nel mondo. La nostra storia economica, il nostro “genio nazionale” e gran parte della nostra fortuna economica è talento sviluppato dall’umanesimo.

Se qualcuno osa affermare ancora che con la cultura non si mangia, giuro, me lo divoro io un solo boccone.

Firenze - il Duomo (S. Maria del Fiore), il campanile di Giotto e il Battistero
Firenze – il Duomo (S. Maria del Fiore), il campanile di Giotto e il Battistero

[divider]

Come si pensa sia nata la stagione del Rinascimento italiano? Voi pensate che uomini d’affari, politici, ingegneri e architetti del Tre-Quattro e Cinquecento non conoscessero Socrate, Platone e Pitagora (non solo quello dl teorema, per carità)? Per non parlare dei pittori o degli scultori e degli studiosi che furono gli artefici primi di quella vera e prorpia rivoluzione culturale alla base del nuovo primato economico fiorentino-italiano nel mondo di allora? O non è forse proprio per la scoperta dei classici che essi furono ciò che sono stati? Si sedettero sulle spalle di giganti del pensiero. E noi vogliamo rinunciarci! Poveretti che siamo. Perché fu grande Lorenzo il Magnifico se non per aver riconosciuto e allevato generazioni di geni – umanisti? Come si crede sia nato il “Bello” che ancora permette a Firenze e all’Italia di godere economicamente di quella fortunata e non irripetibile stagione? Ho detto e ripeto, non irripetibile.

Dunque: cultura umanistica alla base della formazione di TUTTI (futuri manager per primi) per il miglior “allevamento” dei talenti che non mancano e non mancheranno mai in questa terra benedetta da Dio e non più riconosciuta dagli stessi uomini che l’abitano. Ecco i principi alla base di una vera riforma scolastica all’italiana. Nel senso più alto del termine.

Troviamo un nuovo modo Italiano (sic!) di entrare con armi concrete e peculiari nella sfida del mondo tecnologico i cui contenuti saremo in grado di dettare noi, solo noi, come nessuna altra cultura al mondo può saper fare. Ma davvero siamo così stolti da voler perdere il vantaggio che ci dà il conosce la Storia e il pensiero dei grandi uomini?

Nicolò Macchiavelli frase tratta da Il Principe
Nicolò Macchiavelli frase tratta da Il Principe

[divider]

E allora? Allora si abbia il coraggio di ricominciare da capo.

Sì, lo voglio dire e voglio essere lapidato per questo: si deve tornare a studiare la Storia in maniera approfondita dalle elementari. E, solo per dirne una seconda, affermo che lo studio del latino – che meglio e più della matematica abitua alla logica, ristabilendo un legame, oltretutto, alla nostra storia classica – va reintrodotto dalle scuole medie (primarie di secondo grado, per i tecnici) esattamente come era prima degli anni ottanta. E così via nella rivalutazione vera e convinta di tutte tutte le altre materie umanistiche.

Dobbiamo avere il coraggio di dire alle generazioni allevate dalle ultime riforme e riformine scolastiche, che abbiamo sbagliato tutto e che dobbiamo tornare indietro, anzi no, guardare avanti: ripensare l’educazione classica con una consapevolezza e finalità rinnovate. Va detto loro (le generazioni ultime) che la stora dell’arte – lungi da come l’abbiamo studiata noi quando francamente valeva meno dell’ora di religione – deve essere il punto d’arrivo di un’educazione al bello che va coltivata dalla scuola dell’Infanzia e che dunque deve partire da lontano. In sintesi potrebbero essere consolati, i nostri amici “di mezzo”, perché ciò che essi hanno perso in conoscenza di Socrate, Aristotele e Pitagora (non quello del teorema) lo guadagneranno i loro figli.

La forza dell’Italia è genio e umanesimo applicato? Allora: se alle parole e alle buone intenzioni (anche renziane) devono seguire i fatti, giù, da subito, con fondi, immensi, alla Ricerca, alla Formazione umanistica nelle scuole e alla coltivazione dei Talenti. L’Agricoltura delle menti e delle sensibilità creative è la nostra industria del futuro. A beneficiarne saranno tutti i campi economici anche quelli che appaiono i più aridi. E’ così che potremo tornare a dire qualcosa di nuovo al mondo.

