I rivali di Roma – Mamerco – Parte venticinquesima

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Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri rivali di Roma

 Storia romanzata di Paride Bonavolta [1]

Per la prefazione al romanzo e la sintesi della storia di Mamerco clicca su i-rivali-di-roma-mamerco-parte-ventunesima


 

I rivali di Roma – Mamerco – Parte venticinquesima

Siamo nel 329 a.C. – Mamerco rientra nel suo villaggio – Visita a casa di Brutolo Papio – Incontro Con la figlia Aracoeli

Campagna Sannita (zona del lago di Montefalcone nel Sannio)

Il rientro nel suo territorio fu per Mamerco un momento di gioia. Nell’abbraccio della madre e nella compagnia dei fratelli ritrovò quel calore che gli era mancato nel periodo trascorso lontano. Alle domande curiose dei familiari e dei conoscenti fornì una versione particolarmente addomesticata sul come avesse trascorso il tempo che era stato lontano e preferì tenersi sul vago. Ai fratelli seppe raccontare quello che a ciascuno maggiormente sapeva interessasse. Ursidio, sempre più interessato alle problematiche della conduzione dei fondi, bevve come oro i suoi racconti relativi alle esperienze fatte in quel campo, mentre Murcus pendeva dalle sue labbra quando gli parlava di quante cose avesse imparato da un amico che aveva una scuola per gladiatori e che, di tanto in tanto, gli aveva permesso di affrontare i suoi campioni. Se lui era cambiato lo erano anche i suoi fratelli e nelle direzioni prevedibili per chi come lui li conosceva.

Ursidio, scordati i giochi giovanili con le armi, nutriva interesse per la azienda agricola familiare e, con entusiasmo, studiava ed impiegava nuove tecniche e prodotti. Aveva anche, da tempo, scelta la sua futura compagna, molto simile a lui quanto ad inclinazioni ed aspettative, ed il suo avvenire sembrava tracciato.

Murcus era invece più che mai proiettato verso la vita militare e chiaramente soffriva per la calma che regnava perché nulla lasciava certo prevedere un suo prossimo battesimo delle armi. Dichiarava apertamente di invidiare Mamerco per l’opportunità che gli era stata offerta nello scontro con Alessandro il Molosso e non faceva che chiedere nuovi particolari su quella battaglia e su Brutolo Papio.

Dopo un primo momento di riacclimatamento, Mamerco, per vincere la noia che già sembrava nuovamente incombere su lui, si dedicò con il padre all’addestramento della vereia che ormai comprendeva anche Murcus. L’esperienza fatta nelle arene si dimostrò preziosa per addestrare i più giovani ed i più volenterosi nell’uso delle tecniche individuali di combattimento.

Non aveva più pensato all’invito seppur genericamente formulato da Brutolo Papio e, quando gli pervenne un nuovo invito, approfittò dell’occasione per prendere una pausa alla snervante quotidianità. L’accoglienza che ricevette fu particolarmente calorosa e fu lieto di constatare di essere l’unico ospite.

Brutolo rivelò innate doti di comunicativa ed i loro discorsi come prevedibile finirono per riguardare quella che entrambi consideravano la loro vocazione. Brutolo rivelò una approfondita conoscenza delle tecniche e tattiche militari in uso presso svariate nazioni e sembrava che nulla ignorasse dell’arte della guerra. Di questo, che poi costituiva il suo mondo di soldato, amava parlare, per confrontarsi con interlocutori che ritenesse validi e tale considerava senza dubbio Mamerco nonostante la giovane età. Lo stesso Mamerco si stupì del fatto di aver raccontato al suo ospite della sua esperienza di gladiatore e questo affascinò particolarmente Brutolo.

