Ida e Alessandro: il fascino di una nobile professione

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di Maria Delli Quadri [1]

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Oggi i parrucchieri, in Agnone come in altri paesi, sono diversi, tutti bravi e giovani, qualcuno famoso anche fuori dei confini del paese. Sono ragazzi e ragazze moderni, diplomati, che conoscono bene l’arte del taglio, della spazzola, del phon, delle mèches, dei colpi di sole ed altro. Sono aggiornati sulla moda delle chiome ondulate o lisce che cadono lungo il volto, a volte coprendolo con riccioli e boccoli di antica memoria oppure esperti in tagli corti e sfumati che liberano il collo e danno slancio al viso. Sono perfino capaci di imitare alla lettera una pettinatura sofisticata di cui la cliente ha portato il depliant.  Shampo, taglio, colore ed altro, il prezzo è quello che è; ma la donna non fiata, apre il portafogli e paga fino all’ultimo centesimo. Nel locale ci sono riviste patinate riportanti cronache di amori che nascono o che muoiono, cosicché la cliente, nell’attesa e seduta comodamente su una poltroncina, ha di che informarsi sul gossip nazionale e internazionale. Una musica soft e relax si diffonde nell’aria  e dà al locale un’intimità, un calore, una suggestione tale che, unita alle allegre chiacchierate con le altre signore,  ti tolgono la voglia di andare a casa, dove ti aspetta la solita solfa. Ai tempi in cui io ero una ragazza più o meno quindicenne, i parrucchieri da donna ad Agnone erano due: Ida e Alessandro.

IDA (Ida la Barbiera)

La prima, detta la “barbièra”(barboira)” aveva il locale in piazza Piazza Vittoria, all’angolo di Via Preside Gamberale, accanto al negozio del marito che era barbiere pure lui, da cui il soprannome.

I due locali affiancati, quello di Ida è a destra
I due locali affiancati, quello di Ida è a destra

L’uomo aveva capelli sempre di uno strano colore rossiccio maculato, il che ci faceva pensare che la signora sperimentasse su di lui le sue discutibili tinture.

Ida, originaria di Pietrabbondante, si era inserita molto bene nell’ambiente nostrano ed aveva una discreta clientela. Donna piacente e spigliata, trattava tutte con cortesia e affabilità; sempre “in confidenza” riferiva fatti e misfatti di questo e di quello. Aveva i muri tappezzati di diplomi attestanti la sua bravura ed esperienza, nonché premi ricevuti di qua e di là. Su tutto spiccavano gigantografie di donne bellissime, pettinate alla moda, bionde o brune, che facevano sognare noi povere conigliette intimorite e scoraggiate di fronte a tanta avvenenza. La signora Ida parlava sempre dei suoi figli: la femmina andò sposa ad un giovane del Basso Molise e lasciò il  paese d’origine, come capita a tante. La madre magnificava la bellezza della ragazza, la ricchezza del genero e l’intelligenza di entrambi. Meno parlava del figlio maschio, Angelo, reso famoso dalle sue mirabolanti imprese ai tempi in cui frequentavamo insieme il liceo. Le continue malefatte gli avevano procurato l’espulsione, per un anno, da tutte le scuole d’Italia, anche se poi, nel tempo, si era ravveduto e aveva conseguito anche lui un titolo di studio. Lontano da Agnone, tornava spesso al suo paese, anzi credo che negli ultimi anni della sua vita sia vissuto sempre lì. La signora aveva un fratello che, all’epoca,  era ispettore didattico e lei ne magnificava le qualità, la bravura, l’intelligenza e l’onestà. La cliente veniva, quindi, sommersa da tutte queste informazioni che dovevano attestare la nobiltà del suo
lignaggio.

