Il bar Sammartino

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 di Flora Delli Quadri

Agnone – L’imbocco di Corso V.E. Emanuele in un’antica foto

La casa con balcone e tenda parasole adesso non c’è più. Una volta quello era un edificio di proprietà della famiglia Sammartino che al piano terra ospitava un bar. Per questo motivo le persone di una certa età lo ricordano come “Bar Sammartino” dal nome della famiglia che ne era proprietaria, mentre le generazioni un po’ successive lo chiamano Bar Merola e quelle ancor più giovani Bar Di Toro, dal nome dei gestori che lo rilevarono in epoche successive.

Era un bar bellissimo, in stile Liberty, con una scala a chiocciola che portava al piano superiore dove i clienti giocavano a carte e a biliardo (un biliardo da 48 boccette). Qui vi era una sala grandissima con delle finestre e due uscite che davano accesso, da due angolazioni diverse, alla balconata che dominava il corso e Piazza Libero Serafini. Posizione ideale, quando era tempo di comizi, per gli oratori che si affacciavano sul balcone, mentre la folla si accalcava sui marciapiedi circostanti, protetti dall’ombra dei palazzi vicini. Mio padre, nell’epoca gloriosa della ricostruzione e finché in lui è perdurata la speranza di un futuro migliore, mi ci portava spesso; poi non più, non ne valeva più la pena.

I comizi si facevano quasi sempre di domenica, alle 11,00, oppure alle 19,00  per non essere in contrapposizione con le partite che, negli anni della ricostruzione post-bellica, si ricominciavano a giocare al Campo Sportivo, allora un semplice sterrato senza erba, né tribune.

Fu un grande dolore per me veder demolire questa armonioso edificio e costruire al suo posto un enorme palazzo, brutto e ingombrante, una specie di grattacielo sproporzionato rispetto alle dimensioni della strada adiacente (Via Preside Gamberale), lungo cui si sviluppa la facciata maggiore. Fu costruito negli anni 60/70, gli anni del cemento, dei condominii, del sacco delle città di cui anche Agnone, purtroppo, fu vittima. Era l’epoca, ahimé, in cui dominava la convinzione che “tutto ciò che è nuovo è bello, ciò che è vecchio è tutto brutto”.

Imbattutami in questa cartolina sono stata assalita dai ricordi. Solo ora, dopo anni di saccheggio del patrimonio edilizio e architettonico, gli abitanti dei nostri paesi, tutti, nessuno escluso, si rendono conto del valore della tradizione, ora che il turismo come fonte di reddito sta prendendo il ruolo che gli spetta, ora che una crisi economica senza precedenti travolge tutto.

La conservazione dei nostri “tesori”, se fosse stata compresa in tempo, avrebbe evitato l’abbandono delle campagne e lo spopolamento dei piccoli paesi favorendo la rinascita culturale ed economica delle nostre realtà territoriali. Oggi ci sono rimaste solo le briciole.

La stessa visuale col palazzo che ha sostituito il Bar Sammartino
Il palazzo visto da via Preside Gamberale

Le foto appartengono all’album di Clemente Zarlenga

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

6 Commenti

  1. Ho vissuto ad Agnone da ragazzo negli anni a cavallo dell’ultima guerra. Mio padre era Ufficiale Postale: così si chiamava allora il Direttore dell’Ufficio Postale, ma per gli agnonesi era “ru cavaliere la posta”.
    Vi leggo spesso su Facebook con molto piacere perché il ricordo di Agnone mi è sempre caro. Apprezzo molto a vostra attività che è testimonianza di amore per la vostra terra e vi auguro ogni successo.

  2. Ricordo anch’io con grande nostalgia il “bar Sammartino” in cui mi recavo da bambino spesso accompagnato da mio zio Paolino Amicarelli. La costruzione che lo ha sostituito rappresenta una ferita insanabile per il tessuto urbano di Agnone, non solo perché con i suoi sei piani è assolutamente fuori scala rispetto al contesto, ma soprattutto perché si tratta di un edificio di rara bruttezza. Ancora oggi mi domando come sia stato possibile concedere una licenza edilizia per un obbrobrio simile in pieno centro cittadino.

  3. Sempre piacevole leggere gli scritti di Flora Delli Quadri. Nella loro apparente semplicità riescono a dare sempre tutto quello che uno deve conoscere sull’argomento. Forse, il suo stile deriva da una sua necessità di “sintesi”, in cui il superfluo non ha posto.
    Belle le foto a documentazione del documento di Flora Delli Quadri.

  4. Mi piace la nota di nostalgica tristezza del tuo scritto, Flora! Mi fa pensare che comprende l’abbandono chi ha vissuto l’amore …altrimenti chi vive sempre solo non percepisce la differenza fra i due stati d’animo…
    Tu hai vissuto quel luogo nel rigoglio dell’ ADOLESCENZA. Ora lo guardi con la riflessione “adulta” .
    E tutto cambia!

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