Brutolo – come Mamerco realizzò- aveva l’età di suo padre ma, schivo da tutto ciò che non fosse legato all’attività militare, aveva sempre evitato di lasciarsi coinvolgere nella politica e nell’amministrazione della cosa pubblica. Con il tempo aveva elaborata una personale convinzione che, pur non rinnegando i grandi scontri frontali fra eserciti nemici, vedeva come determinante l’impiego di agili e poco numerosi reparti che, in continuo movimento, fossero sempre pronti a sferrare un colpo e dileguarsi in vista di un successivo attacco. Questa sua concezione della guerra era da tutti osteggiata ritenendo quasi disonorevole e da vigliacchi adoperare contro il nemico tecniche che mirassero a colpi di mano veloci e che non permettevano al nemico uno scontro faccia a faccia. Mamerco al contrario condivideva le teorie di Brutolo e vedendo nel campo di battaglia un’arena piena di gladiatori comprendeva come ripetuti attacchi guidati da una attenta valutazione dei singoli avversari avrebbero sicuramente sortito maggiori risultati di uno scontro collettivo nel quale le individualità venivano necessariamente a giocare un ruolo meno determinante.

Nei giorni successivi arrivarono alcuni giovani ufficiali sanniti che si unirono a loro e fra i presenti si creò un’atmosfera di caloroso cameratismo visto che tutti gli ospiti erano più o meno coetanei e da tempo si conoscevano. Mamerco si trovò perfettamente a suo agio, accolto come un vecchio amico. Si parlò molto delle rivoluzionarie tecniche di guerra di Brutolo Papio ma si affrontò anche il più spinoso problema dei futuri rapporti tra il Sannio e Roma. Tutti erano concordi nel ritenere che la politica sannita verso Roma fosse improntata ad una eccessiva prudenza che si sarebbe anche potuta intendere come timore.

E’ inutile – tuonava Brutolo – aspettare che Roma continui a rafforzarsi, che chieda ed ottenga nuovi eserciti dai suoi alleati, che organizzi in maniera sempre più efficiente le vie di comunicazione ed i rifornimenti. Ogni giorno che tardiamo a colpire un giorno lo rimpiangeremo. Bisognava colpire quando era invischiata nella guerra con i latini, altro che aiutarla! A conti fatti ci sarebbe convenuto. Anzi avremmo dovuto lasciar perdere le nostre modeste beghe del momento con i latini, anche rimettendoci, e scendere in campo al loro fianco. Tolta di mezzo Roma avremmo poi potuto, in tutta tranquillità, dimostrare ai nostri alleati chi era il più forte.

Di Roma apprezzava il modo di trattare con le popolazioni sottomesse ed un altro dei suoi argomenti preferiti di discussione si sintetizzava in una ricorrente affermazione.

I vinti si governano da vincitori…… con pugno di ferro se occorre.

Questi discorsi erano condivisi da molti ma facevano presa anche sui più moderati ai quali le affermazioni di Brutolo Papio avrebbero potuto suonare come una aperta e pericolosa critica alle decisioni della Lega. Ma per i giovani ufficiali sanniti, smaniosi di misurarsi in campo contro un nemico agguerrito, era innegabile che Brutolo stesse aprendo nuovi orizzonti e nel tradizionale metodo di condurre le guerre e nelle linee politiche da tenere con Roma.

Le nostre guerre hanno troppe regole, retaggio di quella che viene invocata come tradizione. Troppi rituali per una dichiarazione di guerra, troppe decisioni basate solo su auspici dei sacerdoti, troppe formalità rigide nelle tattiche di combattimento. I risultati, se si vogliono, devono essere cercati con tutti i modi leciti e, se del caso, anche facendo ricorso ad un pizzico di illecito.

Ma in genere dopo queste accalorate discussioni sapeva sdrammatizzare la situazione e conquistare i suoi ospiti organizzando grandi pranzi e non meno fantastiche bevute. Immancabili erano anche un giusto numero di belle fanciulle che aveva personalmente ed accuratamente selezionato perché alle doti estetiche unissero anche una buona parte di cultura e buone maniere così da risultare gradite ai suoi ospiti.