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Era quella l’epoca dei calendarietti profumati alla Violetta di Parma, col fiocchetto inserito, che si aprivano a mo’ di libro e mostravano volti di attori e di attrici, tra i più famosi dell’epoca: Tyrone Power, Gregory Peck, Gary Grant; e poi Rita Haywort, Jane Russel. Non era ancora il tempo della divina Marilyn.. Noi facevamo l’impossibile per averne uno, perché queste prelibatezze erano destinate ad un pubblico esclusivamente maschile.
Gli effluvi erano penetranti e avvolgenti: noi ragazze ingenue e romantiche sognavamo di essere amate dagli “dei” bellissimi che da quelle pagine afrodisiache ci facevano l’occhiolino quasi a comunicarci il loro messaggio d’amore. Un discorso a parte meritano gli strumenti da lavoro. Pinze di ferro per fare le pieghe, a cominciare dalla fronte,  oggetti aerospaziali per la permanente, bigodini metallici pesantissimi, caschi enormi e, dulcis in fundo, le tinture: biondo ossigenato o nero- nero. Erano, queste ultime, micidiali, ma era anche il tempo e simili prodotti  erano in commercio. Mia madre era cliente di Ida e due volte l’anno faceva la tintura: nero fondo, una volta la permanente. Una serie di retine assicurava la compostezza della chioma che spesso terminava con un rollo dietro la nuca. Le tinture nero fumo ebbero, a lungo andare, un effetto deleterio sulla mia mamma. Il dottore, interpellato, trovò il fegato sofferente e attribuì il male proprio ad esse. Ordine tassativo: sospendere il trattamento per sempre. La rassegnazione arrivò benefica ma il caleidoscopio fu lento, progressivo, inevitabile. Una sorta di super-iride: i capelli, senza il  colore di supporto diventarono, alla radice, prima rossi, poi gialli, poi verdi. Infine apparve il bianco naturale. L’arcobaleno durò più di un anno. Tutto ciò fu per me una lezione di vita, sicché ho lasciato che le mie chiome imbiancassero naturalmente.

Anch’io sono stata per un po’ cliente della signora e ricordo che il suo locale era sempre allegro, vi si parlava di tutto, di fatti paesani, di questo  e di quello e non si sentiva la mancanza della musica, perché non eravamo abituate alle modernità

ALESSANDRO (Alsandr ru barbìar)

Alessandro aveva il negozio nel palazzo della signorina Milena Tirone, nei pressi della chiesa di Sant’Emidio, in un appartamento al primo piano. Accanto, sulla strada, c’era la bottega di Michelino, suo fratello, barbiere da uomo.

A sinistra il portone di Alessandro
A sinistra il portone di Alessandro

Alessandro era magro, segaligno, brusco nei modi, a volte poco gentile. Indossava un camice nero e aveva le sembianze del viso simili a quelle di Eduardo, il grande attore napoletano. Come Ida era ciarliera e cerimoniosa, così Alessandro era parco di parole e misurato nei gesti. Il suo locale era ampio e spazioso con finestre dalla bella veduta di giardini e molto verde. Gli attrezzi permanente1da lavoro erano simili a quelli di Ida. Mi colpiva una grossa ruota appesa ad un perno con presa elettrica, (macchina che serviva per la permanente), da cui pendevano bigodini e pinze di ferro che venivano caricate sulla povera testa della donna con un peso non indifferente  e col divieto di fare movimenti bruschi, pena una scarica elettrica. Le donne rimanevano immobili per paura di scottarsi. Il supplizio durava quasi un’ora, al termine della quale gli ammannicoli venivano sganciati ad uno ad uno e la testa tornava libera per un po’, prima di essere passata per altri liquidi fino al lavaggio finale. Per la piega si rimettevano i bigodini, sempre di ferro, si asciugava, poi si pettinava. Il supplizio era terminato. Si diceva in giro che Alessandro fosse più bravo dell’altra. Io non sapevo giudicare; so soltanto che  con un taglio di capelli fatto da lui, dovetti portare la testa fasciata come una giovane donna afgana per tre mesi.

Un casco d'epoca
Un casco d’epoca

La severità di Alessandro era mitigata in parte da Bina, una nipote di lui, che essendo più vicina a noi per età, cercava, poverina, di mitigare le asprezze dell’uomo, facendo  del suo meglio per tirarci su, mentre ci sciacquava la testa o ci toglieva i bigodini. Il parrucchiere era noto anche al di fuori di Agnone. Aveva molte clienti anche a Capracotta, dove si recava una o due volte l’anno e dove lavorava nella bottega di un altro barbiere: Cecauocchi, marito di zia Bettina. Le donne impazzivano per lui: si eccitavano, accorrevano numerose e lì: tagli, permanenti, tinture e chi ne ha più ne metta. Il maestro don Clemente, passando per andare a scuola, si fermava e diceva stando sulla porta: “Alessandro, vedi che i quadri sono tutti belli e tu cerca di fare delle cornici  ancora più belle”. Mio suocero ribadiva: “tre cose fanno la donna bella: i capelli ben fatti, le unghie rasate e pulite, le scarpe eleganti”.  Ma guarda tu questi gentiluomini del “900 come avevano le idee chiare!

