I rivali di Roma – Parte Undicesima

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Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri indistruttibili rivali di Roma

Siamo nel 388 a.C., in questa parte undicesima della storia romanzata [1] di Paride Bonavolta [2] dedicata ai Sanniti, dopo una vita ascetica trascorsa all’estero tra pratiche chirurgiche ed esperienze farmacologiche, Papio torna a casa e …..ritrova l’amore.

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I rivali di Roma – Parte Undicesima

388 a.C. – Gli anni erano passati senza che Papio quasi se ne accorgesse. Affiancando i più noti medici egiziani e personalmente conducendo una vita ascetica aveva con loro esplorato campi che non avrebbe mai neppure immaginato acquisendo conoscenze ed esperienze che sembravano non aver fine. La pratica della vivisezione guardata con ostilità nel mondo occidentale gli aveva permesso di scoprire i segreti della macchina umana e di verificare teorie su cause ed effetti di molte malattie e lo studio di pratiche chirurgiche e della farmacologia avevano finito per fare di lui un buon medico. I clienti non gli erano certo mancati anche perché si era dedicato anima e corpo alla cura dei meno abbienti,   accorgendosi che il duro lavoro al quale volentieri si sottoponeva contribuiva in parte a lenire le sue ferite.

Aveva compiuto da pochi giorni il suo cinquantaduesimo compleanno quando, dovendo ammettere che sentiva sempre più spesso la nostalgia del suo paese e che non gli erano più sufficienti i saltuari rapporti epistolari con i suoi allievi e con Numerio, aveva preso la via del ritorno.

Il suo fisico si era mantenuto asciutto e per la vita ascetica che aveva condotto e perché si era sempre imposto, nonostante ogni impegno, una quotidiana pratica fisica che peraltro sapeva ormai essere un ottimo rimedio clinico contro molti mali . Ma era soprattutto la sua mente che nella quotidianità dei nuovi studi sembrava ritemprata. Sentiva imperioso il desiderio di reinserirsi fra i giovani e di trasmettere loro la nuova mole di esperienze acquisite e l’idea di tornare alla sua scuola, di rinnovarla, di formare una classe di studiosi più completa lo elettrizzava.

Contemporaneamente a questo entusiasmo aveva anche notato che si andavano risvegliando in lui, dopo anni di non dolorosa astinenza, anche stimoli sessuali che pensava ormai definitivamente sopiti. Una constatazione questa che per lui, che si considerava ormai   un vecchio maestro che si era liberato da questi problemi, non aveva destato alcun compiacimento.

Il viaggio di ritorno per mare lo aveva portato a Neapolis che aveva trovata sostanzialmente immutata rispetto alla sua non recente prima visita. Se allora aveva cercato di carpire fra le innumerevoli lingue parlate quelle degli altri popoli adesso il suo orecchio era teso a percepire la ormai per lui desueta lingua osca riscoprendo nella stessa suoni ed inflessioni dimenticate nella babele linguistica nella quale era stato immerso. Avrebbe volentieri prolungato il suo soggiorno a Neapolis ma aveva preferito riprendere al più presto il viaggio decidendo, così come aveva fatto in occasione del suo precedente ritorno di passare in Irpinia per riabbracciare Numerio che con le sue lettere, sempre ricche di notizie, aveva continuato a costituire il suo collegamento ideale con il Sannio

Si erano riabbracciati con gioia e stringendo a se l’amico Papio aveva con dolore constatato che Numerio era profondamente cambiato tanto da apparirgli come un vecchio. I dieci anni di differenza prima non evidenti, ora sembravano aumentati a dismisura. Numerio oltre ad avere i capelli tutti bianchi e radi sembrava svuotato di ogni forza fisica e questo rendeva più espressivi gli occhi incorniciati in un volto flaccido e rugoso.

Questa volta era stato Papio a parlare per primo degli anni trascorsi e quando era stato Numerio ad aggiornare l’amico aveva raccontato come Livia, sua moglie, fosse morta quattro anni prima, come i suoi tre figli maschi, tutti sulla trentina, fossero ormai sposati e come lui vivesse con la sola compagnia dell’unica figlia femmina, Lucrezia, ultima nata dal suo matrimonio. Una figlia, da lui adorata che però, a suo dire, costituiva il suo unico cruccio in quanto riteneva che per lealtà nei suoi confronti rifiutasse ogni proposta di matrimonio.