Vedete – batteva il suo ricorrente tasto – queste ragazze saranno gentili con voi perché è stato loro insegnato ad obbedire, e, a furia di farlo, si sono quasi scordate di non essere libere e comunque non anelano esserlo. Obbedire per loro è ormai uno stato abituale e non importa se lo facciano per abitudine o per paura, l’importante è che lo facciano. I popoli si devono governare nello stesso modo. Roma questo lo ha capito noi no.

Scherzando ed alludendo ai rapporti di Roma con i molti popoli sottomessi chiamava le sue schiave “le mie donne sine suffragio” intendendo con ciò esprimere il concetto che formalmente libere dipendevano totalmente da lui.

Il soggiorno a Terventum, che Mamerco aveva inizialmente ipotizzato di pochi giorni, finì per prolungarsi in maniera del tutto piacevole vista la bontà della compagnia . e la grande ospitalità del padrone di casa.

Fu solo l’ultimo giorno, quando ormai Mamerco era rimasto come ultimo ospite,  che ebbe l’occasione di incontrare la figlia del suo ospite. Se non si fosse ricordato delle parole di Brutolo, e se la ragazza non avesse avuto un viso che inequivocabilmente somigliava a quello di Brutolo incontrandola non avrebbe mai pensato che potesse essere la figlia del suo ospite.

La giovanetta poteva avere una quindicina di anni, di aspetto piacevole, aveva una bella figura già formata minuta ma solida. Gli occhi, mobili ed espressivi, così come il naso ed il colore dei capelli denotavano fuori di dubbio il suo legame genetico con Brutolo. Del padre aveva anche il bel colorito della pelle che rivelava una vita attiva e trascorsa all’aria aperta. Quando la vide, senza essere visto, era sulla soglia di una casa non molto distante da quella dove Mamerco e gli altri erano stati ospitati, ed impartiva ordini, con voce che denotava abitudine al comando, agli schiavi che si affrettavano ad obbedire chiaramente riconoscendone l’autorità. Quando sembrò sentirsi osservata e si volse verso di lui non sembrò scomporsi ma gli rivolse la parola in modo diretto.

Signore ti pregherei di non dire a Brutolo Papio di avermi vista. Non gradisce che io abbia contatti con i suoi ospiti quando questi sono i giovani ufficiali dei quali ama circondarsi. Pensavo che tutti fossero partiti e perciò sono stata in certo senso imprudente.
Non temere, manterrò il segreto – la rassicurò Mamerco – Ma non rientrare, rimani un attimo a farmi compagnia, è una così bella serata e sono l’unico rimasto visto che, essendo il più vicino, partirò domani. Tuo padre si è allontanato per accompagnare per un tratto alcuni dei suoi ospiti.
– Rimarrò con piacere ma non ho molto tempo disponibile, ho ancora tante cose da fare.
– Se come credo sei tu a dirigere la casa devo proprio complimentarmi con te. Tutto è perfetto.
Da come parli devo presumere che sei uno dei pochi ospiti di mio padre che è al corrente della mia esistenza. Il che fa di te sicuramente una persona cui deve tenere molto. E’ molto schivo di notizie sulla sua vita privata. Ma per rispondere alla tua domanda, e per non arrogarmi dei complimenti che non mi spettano interamente, ti confesserò che in casa c’è anche la mia vecchia nonna che pur essendo avanti negli anni governa il tutto con occhi vigili.
Come ti chiami? Il mio nome è Mamerco Pentro.
Sei tu dunque quel Mamerco che mio padre ha incontrato nella battaglia contro Alessandro! Ho sentito parlare molto di te e della tua promettente giovane età. Ma in effetti da come parlava di te mi sarei aspettata che tu fossi più giovane. Quanti anni hai?
– Ne ho diciotto.
– Te ne avrei dati di più.
– Ma ora che sai tutto di me potrei sapere il tuo nome?
– A che pro? Non dimenticare che noi non ci siamo visti.
– Per l’esattezza, ragazza, non ho detto di non averti vista. Ho detto che non dirò a nessuno di averti vista e quindi posso ben chiederti il nome.
– Giusto. Mi chiamo Aracoeli.
– Un bellissimo nome.
– Il nome lo ha scelto mia madre. Era romana. Ma guarda che anche questo mio padre non vuole che si sappia come se dovesse sentirsi in colpa per aver amato qualcosa che ha a che fare con Roma. Alle volte voi uomini siete strani.
– E dimmi Aracoeli quanti anni hai?
– Dovrei domandarti quanti me ne dai. Ma sono cresciuta nella casa di un soldato e tanti vezzi femminili mi riescono difficili. Ne ho tre meno di te. Dimmi tuo nonno era Papio Pentro?
– Che ne sai per chiedermi di lui?
– Mio padre vuole che io sappia tutto quanto valga la pena di sapere del nostro popolo e quindi non posso non saper tutto di tuo nonno. Credo che essere nata femmina sia stata per lui una tremenda delusione ma devo ammettere che per me è stato comunque il miglior padre che potessi desiderare. Ma ora devo scappare. Arrivederci Mamerco Pentro!
– Aspetta, domani parto.
– E con questo?