Alessandro si faceva accompagnare, per portare gli attrezzi pesanti e ingombranti, da  suo fratello Michelino il quale aveva una 500 piuttosto vecchiotta. Era sposato ed aveva una figlia, Alessandra, come lo zio, che era scapolo. Un brutto giorno l’uomo non tornò più a casa: la macchina si era incendiata e lui vi era rimasto dentro, carbonizzato. Il dolore fu atroce e devastante per tutti. Poi il tempo portò sollievo alle ferite e la vedova sposò Alessandro. Dall’unione nacquero due figli.

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9 Commenti

  1. Questo che segue è il racconto che fa ESTHER DELLI QUADRI si Alessandro il Barbiere, che io avevo in serbo di pubblicare.

    Uno dei personaggi dell’Agnone della mia infanzia che
    ricordo con più piacere è Alessandro “ il  barbiere”.

    In realtà Alessandro era un parrucchiere per signora, forse
    il primo in Agnone dotato di una attrezzatura tale da far si che il suo negozio
    fosse una vera parrucchieria.

    Nel gergo Agnonese dell’epoca però barbiere veniva usato sia
    per l’acconciatore maschile che femminile.

    Il suo negozio era al piano terra della sua abitazione, di
    fronte alla facciata laterale della chiesa di Sant’Emidio.

     Si entrava nel
    portone, si saliva qualche gradino ed ecco una grande stanza che dava su un
    giardino di proprietà di Alessandro.

    La stanza era arredata con mobili da parrucchieria secondo
    la moda dell’epoca. Enormi caschi erano fissati con dei lunghi bracci mobili
    alle pareti, altri invece avevano le ruote e venivano spostati all’occorrenza.

    Se non ricordo male il lavabo per effettuare il lavaggio dei
    capelli non era fisso, ma era di ferro smaltato e trasportabile per mezzo di
    ruote.

    Naturalmente tutt’intorno c’erano specchi e luci e vari
    oggetti che servivano per il taglio.

    Alessandro era già all’epoca un uomo anziano.

    Io lo ricordo molto magro, molto curvo su se stesso , con un
    grembiule nero aperto sul davanti e dalle tasche e taschine del grembiule  forbici, pettini ecc.

    Si muoveva nel negozio sempre trascinandosi dietro un
    carrello con le ruote, anche questo ingombro di oggetti.

    Nel negozio c’erano poi molti poster  raffiguranti 
    diverse acconciature da donna secondo la moda dell’epoca, per lo più
    capelli corti e molto cotonati.

     Era l’epoca in cui
    quando si usciva dal parrucchiere era evidente a tutti dove si era state, non
    come oggi che le acconciature da donna sono molto naturali!

    Per me andare da Alessandro nei primi anni era una festa.

    Lui era molto paziente  e tollerava che le signore portassero con se i
    bambini. Molto spesso poi si approfittava per far fare un taglio anche a loro.

    Solo di tanto in tanto alzava la voce per farci stare più in
    silenzio, soprattutto quando arrivavano anche i suoi figli a giocare.

    Perché nonostante fosse avanti negli anni , Alessandro aveva
    figli piccoli.

    E poi arrivava il momento.

    Alessandro avanzava una grande poltrona di pelle nera, ci
    metteva sopra un grande cuscino perché non sprofondassimo, poi, uno alla volta
    ci sollevava per le ascelle, ci faceva sedere e ci copriva con un’enorme telo
    bianco che annodava intorno al collo.

    C’era sempre qualche bambino a cui quella preparazione
    ricordava un ambulatorio medico e che quindi cominciava a frignare perché
    voleva la mamma vicino.

    Timorose le signore si avvicinavano , ma non troppo perché
    temevano di ostacolare il lavoro e, con la loro voce vicina, cercavano di
    rincuorare i bambini.

    E, finalmente,Alessandro prendeva un grande pennello
    rotondo, lo passava sulla nuca e sul collo, con un unico gesto gli toglieva
    l’enorme telo pieno di capelli che faceva cadere a terra.

