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I suoni del vento

di Gustavo Tempesta Petresine [1],
tratto dal romanzo inedito: “Fuochista

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Affascinato fin da bambino, ascoltava il suono modulato da diverse frequenze, dovuto all’insinuarsi delle correnti d’aria attraverso le fessure degli stipiti di porte e finestre con telai screpolati, sopravvissuti al cocente sole dell’estate e al morso del gelo degli inverni. Cercò di catalogarne le melodie.

Essendo nato in un paese di montagna e lì rimasto fino all’età di dieci anni, pensava spesso alle lunghe camminate sostenute insieme alla nonna quando nel mese di Maggio, zappetto in spalla si andava a sarchiare un piccolo campo.

Si soffermava nei pressi del ruscelletto formatosi a causa dello sciogliersi di neve “sciacquettando” l’acqua che scendeva dai monti, tendendo l’orecchio accorto da dietro i cespugli di rosa canina per carpire le sonorità prodotte da una discreta brezza che giocherellava tra le future bacche in fiore e la primavera inoltrata.

A volte, durante l’inverno, rimaneva incollato con la guancia appiattita sul vetro della finestra ad ascoltare il sibilo minaccioso della vuoria sorridendo lieto e sicuro nel sentirsi al riparo dal putiferio che si scatenava fuori. Vedeva alberelli curvare le fronde fino a toccare la terra, quasi volessero, prostrandosi, recitare una interessata preghiera agli dei dell’aria per placarne la furia.

Vedeva vorticare cartacce, che dopo essere state sballottate si appiattivano sul tronco di un maestoso cerro a terminare la loro usata esistenza.

A volte, da giovane, urlava nei tubi discendenti delle grondaie facendo in modo che un’armonia inusuale tornasse a lui modificata e arrangiata dal vento che in controcanto aggiungeva il suo suono al pentagramma di quella voce sottotono e sgraziata veicolata dalla canala dell’acqua piovana.

Cercava di catalogare quei suoni ma non era in possesso di note da trascrivere su un pentagramma. Dotato dell’orecchio totale, riusciva a distinguere il quarto di tono, ma non disponeva di un sistema che potesse rappresentarlo sulle cinque righe.

In quale tonalità suonavano quegli strumenti fatti d’aria, non visibili all’occhio umano e capaci di emettere aspre, potenti o dolcissime frequenze? Poteva paragonarli, idealizzandoli, a strani flauti costituiti da molecole poco coese che si manifestavano in filagne di veli

Era una delle tante volte in cui la sua razionalità vacillava non essendo in grado di dissipare il mistero delle cose non riproducibili e degli eventi che in natura, contrariamente alla saccenteria umana, non cercano gloria.

Non potendo neanche rappresentarli con fonemi onomatopeici, cercava di imitarli con fischi e sbuffi contorcendo la lingua e affusolando le labbra.

Al sentirle, quelle vibrazioni, sobbalzava, leggero e lieto, qualcosa che non poteva essere definito organico, ma si manifestava, corporalmente, come un sussulto che, partendo dallo stomaco, risaliva per lo sterno e, soffermandosi ad est del cuore, proseguiva alla volta del cervello, procurando un benessere fisico e una pacatezza interiore.

Doveva essere una essenza pensante, il vento. Si poteva benissimo fantasticare che fosse più di uno. Dovevano riunirsi sotto la direzione di un maestro: gli Aliseo, il ghibli, la bora, il maestrale, il libeccio, la tramontana… Ad ogni uno di essi veniva affidato il compito  di: carezzare, sbuffare o infastidire i capelli delle donne acconciate da poco o fare levitare loro la gonna. Altri scioglievano la neve. Altri ancora, avevano il compito di pascolare le nuvole facendole rientrare a sera negli ovili del cielo, lasciando, questo, limpido e terso. Altri prelevavano semi dalle piante mature a portarli lontano.

Il miagolìo della gatta lo riportò al reale della sua consunta poltrona; non vi dette peso; socchiudendo gli occhi, continuò ad ascoltare: i suoni del vento.

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[1] Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

Un commento

  1. Eh, sì, solo chi è dotato di un orecchio totale riesce a percepire tutti i suoni del vento e farli sentire anche a distanza, sulla carta, a chi legge questo FANTASTICO RACCONTO!

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