Mamerco era meravigliato del modo aperto di porre le domande e di fornire le risposte della ragazza .

– Ti potrò rivedere?

Aracoeli sorrise divertita.

Non è a me che devi porre questa domanda né a me spetta risponderti. La domanda, se vuoi, puoi porla a mio padre e lui ti darà la risposta ma, se lo farai, tradirai la promessa fattami di non rivelargli che ci siamo incontrati. Sta a te decidere.

Rientrato al suo villaggio e riprese le non del tutto entusiasmanti attività, Mamerco si stupì scoprendo di ripensare spesso al suo incontro con Aracoeli. – Sarà perché in effetti non ho una gran dimestichezza con le ragazzine –pensava – o perché le mie giornate sono piuttosto noiose.

Fu, quindi, ben lieto quando, nel periodo delle vendemmie, un messaggero gli portò un invito di Brutolo dal quale non era difficile capire che questa volta sarebbe stato l’unico ospite. La conferma l’ebbe, arrivando, dal fatto di essere ospitato nella casa dalla quale aveva visto uscire Aracoeli nella precedente visita. Realizzò istintivamente che quella era la casa di Brutolo Papio e della sua famiglia e che l’altra volta era stato ricevuto in una foresteria. Tutto in questa casa denotava, a differenza dell’altra, un uso più continuo e familiare, lo sfarzo era pressoché inesistente, i locali meno ricchi ma più accoglienti. Anche l’accoglienza di Brutolo si rivelò meno formale e più calorosa. Mamerco comprese che era stato convocato per un motivo che doveva stare molto a cuore a Brutolo ma non pose domande.

Parleremo dopo aver pranzato – annunciò Brutolo -. Aracoeli tra non molto avrà preparato e dopo potremo tranquillamente parlare. Aracoeli mi ha detto che vi siete conosciuti l’ultima volta che sei stato qui e questo semplifica il cerimoniale casalingo .
Aracoeli?- domandò Mamerco colto impreparato da quella affermazione non capendo se per caso la domanda del suo anfitrione fosse una specie di trappola.
Non cadere dalle nuvole ragazzo. Sai bene chi è Aracoeli. Credevi che potesse tacermi del vostro incontro? E poi perché mai avrebbe dovuto farlo?

Una risatina annunciò l’arrivo di Aracoeli.

Salute Mamerco e ben arrivato. Mi fa piacere che ti stia dando da fare per mantenere il nostro segreto ma, in effetti, non sono solita nascondere nulla a mio padre.
Bene ora che tutto è chiarito e che non ci sono presentazioni da fare mettiamoci a tavola.