    Poi se c’era la sua figlia più grande le chiedeva di
    prendere la scopa e la paletta per raccogliere i capelli ( e noi  invidiavamo molto la prescelta perché avremmo
    voluto farlo noi)oppure raccoglieva da solo i capelli caduti prima di
    procedere.

    Come detto prima i primi anni per me era una festa andare da
    Alessandro. Tutte quelle riviste piene di principi e principesse e regine  che mi ricordavano le favole, la
    conversazione in sottofondo delle signore che ci accompagnava per tutto il
    tempo, la possibilità di incontrare bambini che non fossero i soliti del
    vicinato.

    Ma col crescere le cose cambiarono.

     Intorno ai 7-8 anni
    cominciarono le lotte in casa perché volevo portare i capelli lunghi (
    battaglia che vinsi solo alle scuole medie) e non volevo più il solito taglio
    cortissimo con una abbondante frangia.

    Per cui prima di entrare cominciavo le lamentele e le
    preghiere con mia madre, che non mi lasciasse tagliare i capelli troppo corti.

    Perchè se Alessandro aveva un difetto era che odiava i capelli
    lunghi!

    Quando arrivava il momento , io osavo proferire le parole
    “Non troppo corti” e mia madre per farmi contenta mi faceva da eco , ma più
    volte nel gioco di specchi del negozio la sorpresi in un gesto delle dita che
    indicava di tagliare mentre strizzava l’occhio ad Alessandro.

    Così rassegnata dovevo subire “ quell’onta” al termine della
    quale prima di prendere il pennello per spazzolarmi Alessandro prendeva un
    rasoio e me lo passava sulla nuca ed accompagnati dal suo ritmico rumore,
    cadevano anche gli ultimi corti capellini.

     E voilà…………… ero
    pronta per la naja!!!!!!!!!!!

    Fuori cominciavano i pianti, un broncio che durava due
    giorni e per rimediare al quale la povera mamma faceva di tutto: mi raccontava
    le storie della sua infanzia perché sapeva che mi piacevano, chiamava a giocare
    con me la mia migliore amica ( stesso taglio, stessa mano).

    Andò avanti così per un bel po’, finchè troppo cresciuta per
    farmi dettar legge sui capelli cominciai a farli allungare.

    Intanto in Agnone aprirono altre parrucchierie, con
    parrucchieri più giovani che facevano tagli più alla moda

    E anche mia madre cambiò.

    Alessandro è scomparso da un pezzo e, che io sappia, nessuno
    ha rilevato la sua attività.

    A volte passando davanti a casa sua vedo qualcuno dei suoi
    familiari e più volte ho avuto la tentazione di chiedere se nel negozio è rimasto
    tutto come prima e se posso dare un’occhiata, così per nostalgia.

    Poi la vergogna vince sul resto e passo dritta. Senza
    fermarmi.

  2. A Gaetano dico che sapevo di questa parentela solo che all’epoca dei fatti il nipote della signora era ancora nell’anticamera

  3. Alessandro inizialmente aveva il salone su in casa, poi sistemò il piano terra molto ampio, mettendo anche le docce! A quei tempi in casa non tutti avevano i bagni attrezzati  con la vasca e il piatto doccia era di là da venire!:Nell’ampio ingresso  aveva messo vetrine con profumi e altri prodotti di bellezza,la moglie Sabrina ha lavorato fino a qualche anno fa.

  4. Quello di cui parlo io è l’Alessandro p.rima maniera. Sabrina non esisteva proprio e credo che sia stata lei a portare dopo una ventata di modernità.Comunque ti ringrazio delle precisazioni.Sono passati più di 60 anni e i ricordi a volte si affievoliscono

  5. Angelo, il figlio della parrucchiera Ida, dopo la laurea mi sembra in chimica, ha insegnato al tecnico industriale di Agnone e se non ricordo male è stato anche il mio insegnante per qualche anno.

    • Non ricordi male. Angelo, detto Engì, era laureato in chimica e ha insegnato all’industriale per parecchi anni. Poi si è trasferito ad Alba Adriatica vicino Giulianova. Sposato e separato, aveva avuto due figlie, anch’esse residenti ad Alba Adriatica. E’ morto due o tre anni fa.

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