Devo onestamente ammettere – aveva confidato all’amico – che dalla morte di Livia mi sembra di essere invecchiato di cento anni e di aver perso ogni interesse alla vita. Quest’unica figlia costituisce il solo legame che mi dia una ragione di vita. Un soldato una volta divenuto vecchio non serve più a nessuno a differenza di voi studiosi che più passano gli anni più siete reputati saggi ed indispensabili. Lucrezia mi é di molto aiuto sia come compagnia sia per mandare avanti le cose di famiglia che in tutta sincerità non hanno per me il minimo interesse. Vorrei però che prima di morire anche lei abbia una sua famiglia ma non so forzarla a compiere un passo per semplice obbedienza ad un mio volere. Non potrei mai forzala ad una scelta che lei non condivida. Tra non molto la conoscerai perché oggi é giorno di mercato e presto sarà di ritorno. Non mi lascia mai per molto tempo solo. Sapeva inoltre che uno di questi giorni saresti arrivato ed in certo senso, dopo aver tanto sentito parlare di te ed aver lette insieme le tue lettere, credo sia impaziente di conoscerti. Ma tornando a me non fingere di non notare quanto sia invecchiato. E’ nei fatti che lo sia e non me dispiaccio ed ho finito per amare questa mia età e la sua assenza di stimoli. Vieni amico ritiriamoci all’ombra del frutteto dove a quest’ora amo che mi venga servito del buon vino delle mie cantine. Vieni e ricordiamo, ma senza malinconia, i vecchi tempi di quando avevamo tutta la vita di fronte a noi.

Nel frutteto dopo poche parole ed un primo bicchiere di vino Numerio era scivolato lentamente nel sonno. Non molto dopo Papio aveva visto arrivare una giovane di piacevole aspetto che dal passo sicuro e determinato aveva intuito dovesse essere Lucrezia. Di media statura, con i capelli bruni raccolti in una treccia indossava una tunica ad un tempo pratica ed elegante che sottolineava un corpo solido ed aggraziato. Il viso era abbronzato, così come le parti visibili del suo corpo, il che denotava come dedicasse il tempo a sovrintendere, ora che i fratelli erano sposati ed il padre preferiva delegare a lei ogni iniziativa, il lavoro dei braccianti e dei pastori. La voce con la quale la ragazza si era rivolta a lui era ferma ma dolce e cordiale.

Devi essere Papio perché mio padre ti aspettava e perché ormai non ama più ricevere amici o conoscenti specie a quest’ora che di solito dedica ad un sonnellino. Aspettava con ansia il tuo ritorno.
Tu devi essere Lucrezia, tuo padre mi ha parlato di te.
Ti avrà certamente detto di convincermi a prender marito. Non sopporta l’idea che io a venticinque anni non abbia ancora messo su una mia famiglia. Ti prego ignora questa sue raccomandazioni o meglio consideriamole già fatte e respinte. Prenderò marito solo se troverò chi non mi dispiaccia.

Questa franchezza aveva strappato a Papio un sorriso. La ragazza, doveva ammetterlo, gli era piaciuta all’istante e forse non solo per quanto aveva intuito del suo carattere .

(Forse la guardo come potrei guardare una figlia) – aveva pensato sapendo di mentire a se stesso. – (Ci dividono ventisette anni di età, tanti quanti ne potrebbero oggi avere i miei poveri figli.)

Lucrezia sedutasi vicino a lui aveva chiamato una serva impartendole precisi ordini perché il pranzo venisse servito sotto il pergolato. L’ordine era stato eseguito con scrupolosa efficienza.