Aracoeli sedette con loro; uno schiavo provvide a servire una colazione semplice ma squisita. Durante il pranzo parlarono delle vendemmie in atto e Mamerco dovette constatare la competenza della ragazza che in pratica relazionava il padre su attività che a quel vecchio soldato non dovevano risultare molto familiari. Quando il pranzo fu consumato Aracoeli si ritirò per lasciarli, come disse, ai loro discorsi da uomini. Prima di affrontare l’argomento che doveva stargli a cuore Brutolo, quasi per prendere tempo, parlò di sua figlia.

Sono contento che tu abbia conosciuto Aracoeli. Per colpa mia, in effetti, non frequenta coetanei come sarebbe giusto e credo che si senta trascurata da un padre con le armi e le guerre nel sangue. Le sono molto legato perché l’ho allevata personalmente visto che la madre è morta dandola alla luce. Per fortuna ho ancora mia madre con me e nei primi tempi mi ha rimpiazzato quando dovevo andare lontano. Avrai capito quanto le voglia bene ma spero egualmente che presto prenda la sua strada perché io non sono eterno ed i tempi non sono dei migliori. Ed è proprio di questo che ti voglio parlare.

Brutolo riempì i loro calici, bevve un lungo sorso di vino e poi riprese a parlare.

– Ricorderai che l’ultima volta abbiamo discusso l’atteggiamento da tenere nei rapporti con Roma e il modo di condurre la guerra. Vorrei averti convinto e sapere che condividi queste mie idee. Immagino che prima o poi dovrò scontrarmi con tuo padre nel Consiglio e questo mi dispiace. Ma non ti ho chiamato per cercare di fare per tuo tramite pressioni su tuo padre. Non lo troverei corretto nei suoi e nei tuoi confronti. Ma vorrei che tu affrontassi questo argomento con lui per fargli conoscere alcune delle nostre motivazioni che non avremo certo modo di dibattere appieno in una assemblea. Con Tauro siamo vecchi amici ma questo purtroppo, strano a dirsi, non ci aiuta a confrontarci. Fra l’altro, ognuno non vuole fare il primo passo per arrivare ad un chiarimento. Sono convinto che come soldato comprenda a fondo le mie teorie su un nuovo modo di condurre la guerra ma da figlio di Papio non riesce a considerare desueto quello che è frutto di tradizione e la sua voce nel nostro massimo consesso ha molto peso. Non vorrei dirti di più e spero che tu non creda che intendo fare pressioni illecite. Ora che questo argomento è chiuso, ed io tale lo considero, se vorrai rimanere qualche giorno con noi mi farai cosa gradita. Ho voglia di cacciare con un amico e di fare due chiacchiere da caserma di fronte ad un buon vino.

L’offerta di restare a casa di Brutolo fu accolta e nei giorni che seguirono Aracoeli si unì spesso a loro dimostrando di saper tenere testa sia a lui che a suo padre anche su argomenti “da uomini”

 


[2] Paride Bonavolta, agnonese nella testa, nel sangue e nel cuore, da anni è tornato a vivere in Molise con tanta voglia di mettersi a disposizione per il bene del territorio.  Chiunque, interessato alle sue aspirazioni, può contattarlo tramite i seguenti contatti: e-mail: paride.bonavolta@virgilio.it; cellulare: 335 6644839

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

1 COMMENTO

  1. In questa parte, senza tecnicismi bellici, perciò più fruibile da una donna e quindi più “leggera” e speditamente leggibile e piacevole, si afferma un concetto che si è protratto molto a lungo, credo, nel tempo e non solo riferito alle schiave , cioè
    ANCHE AD UNA SOLA DONNA , LA PROPRIA…concetto che ora si è quasi totalmente annullato….!?
    E già ARACOELI comincia a delinearsi una ragazza- donna emancipata e simpaticamente moderna…

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