Il cammino del Volto Santo

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di Luciano Pellegrini

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In Europa esistono due importanti itinerari devozionali “il Cammino di Santiago e la Via Francigena” inseriti nel CoEUR “Nel Cuore dei Cammini d’Europa, il sentiero che unisce”.

L’Abruzzo ha tutte le carte in regola per inserirsi in questi itinerari escursionistici e devozionali che toccano e uniscono siti di alto valore storico, religioso, culturale e naturalistico, come il Cammino del Volto Santo che si è concluso Domenica 17 maggio, con l’arrivo dell’immagine a Manoppello PE, nella chiesa di San Nicola per essere poi riconsegnata alla Basilica. Infatti, l’Abruzzo oltre ad essere una regione verde per la montagna ed i parchi, ha anche il mare, le colline con gli oliveti, i vigneti, gode di un’apprezzabile gastronomia, ma è anche terra di eremi e santuari. 

L’associazione di promozione sociale CISC – Centro di Iniziativa Socio Culturale – ha lavorato circa 18 mesi per segnare e realizzare il cammino del Volto Santo, da Roma a Manoppello PE. Dieci giorni attraverso i comuni del Lazio e dell’Abruzzo e 290 km percorsi.

Sono stati attraversati 34 comuni, dalla partenza da Piazza San Pietro in Vaticano per giungere fino alla Basilica del Volto Santo di Manoppello PE.

Il Volto Santo e il convento di Manoppello
Il Volto Santo e il convento di Manoppello

Il velo della Veronica, spesso chiamato semplicemente “la Veronica” o il “Volto Santo”, è una reliquia cristiana. Secondo alcune tradizioni, Veronica da Gerusalemme, toccando la veste di Gesù, fu miracolosamente guarita dall’emorroissa (donna che è affetta da perdite di sangue). Durante la salita di Gesù al Calvario, la pia donna, gli asciugò il sudore e il sangue del volto, con un telo di lino molto pregiato, il bisso, realizzato con una rara fibra marina.

L’immagine di Cristo fu impressa su questo telo. Il nome “Veronica”, pare derivi dall’accostamento dell’aggettivo latino “vera” al sostantivo greco “icona”, per indicare la “vera immagine” di Gesù tra quelle considerate non dipinte dall’ uomo.

Il telo possiede proprietà miracolose, in quanto in grado di spegnere la sete, curare la cecità, e talvolta perfino risuscitare i morti.

Su questo telo ci sono tante leggende, ma anche una certezza… l’esistenzanell’antichità di una reliquia con il volto di Gesù, il mandylion (in siriaco = fazzoletto) di Edessa. A partire da questa antica reliquia si sarebbero diffuse in occidente diverse copie di essa.

Come è arrivato il Volto Santo a Manoppello? In un giorno del mese di maggio del 1506, (non esiste un riferimento storico per il giorno ndr), durante la costruzione dell’attuale basilica di San Pietro, un pellegrino anonimo, forse un angelo, arrivò a Manoppello PE, (l’origine del nome deriva da manoppio, manus – plere che significa “mano piena” indica una piccola quantità di grano capace di esser contenuta tutta in una mano), e consegnò al fisico e astrologo Giacomo Antonio Leonelli, che stava seduto su una panchina di fronte alla chiesa di San Nicola, un involucro. Leonelli entrò in chiesa e aprì l’involucro contenente il velo che fu posseduto dalla sua famiglia fino al 1608. Pancrazio Petrucci, un soldato sposato con la figlia Marzia Leonelli, rubò il velo nella casa del suocero. Pochi anni dopo, Marzia lo vendette per 4 scudi a Donato Antonio De Fabritiis per riscattare il marito, prigioniero a Chieti.Nell’anno 1638, Il velo fu donato  da De Fabritiis ai cappuccini che ancora oggi lo possiedono.

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Ho documentato personalmente il cammino, percorrendo due tappe: Da Bussi PE a Tocco da Casauria PE circa 30 km e da Tocco da Casauria PE a Manoppello Pe, stessi km.

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Lungo il percorso ci sono stati momenti di raccoglimento e riflessione con la benedizione dei sacerdoti.

Le persone che abbiamo incontrato hanno fatto a gara nel rifocillarci con bevande, dolci, panini, rigorosamente fatti in casa.

A contrada Dogli, nel comune di Pescosansonesco PE, una residente ottantenne, Pierina, timidamente ci ha fermato e ci ha fatto accomodare in un locale dove insieme alla famiglia Rossi, hanno offerto una splendida colazione. Poi, Pierina, con le ciabatte e con una canna per appoggiarsi, ci ha accompagnati al Santuario del Beato Nunzio Sulpizio, dove ci hanno accolto con il suono delle campane e l’inno del beato. In ogni paese il sindaco ci ha ricevuto indossando la fascia tricolore, con gli assessori, i vigili urbani ed anche i fuochi d’artificio.

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Cammino del Volto Santo

Al convento dei frati di Tocco da Casauria, abbiamo alloggiato in camerette con due o tre letti, con bagno ed acqua calda. La cena è stata sostanziosa. La pro loco ci ha intrattenuti  con canti, balli e il suono del du botte. Il giorno succesivo, percorrendo sentieri di montagna, scendendo al fiume Orta, godendo per lo spettacolo delle ginestre sulle colline, la visita alla Riserva naturale delle acque sulfuree del Fiume LAVINO De Contra-Scafa (PE), acqua di colore turchese, quasi uguale al colore dei ghiacciai, siamo arrivati a Manoppello PE. In questa giornata si sono uniti pellegrini in mountain bike e i cavalli.

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Cammino del Volto Santo

A Manoppello siamo entrati dalla Porta Fara, la porta occidentale del borgo, di recente restaurata, che portava sulla via per Roma. Da questa porta il pellegrino/angelo entrò nel 1506 col misterioso telo. Sulla scalinata della chiesa di San Nicola, erano presenti tutti i sindaci dei paesi attraversati, ed il sindaco di Manoppello ha consegnato la Carta del Pellegrino, una pergamena artistica.

Dal centro storico, ancora in marcia per arrivare alla basilica del Volto santo, attesi dal rettore, padre Carmine Cucinelli. Per salutarci, tutti a cena offerta dalla Pro loco Volto Santo.

L’appuntamento è per il prossimo anno, il 16 maggio, quando si celebreranno i 510 anni dell’arrivo del Volto Santo a Manoppello.

Considerazioni

Gli organizzatori del cammino, giovani, volenterosi, motivati, dovranno apportare delle migliorie al cammino per rendere il pellegrinaggio più facile, meno impegnativo. Bisogna preferire le carrarecce, i sentieri di montagna, invece della strada asfaltata. Se non è possibile, scegliere strade con poche vetture. Per i pellegrini solitari, con l’appoggio dei sindaci, bisogna trovare spazi liberi dove poter piantare la tenda.

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[1]  Luciano Pellegrini Abruzzese di Chieti, oggi in pensionecontinua, con dedizione, a praticare le sue passione: Alpinismo, Ambientalismo, Fotografia, Reportage, Viaggi, Gastronomia, scrivendone su web, carta stampata, su riviste anche on-line.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

 

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