E’ ovvio che pur dilungandomi non ho potuto dir tutto ( e, così, la sintesi promessa è anda a farsi benedire e perciò parafrasando Voltaire, mi scuso di non aver avuto il tempo di essere più breve).

Affronteremo più in là il problema di “come” far avvicinare i ragazzi al Bello, alla Storia e alla Logica e il tema della scelta della qualità degli insegnanti che per far veicolare le nozioni e la conoscenza devono ammodernare i metodi e sopra ogni cosa risfoderare loro passione appassita da una politica della scuola che sin qui non è stata capace di valorizzare anche i loro talenti. Mentre il tema dei Beni culturali sotto utilizzati è un capitolo a parte e già sviscerato negli ultimi tempi ma sul quale non è inutile tornare su.

Marco Polo
Marco Polo

[divider]

Qui basti dire che dobbiamo invertire la rotta sbagliata dell’abbandono delle scienze umanistiche, anzi per noi molisanoabruzzesi si tratta addirittura di recuperare ampi stralci della mitologia e della storia italiche che dal Novecento sono state cancellate. Identità e valori astratti? Al contrario: formidabili mezzi di competitività! E non ditemi che ho ragione. Agiamo! Sbanderiamolo. Diventiamo seguaci del manifesto per la Cultura che gli editori del Sole 24 Ore hanno pubblicato forse un paio di anni fa (ci tornerò su, lo giuro). Ora lapidatemi pure (con le parole, mi raccomando, che di questi tempi non si sa mai) ma io grido: abbasso la modernità mediocre e livellante. Viva il “coraggio” dell’Umanesimo.

Una sfida? Eccola: per i nostri figli piccoli (anch’io ne ho una), insieme alla certamente utilissima baby sitter di madre lingua inglese, proviamo a ingaggiare (magari a gruppi, per risparmiare un po’) un istitutore alla maniera greca o rinascimentale che parli loro di metafisica! E vedremo se funziona.

Alla generazione “di mezzo” in parte privata di cultura umanistica di base, mi permetto di aggiungere un consiglio: se qualcuno dei loro figli avesse la sciagurata tendenza di darsi alla politica, sarà cosa opportuna, prima di ogni cosa, regalargli una copia de “Il Principe” di Machiavelli. Per il bene di tutti.

Safinìm!

 

[divider]
[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.

[divider] Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri [divider]

2 Commenti

  1. Occorre un ritorno al futuro- passato…so di dire una cretinata, ma io spesso da nonna ai miei nipotini piccoli, in braccio, intorno al camino, cantavo sì qualche ninna nanna, ma giuro, recitavo anche DANTE ! (e si vede che andava bene, giacché s’addormentavano placidamente).
    Voglio dire che di errori se ne commettono sempre; ai miei tempi scolastici-dal ’52 al ’57- ad es. non era così importante, come avrebbe certo meritato, l’apprendimento di storia dell’arte o DISEGNO.
    Tant’è che io facevo scambio con un mio compagno di scuola: versione di latino-io- tavola di disegno –lui…che è diventato prof, mentre io con la mia logica solo maestra elementare…
    E invece x me, dico x me, sarebbe stato di grande importanza ed aiuto saper disegnare.
    La metto sull’ironia xché cosa potrei aggiungere alle SAGGE , IRRIPETIBILI CONSIDERAZIONI dell’articolo!? niente se non BEN DETTO E BEN VENGA!!!
    L’auspicio parte dal cuore di un’anziana signora di 77anni.

  2. Mi sono sentito risollevato, “rinascere” come uomo e come docente in pensione, Complimenti, Mastronardi! C’è da augurarsi che la “Buona scuola” di Renzi prenda in seria considerazione il “coraggio dell’umanesimo” per la formazione, in primis, dell’uomo. Il resto viene dopo e si innesta in quella base che è fondamentale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.