Il Cinema Splendore

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di Maria Delli Quadri

Il 15 dicembre di uno degli anni fine ’40, fu inaugurato ad Agnone il cinema- teatro Splendore” (già Teatro Italo Argentino). Mio padre, che aveva collaborato come falegname ai lavori di rifinitura della sala ebbe un invito per due persone per la serata dell’inaugurazione. La scelta cadde su mia sorella Rosaria, graziosa signorinetta, che sicuramente avrebbe fatto bella figura per sé e per mio padre. La poverina improvvisamente si ammalò di tonsillite con febbre altissima, per cui ad accompagnare il babbo andai io. Con un cappotto rosso fuoco, dono del pacco americano dello zio Sam, mi presentai al cinema. Il film era intitolato: “Tutta la vita in 24 ore”. Inutile dire che non capii nulla. Potenza della cinematografia americana!

Il famoso cappotto rosso che rimediai per andare al cinema aveva uno spacco dietro e bottoni grossi che lo chiudevano fin all’orlo. Diciamo che tra la mia stazza, il colore acceso e il taglio maschile dell’indumento, sembravo una “buatta” (barattolo). Devo dire che mi vergognavo un po’ del mio abbigliamento, ma poi mi feci coraggio pensando che nessuno avrebbe notato il mio povero look. Nel film c’era una bionda amata naturalmente da un lui, ma la mia comprensione si fermò lì. Il pubblico era variegato: c’erano signori e signore ben vestiti, per quanto lo potessero essere in quel tempo di ristrettezze economiche, e anche persone più modeste col vestito della festa. Fu una serata memorabile e quando tornai a casa mia sorella volle sapere tutto. Ma quale “tutto”. Io non fui in grado di dire alcunché.

Il cinema “Splendore”, dopo l’inaugurazione proseguì il suo cammino di gloria per molti anni e fu per gli agnonesi il luogo dove, soprattutto la domenica, veniva dato a Cesare quel che era di Cesare, dopo avere dato a Dio quello che era di Dio. Anzi! Rigorosamente si consultava, sulla porta della chiesa, l’elenco dei film: proibiti, per adulti con riserva, vietato ai minori di anni 18 ecc. I film per tutti erano una minoranza: “Marcellino, pane y vino”, “Bernadette Soubirou” ecc… In queste circostanze anche le suore accorrevano con le convittrici, quelle belle suore del Preziosissimo Sangue a cui la raggiera bianca intorno al viso conferiva un aspetto ieratico.

I film erano per lo più americani, scelti apposta per un pubblico provato ancora dai ricordi bellici, con attrici bionde sciantose, che parlavano, doppiate, con la erre moscia, vivevano in case da sogno, vestivano abiti elegantissimi e amavano, riamate, un “Lui” bello e sofisticato come loro. Il pubblico accorreva numeroso. Meno entusiasta si mostrava quando in programma c’erano film quali “Ladri di biciclette”, “Roma Città aperta”, “Umberto D” o “Sciuscià”. Quelli erano i film italiani che mostravano il disastro da cui volevamo fuggire disperatamente. La gente non li preferiva e diceva: “Ne tenàim tanta de miseria njuu, ch’ema i’ vden  chella d’ll’eldr” (ne abbiamo tanta di miseria noi, che bisogno abbiamo di vedere quella degli altri!).

La fila per acquistare il biglietto arrivava, di domenica, fino al palazzo di fronte. Per chi conosce i luoghi è facile capire che gli aspiranti spettatori erano molti. Lungo la fila, fuori, qualcuno entrava nel bar Bartolomeo per acquistare qualche bustina di ceci abbrustoliti, novelline, caramelle o qualche cioccolatino, non era ancora il tempo delle patatine o popcorn. Poi si entrava nell’atrio, si comprava il biglietto, galleria o platea. La prima costava di più ed era per l’élite; la seconda, più popolare, era per quelli che volevano o potevano spendere di meno.

Se il film era particolarmente bello, gli agnonesi, me compresa, accorrevano numerosi. In tal caso il commento compiaciuto era: “hène ‘vuta mette le sedie aggiunte!” (hanno dovuto aggiungere le sedie). Col tempo i film furono proiettati non solo il sabato e la domenica ma anche durante la settimana, il martedì, il giovedì. A quell’epoca le pellicole arrivavano in periferia mediamente dopo due anni ma a noi andava bene lo stesso: eravamo assetati di novità e di certezze che la vita non ancora ci aveva risarcito in cambio dei nostri patimenti e miserie dei tempi andati.