So che dopo ben altro tipo di studi ora sei anche un medico. E’ da tanto che non vedi mio padre e quindi non potrai non esserti accorto come gli anni gli siano repentinamente piombati addosso dopo la morte di mia madre. Sostiene che senza di lei si è spento in lui ogni desiderio di vivere e che se non dovesse occuparsi di me per lui sarebbe dolce morire. Certamente questo è vero ma temo che ci sia qualche altra causa a questo suo rapido declino fisico. Non ama più camminare ed ogni minimo sforzo od emozione lo turba, dorme poche ore per notte e di conseguenza dorme appena può a qualunque ora del giorno. Non ama più i piatti preferiti che la mamma gli preparava e se li mangia é solo per non dispiacermi. Credo che un brutto male lo stia spengendo ma rifiuta di consultare un medico blaterando che, salvo il suo amico Papio, sono tutti stregoni ignoranti . Presumo quindi che da te si lascerà visitare non tanto per sapere cosa ha, e che non credo gli importi sapere, quanto per l’amicizia che nutre per te. Ti sarò grata se, capìta la causa del suo male, lo convincessi a curarsi.

Papio, da poco arrivato in quella casa si era trovato ad essere coinvolto, come un caro amico, nei problemi postigli da padre e figlia interessati ciascuno a quelli dell’altro. Aveva rassicurato Lucrezia ed aveva poi mantenuto la promessa visto che Numerio aveva accettato di farsi visitare. La visita gli aveva confermato quanto già ancor prima dell’arrivo di Lucrezia, aveva sospettato osservando l’amico mentre dormiva. Numerio, ne era certo, non aveva molti giorni davanti a sé e lui non avrebbe potuto fare altro che preparargli delle pozioni che alleviassero gli inconfessati dolori che sicuramente dovevano attanagliare il suo corpo ad intervalli che presto sarebbero diminuiti. Si era mostrato fiducioso con il vecchio amico che, pur fingendo di credergli, lo aveva comunque pregato di non parlare del suo male alla figlia.

I giorni erano trascorsero sereni: Numerio di buon grado aveva accettate le pozioni preparategli dall’amico sembrando trarne un giovamento che aveva tranquillizzato Lucrezia.

Numerio rendendosi conto che quando il sonno lo vinceva Lucrezia accompagnava Papio in lunghe camminate nella proprietà aveva preso a simulare più frequenti e prolungati riposi per favorire l’amicizia che vedeva nascere tra l’amico e la figlia. Aveva intuito che Papio, pur cercando di resistere, si sentiva attratto da Lucrezia che a sua volta sembrava aver abbassata la guardia nei confronti degli uomini in genere e di Papio in particolare.

Aveva conseguentemente cominciato a sperare che Papio potesse trovare la pace che cercava nella compagnia della figlia, che fra l’altro avrebbe potuto ancora assicurargli quella discendenza che poteva dare un ulteriore scopo alla sua vita, e che la figlia potesse finalmente aprire il cuore all’amore per l’unico uomo nel quale lui avrebbe riposta tutta la sua fiducia. Sperava solo di avere il tempo di vedere realizzato questo sogno che gli avrebbe permesso di chiudere gli occhi in pace.

Un giorno mentre Lucrezia era al fiume per controllare le donne che facevano il bucato Numerio aveva deciso di affrontare l’argomento che gli stava a cuore .

Amico mio ho un piacere da chiederti e credo proprio che sia l’ultimo che chiederò a chiunque. Sposa Lucrezia così che io possa morire tranquillo. Conoscendola ed avendo, e non mi vergogno di ammetterlo, spiato il vostro comportamento credo che lei abbia finalmente trovato in te l’uomo che cercava. No! Non mi interrompere. Lucrezia sarà una buona moglie e potrà ancora darti i figli che desideri e che mi piacerebbe considerare come i frutti della nostra vecchia amicizia.
– Ma potrei essere suo padre . . .
– Lascia perdere Papio, amico mio, non mi sembra il momento di mentire con te stesso e con me . Lucrezia avrebbe potuto avere qualunque coetaneo od uomo che avesse voluto e non lo ha fatto. Conosco mia figlia, é fatta per te che potrai ad un tempo farle da sposo e da padre. Tu non sei vecchio perché non lo sono né il tuo corpo né la tua mente. Promettimi che parlerai con Lucrezia e posso assicurarti che non mi sono sbagliato pensando che accoglierà con gioia una tua richiesta.

