Il Carnevale

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a cura di Paola Giaccio

Pieter Bruegel il Vecchio, Battaglia fra Quaresima e Carnevale

In passato il significato del Carnevale richiamava il ‘mondo alla rovescia’ dove almeno per un breve periodo il valore delle gerarchie sociali veniva abbandonato e ci si lasciava andare allo scherzo.

chi vuol esser lieto sia
di doman non v’è certezza….”
versi dei Canti carnascialeschi di Lorenzo il Magnifico

Carnevale: un momento in cui vige la più assoluta libertà e tutto diviene lecito: ogni gerarchia decade per lasciare spazio alle maschere, al riso, allo scherzo e alla materialità. Un modo per uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare sé stessi per divenire altro. Nei nostri tempi dopo alterne vicende di gloria e decadenza, le manifestazioni carnevalesche hanno ripreso con forte vigore e in molti casi, esse sono il frutto del recupero di tradizioni popolari spesso da lungo tempo dimenticate.

Un tempo il Carnevale racchiudeva i valori e le credenze di cui viveva il mondo contadino e su cui fondava le proprie attività. Era la festa per eccellenza, con forti valenze simboliche che celebrava la conclusione del ciclo delle festività di fine anno. Un periodo di tempo che andava da Sant’Antonio Abate , anch’essa antica festa contadina, che si ricollega alle altre feste abruzzesi di fuochi invernali, al martedì grasso. I carnevali contadini che un tempo animavano le contrade di campagna e le piazze dei borghi e delle città, oggi non sono più tali, ma in alcune rappresentazioni del Carnevale è possibile ancora cogliere i riferimenti col passato e in tanti piccoli centri, alcuni aspetti tradizionali, simboli e cerimoniali vengono riproposti quali sfilate di maschere , balli e l’usanza di bruciare un fantoccio di cartapesta rappresentanti la Vecchia o Carnevale che un tempo veniva precedentemente processato secondo un rituale teso ad esorcizzare l’anno trascorso con quanto di negativo si voleva distruggere auspicando il passaggio alla bella stagione la primavera con la rinascita della natura.


 

Nell’antichità

Il Carnevale ha un’origine molto lontana nel tempo. Ma è soprattutto al mondo greco-romano, alle feste in onore degli dei, che gli studiosi fanno risalire le sue origini.
I Baccanalia, festa orgiastica rituale propria del culto di Bacco, si svolgevano lungo le strade della città e prevedevano l’uso di maschere, baldoria, abbondanti libagioni, e manifestazioni danzanti.
La Cereralia, festa in onore di Cerere e Proserpina che si svolgeva dal 12 al 19 aprile. La cerimonia prevedeva il ricordo del mito: la ricerca della figlia da parte della madre era rappresentata dal vagabondare delle devote per la città, reggendo una torcia e vestite rigorosamente di bianco. Si svolgeva di notte, e giovani e vecchi, nobili e plebei sfilavano
tenendo in mano tante fiaccole accese.
Nel periodo pre-solstiziale, in marzo e in dicembre si celebravano nell’antica Roma, i Saturnalia, la ricorrenza più festosa dell’anno. Gli schiavi erano temporaneamente liberi,   venivano scambiati doni, si eleggeva una specie di Re Burla. Tale festa in onore del dio Saturno, segnava la fase di passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, tra il sole che muore e il nuovo che deve rinascere.


 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

2 Commenti

  1. Grazie PAOLA. L’articolo piacevole, con senso di GIUSTA proporzione riesce a dare uno sguardo completo all’argomento :dall’antico al tradizionale all’attuale… argomento che oggi viene largamente diffuso e …commercializzato.SPECIE PER I BAMBINI!!!UNA VOLTAUN ALUNNO A SCUOLA MI DISSE: MAè, SAN CARNEVALE è più importante di SAN GIUSTINO…ci danno tre giorni di vacanze…!

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