I documentari “Luce”, proiettati all’inizio del film, aggiungevano qualche notizia in più; la presentazione di pellicole prossime ci entusiasmava e ci portava a calcolare quanti spiccioli avessimo in tasca per tornarci, magari di nascosto delle famiglie. Durante il fidanzamento di mia sorella più grande (la stessa che si ammalò la sera della prima), ogni domenica mi toccava, in qualità chaperon, accompagnare la coppia per ordine di mio padre che era gelosissimo delle figlie femmine. In seguito, potendo disporre della cento lire per il biglietto, diventai un’assidua frequentatrice: entravo da sola, mi sistemavo in galleria e con grande gioia assistevo allo spettacolo.

Più o meno nello stesso periodo era stato riaperto il cine-tatro Ariston a Campobasso; il pubblico agnonese, tifoso,  faceva i dovuti paragoni e orgogliosamente concludeva che il nostro Splendore era superiore all’Ariston se non per capienza, certamente per l’acustica.

Negli anni ’60, quando qualche soldo in più girava e quando ancora il cinema godeva di ottima salute, i locali dello Splendore hanno ospitato anche i MAK PI 100, con orchestrina sul palco e metà parco poltrone spostate per creare la pista da ballo. Durante la festa veniva eletta anche la miss tra le ragazze più carine e gettonate. La crisi, irreversibile, cominciò sul finire degli anni ’70 con l’exploit delle televisioni private che trasmettevano film a tutta le ore del giorno e della sera.

Una classe del liceo festeggia il suo MacPi 100             (foto di Pia Merola)

Parecchi anni dopo il film di Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso” mi fece rivivere sentimenti e emozioni da tempo sopiti. Ormai non andavo più al cinema perché gli impegni familiari e scolastici non mi mi consentivano più di frequentare quei locali nei quali avevo trascorso gran parte del mio tempo antico. Quando vidi il film per la prima volta l’impressione fu enorme perché, al di là delle situazioni specifiche così ben delineate dal regista, coglievo le coincidenze tra la storia narrata e la mia esperienza personale: il cinema, emblema di un certo periodo storico, che ha aggregato folle eterogenee diffondendo cultura e conoscenza anche negli angoli più remoti della nostra terra, aveva chiuso il suo ciclo. Per me fu una sofferenza! Compresi che, come per il protagonista del film ormai adulto, gli entusiasmi giovanili inevitabilmente si spengono, cambiano i gusti e gli interessi e la vita porta altrove.

Ancora oggi, a distanza di anni, lo Splendore resta per me un mito e quando passo davanti alla chiesa di Sant’Emidio dico: “Questo era il cinema Splendore!”… 

…anche se l’insegna annuncia “Teatro Comunale Italo Argentino”.

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6 Commenti

  1. Ricordi belli e spensierati, quando da Castelverrino ( anni 70) con amici mi recavo, con una vecchia 600 che papà mi comprò ( lire 170.000!) subito dopo la patente,in questo splendido cinema, sempre pieno non solo di Agnonesi, ma di Castelverrinesi, Poggesi, Belmontesi.La domenica, dopo la visione del film,tappa obbligata era il bar Bartolomeo, confinante con il cinema, per guardare sul tabellone tutti i risultati delle partite di calcio contenute nella schedina che pure in quel bar si giocava.       

  2. Nessuno ricorda come fosse il Teatro prima della trasformazione in cinema? Nessuno ha foto? C’erano i palchetti? Com’erano?

  3. Il mio primo fil visto : Addio alle Armi , dal romanzo di Emingway , ebbi paura delle bombe , l’acustica mi fece una tale impressione che e per anni non ci andai più .

  4. cara MARIA, nello SPLENDORE della tua prima giovinezza al CINEMA SPLENDORE che hai avuto la fortuna non solo di inaugurare , ma anche goduto altre volte, hai trascinato anche me e forse tante altre persone, ripercorrendo scene consuete nei NOSTRI paesi di una volta…
    Mi riferisco alle SEDIE aggiunte- ad esempio io lo ricordo fu per il film su Santa MARIA GORETTI; ai ceci mangiati durante lo spettacolo, ai documentari “Luce” ed altri particolari così ben descritti da te, che non voglio guastare aggiungendo niente di più , alla bella ironia e al tuo grande senso di simpatica complicità.
    Ma vorrei proprio sapere cosa mai facevi tu quando accompagnavi tua sorella col fidanzato!

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