Papio non aveva replicato perché si sentiva certo che il suo cuore era nuovamente pronto a dare amore e che il suo corpo lo esigeva.

– Prometto.

Non c’era però stato bisogno di parlare a Lucrezia perché era stata lei a farlo con la sua abituale franchezza. Numerio si era ritirato nella sua stanza affermando di avere sonno e Papio e Lucrezia erano soli sotto il porticato che era il punto di riunione abituale nella casa . Il silenzio della sera era pressoché totale fatti salvi i rumori provocati sugli alberi dagli uccelli notturni che andavano via via risvegliandosi per iniziare le loro caccie. Dopo un lungo silenzio durante il quale sicuramente entrambi avevano seguiti i propri pensieri e goduto della reciproca compagnia Lucrezia aveva rotto il silenzio.

– Penso che sia inutile fingere tra di noi. Forse mio padre ti avrà parlato di certe sue idee sul mio futuro che ritiene ti coinvolgano. Al di là di questo ritengo che entrambi sappiamo fin dal nostro primo incontro di essere fatti l’uno per l’altra. Siamo abbastanza adulti per affrontare apertamente un discorso che ci interessa, o comunque ci riguarda, e risolverlo senza finte ipocrisie. Visto che ritengo che la differenza di età sia il primo argomento da affrontare posso assicurarti che non é un ostacolo ma anzi un catalizzatore fra due età e due mondi che da tempo si stanno cercando. Sono sicura, se come spero lo vorrai, di poter essere per te una buona moglie e forse, se gli dei lo vorranno, una brava madre per i tuoi figli . Non sottrarrò tempo ai tuoi studi o alle tue attività anzi penso che dedicandomi a faccende tipicamente convenienti ad una donna saprò garantirti una maggiore disponibilità di tempo da dedicare ai tuoi discepoli ed ai tuoi interessi. Aspetto di conoscere, con la stessa franchezza che ho usato con te, il tuo parere .

Papio non aveva trovato modo migliore per risponderle che attirarla fra le braccia e riscoprire la gioia di stringere una donna amata.

Papio e Lucrezia, una volta sposati, erano rimasti in Irpinia dove Papio aveva aperta una nuova scuola ben contento che quella di Aesernia ben condotta sai suoi assistenti di un tempo sembrava non richiedere la sua presenza. Numerio era morto felice di vedere le persone a lui più care vivere una vita che si preannunciava serena ed iniziata sotto i migliori auspici. Papio e Lucrezia avevano scoperto l’amore. Unico neo alla loro unione era costituito dalla difficoltà di avere figli

Papio, oltre alla guida della scuola, aveva ripreso il suo posto nel Consiglio della Lega ed aveva assolto a numerosi incarichi ed ambascerie. La maggiore disponibilità di tempo l’aveva dedicato a tutto quanto poteva contribuire una maggiore aggregazione nazionale nei suoi concittadini e questo per colmare quella che riteneva essere ancora una pericolosa differenziazione rispetto al granitico mondo dei “cittadini romani”. Sul piano politico non erano mancati occasionali contrasti con i romani che pur avendo problemi con i Latini apparivano sempre più interessati alle vicende dei comuni vicini Ernici e Volsci ed Equi.

Ma, all’ età di quarant’ anni, vergognandosi ma piangendo di gioia, Lucrezia aveva annunciato di essere in attesa di un figlio. Papio all’ età di sessantotto anni, nell’anno 372 a. C., diventava padre di un figlio maschio al quale aveva imposto il nome di Tauro.

 

 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.
Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.
I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.
La vita del primo personaggio, Papio Pentro, interagisce con la conquista, da parte dei Sanniti, di Capua e Cuma, con Numerio, figlio di Capi (da cui Capua), con l’interesse di Roma di accaparrarsi la Campania, con la peste del 400 a.C..
[2] Paride Bonavolta, agnonese nella testa, nel sangue e nel cuore, da anni è tornato a vivere in Molise con tanta voglia di mettersi a disposizione per il bene del territorio.  Chiunque, interessato alle sue aspirazioni, può contattarlo tramite i seguenti contatti: e-mail: paride.bonavolta@virgilio.it; cellulare: 335 6644839

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

 

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